
LIBRO DEL MESE "La passione di Torino"
Il consiglio comunale andò avanti per diverse ore, in un clima teso all’inverosimile. Sembrava che un demone maligno avesse sparso veleno a piene mani su tutti i punti all’ordine del giorno.
E così, dopo un’orgia di parole in forma di preamboli premesse osservazioni insinuazioni precisazioni critiche costruttive addebiti precisi accuse circostanziate sconfessioni giustificazioni richiami e perorazioni, si arrivò, dopo sette ore, nel cuore della notte, al voto delle delibere. La più importante di queste riguardava il nuovo stadio e, in particolare, il progetto esecutivo e l’affidamento ufficiale dei lavori, peraltro già incominciati dalla società Acqua Marcia che aveva vinto l’appalto.
Alla conta dei voti usciti dal segreto dell’urna, ecco la grande sorpresa: 38 favorevoli, 39 contrari. Il progetto esecutivo veniva clamorosamente bocciato.
Il sindaco Pantani Acutis, dopo aver annunciato con voce sempre più arrochita l’esito della votazione, diede un’occhiata di disprezzo verso i banchi dei suoi stessi compagni di partito; ma quasi nessuno, oltre agli interessati, riuscì a notare il rancore del suo sguardo, tanto era lo sconcerto la confusione il clamore che l’inatteso evento aveva scatenato nella Sala Rossa.
Ai primi momenti di scompiglio successe un silenzio pesante e denso di tetri auspici sul futuro della maggioranza. Anche quelli dell’opposizione erano visibilmente sconcertati per l’inspiegabile successo.
– Ci sono stati otto franchi tiratori! – si incominciò a ripetere da più parti.
Lasciando la sala, esausta dalla fatica e dalla rabbia, Olga Pantani Acutis ebbe un ultimo guizzo d’orgoglio e, dopo aver annunciato ai due giornalisti presenti l’apertura della crisi, disse, facendo appello a tutta la grinta di cui era ancora capace:
– Chi ha bocciato la delibera sullo stadio si è assunto una gravissima responsabilità di fronte a tutta Torino. Da questa vicenda, a uscirne umiliato è soltanto il buon senso. Poveri noi!