LIBRO DEL MESE "La passione di Torino"

Mercoledì 11 maggio si presentò come una giornata meteorologicamente peggiore della precedente. Tuoni e scrosci di pioggia disturbarono gli ultimi sonni mattutini.

Lui si svegliò con un leggero mal di testa. Accese la radio in tempo per sorbirsi la prima dose giornaliera di tragedie mondiali e locali. Non si fece la doccia perché aveva dimenticato di attaccare il boyler. Ascoltò invece l’oroscopo alla radio che al segno della Vergine consigliò: "Fate in modo di non avercela con tutto il mondo."

– E come si fa? – fu la risposta che diede all’astrologa quando, un quarto d’ora più tardi, uscendo per andare a fare colazione al bar, trovò nella buca delle lettere una proditoria ingiunzione di pagamento del canone televisivo, con relativa multa per il ritardo.

– Ma io non ho la televisione. Bastardi, maledetti, vigliacchi! Non solo chiedono sempre più soldi agl’imbecilli che la televisione ce l’hanno, ma cercano anche di fottere quelli che ne fanno a meno.

Gli balenò il pensiero che era ancora padrone di circa trecentottanta milioni e che poteva fregarsene di tutte le ingiunzioni di pagamento e di tutte le multe.

– No, non mi arrendo a questi sciacalli e non me ne frego. Ci andrò subito da quei bastardi e pianterò una grana.

Alle 8.30 era nell’atrio del grattacielo della RAI di Via Cernaia, davanti allo sportello, oltre il quale una bionda signora, avvezza a ogni tipo di lamentela, parve ascoltarlo con condiscendenza. Presentò la bolletta e con calma forzata comunicò la propria situazione di non possessore di apparecchio TV.

– Proviamo a verificare la sua posizione al computer – disse con garbo la bionda. Digitò brevemente sulla tastiera e comparve il responso sul monitor verde.

– Lei, signore, è titolare di abbonamento TV in bianco e nero dal 1970. E non risulta pagata la quota di quest’anno.

– Non risulta pagata perché io non ho più la televisione, da quando ho traslocato nell’ottobre dello scorso anno.

– Ma lei non ha disdetto l’abbonamento, per cui le abbiamo mandato l’ingiunzione nella sua nuova residenza.

– Lo disdico ora.

– Però deve pagare ugualmente il canone. La disdetta vale per l’anno prossimo. Verrà poi un nostro controllore a verificare se lei non possiede l’apparecchio.

– Ho capito, allora non mi resta che pagare.

– Sì, signore. Purtroppo – e un lievissimo sorriso fu l’unico conforto che ricevette. Pagò.

– Vuole già fare ora la disdetta dell’abbonamento?

Immaginò già i controllori in casa che guardavano dappertutto...

– No. Magari prima della fine dell’anno mi compro una bella tele a colori!

Uscì, meditando tristemente sull’impossibilità di sottrarsi a qualsiasi ricatto degli onnipotenti signori delle bollette e sulla propria preoccupante remissività:

"Non c’è nulla da fare. I soldi li vogliono, te li fanno sputare con le buone o con le cattive. Una volta che sei entrato nei loro computer, non ti mollano più. Pagare, pagare, pagare!"

Pensò ancora ai suoi novecentottantacinque milioni caduti dal cielo e ai trecentottanta che gli rimanevano e li vide sgretolarsi a poco a poco a furia di canoni, bollette, multe, balzelli...

Mentre attendeva il verde al semaforo, prima di attraversare Via Cernaia, guardò a sinistra verso il cavalcaferrovia di Porta Susa. Il suo occhio registrò una presenza anomala: qualcosa di allungato e mobile che strisciava sull’asfalto bagnato. Aguzzò lo sguardo: era una grossa biscia lunga più di un metro che attraversava la strada con veloci movimenti ondulatori. Un’auto le schiacciò la coda con la ruota posteriore. La biscia restò incollata all’asfalto, col resto del corpo freneticamente vitale.

Un vigile che sostava alla fermata dell’autobus si accostò e fece subito segno alle macchine che sopraggiungevano di scansare l’animale. Si chinò poi verso il rettile nel chiaro intento di porlo in salvo. Ma il serpente, in un estremo tentativo di autodifesa, scattò e morsicò la mano del soccorritore che si sollevò di colpo, imprecando e agitando l’arto offeso.

Intanto una lunga fila di macchine si stava formando sul cavalcaferrovia. Curiosi accorrevano e commentavano. Poi arrivò un’ambulanza che si portò via lo sfortunato vigile. Al seguito sopraggiunse un’auto della facoltà di veterinaria, con due tecnici muniti di guantoni di pelle gialla, che raccolsero amorevolmente il biscione infortunato.

Il piccolo assembramento si sciolse e anche lui, dopo aver fatto appropriati confronti fra sé e quel vitalissimo animale, si rifugiò in un bar per far colazione.

Sorseggiando il cappuccino, sfogliò il giornale. Diversi articoli accennavano alla querelle sul nuovo stadio. A pagina sedici, una foto faceva vedere il cantiere in località Continassa, con questa didascalia: "Gli scavi sono stati condotti a tempo di record: abbiamo estratto mezzo milione di metri cubi di terra – sostiene l’Acqua Marcia, che minaccia di bloccare i lavori fra tre giorni, se non arriverà il via definitivo al progetto dell’impianto sportivo."

La notizia lo lasciò quasi indifferente. Gli venne voglia di tornare a casa per rivedere i suoi quadri. Prima di andarci, si fermò in una cabina e fece una brevissima telefonata.