IL LIBRO DEL MESE "La passione di Torino"

L’alpino Roberto Grospietro, di Nole Canavese, congedato il 30 settembre dell’anno prima e attualmente disoccupato, era forse il più giovane dei partecipanti alla riunione. Fino all’ultimo era stato indeciso se accettare l’invito del suo amico, il pensionato Silvano Mussa, segretario della sezione ANA di Nole, di venire a fare un po’ di lavoro volontario e un po’ di caciara a Torino, per togliersi dal bar e dall’inutile attesa di un impiego qualsiasi "che tanto non arriva mai."

Il Grospietro era uno di quei ragazzoni con la faccia rossa da campagnin, sempre più rari ormai anche nei paesi di provincia. Non aveva malizie o vizi, se non quello moderato del biliardo. Non aveva amici tra i coetanei ed era giudicato anche un po’ strambo. Si era affezionato al Mussa, ex alpino, ex partigiano, ex comunista e uomo che dalle esperienze aspre della vita – compresa una silicosi contratta nelle miniere di amianto di Balangero – aveva saputo trarre il vero succo di una profonda saggezza e di una serena pietas verso ogni sofferenza umana.

Tra i due a poco a poco era nata una confidenza sincera, un rapporto molto simile a quello tra padre e figlio.

Si, prima d’ancaminé a travajé, a l’è mej che ‘ndoma a mangé. Përché‚ con la pansa veuida as rason-a pa bin. It ses d’acòrdi, bòcia? – propose il Mussa, che non sopportava a lungo stare nei locali chiusi, senza avere davanti un buon bicchiere di vino.

Sì, vecio. Però a toca almeno speté ch’a chita sta pieuva.