A scuola di Regime
LE RICORRENZE CELEBRATIVE
Scorrendo i diari di classe degli insegnanti si scopre, ad esempio, quanto
spazio essi dovessero dedicare alla retorica patriottica e fascista, attraverso la
celebrazione, che si ripeteva ogni anno, di alcune ricorrenze. Vediamo in dettaglio le
più significative.
Il 28 ottobre, con il quale si
celebrava lanniversario della Marcia su Roma obbligando, ovviamente i bambini a
vestire la divisa:
La scolaresca in divisa partecipa
insieme col Maestro [
] alla Cerimonia della Marcia su Roma. (1938)
I bambini in divisa prendono parte con
linsegnante alla cerimonia che commemora la Marcia su Roma. (1939)
Anniversario della Marcia su Roma.
Prendiamo parte in divisa alla messa funebre e al corteo.(1940)
Marcia su Roma.
Per quanto è consentito all'intelligenza degli alunni ho cercato di far comprendere le condizioni dell'Italia nel periodo del dopoguerra ed il provvidenziale intervento del fascismo nella lotta per la salvezza del paese. Tento di suscitare un nobile sentimento di riconoscenza e di omaggio ai Caduti della Rivoluzione fascista.(1941)
In quel tardo pomeriggio del 27 ottobre, sulla strada consolare che correva a breve distanza dal casello ferroviario, cera stato un andirivieni insolito di veicoli.
Vittorio
si era divertito a contare le motociclette, le automobili e gli autocarri che venivano a
tutta corsa e rombando così furiosamente, che la casa ne tremava, ogni volta, come per un
terremoto. [
] Erano carichi di gente armata. Si vedevano gli elmetti, i fez, le
camice nere degli arditi di Mussolini.
Cera
nellaria qualcosa di nuovo, di molto straordinario.
- Arrivano i fascisti, - disse il babbo
rientrando dopo il passaggio di un treno, - le cose precipitarono.
Staccò dal muro il suo vecchio
moschetto. Lo ripulì ben bene e se lo caricò sulla spalla.
- Ci vuol prudenza, - rispose alla moglie che lo interrogava con lo sguardo. Le campagne sono malsicure. Quei contadini laggiù sono più rossi della loro casa. Vado ancora a perlustrare la strada. Bisogna raddoppiare di vigilanza. [ ]
Vittorio non era un bimbo ciarliero.
Ciò che vedeva e che gli parlava al cuore, custodiva in sé e non dimenticava più. E il
suo cuore si faceva ogni giorno più saldo e più ardito.
- Mamma, presto, la bandiera!
Mettiamola fuori, - disse, quasi imperiosamente, rientrando. I fascisti devono
sapere che qui ci sono dei veri Italiani. [
]
Allumida brezza della sera, la
bandiera si gonfiò come una vela, palpitò come una grande ala variopinta, gettando sul
paesaggio malinconico la gaia nota dei suoi vividi colori. [
]
Il babbo rientrava. Vittorio udì i
suoi passi su per la scala e le parole sommesse che scambiò con la mamma nella stanza
accanto.
- [
] Hanno del fegato quei
ragazzi!
- Come piove! sospirò la mamma.
Se la prendono tutta poveretti!
- Eh, ci vuol altro! E la
gioventù che non si spaventa del fuoco, figurati se si accorge dellacqua!
Vittorio aveva ripreso il suo posto di
osservazione alla finestra.
La colonna in marcia era interminabile.
Le squadre si succedevano alle squadre. Venivano giù quasi di corsa. [
]
Lampi
frequenti accendevano le nuvole dimprovvisi bagliori: la campagna si rischiarava di
luci spettrali, per piombar poi subito nelloscurità.
In
quei fuggevoli momenti, Vittorio intravedeva una scena superba di forza e di audacia. Le
colonne si perdevano allorizzonte. [
] A Vittorio pareva di sognare [
]
Vittorio
tende il braccio nel suo saluto romano. E pare dire: Vedete? Questo almeno lo so già
fare.
-
A Roma! A Roma! esclama gioiosamente il giovane col braccio levato.
- Viva i Fascisti! Viva Mussolini! grida ancora Vittorio, mentre quegli si slancia a gran corsa sulla strada, per raggiungere lultima squadra che già si vede lontana.
Allora marciammo su Roma, negli anni successivi la marcia partì da Roma. Non è ancora finita. Nessuno ha potuto fermarci. Nessuno ci fermerà. Mussolini[1]
Il 4 novembre, anniversario
della Vittoria della Grande Guerra: anche in questa occasione i bambini dovevano vestire
la divisa:
Si partecipa in divisa alla cerimonia XX anniversario della Vittoria (1938)
I bambini in divisa e inquadrati, in
questo giorno che ricorda la nostra Vittoria, intervengono con le loro insegne alla
funzione religiosa per i Caduti delle grandi guerre. (1939)
Oggi ho accompagnato gli scolari alla
Messa ed al corteo al viale della Rimembranza.
Ho
molto curato la preparazione spirituale degli alunni alla celebrazione della Festa della
Vittoria.(1941)
La celebrazione della Vittoria si accompagnava ovviamente ad uno dei grandi miti del Regime, cioè quello della sua mutilazione per poter poi affermare che proprio dai torti subìti a Versailles nasceva la politica estera offensiva e revanscista perseguita da Hitler e Mussolini con determinazione. Ecco come tutto ciò veniva spiegato a scuola:
Vittoria,
vittoria! Dopo tre anni e mezzo di sacrifici, lItalia aveva trionfato. Trento e
Trieste erano libere.
Altre
terre italianissime avevano sperato di ricongiungersi alla Patria. Ma che! Al momento
della pace, le nazioni che avevano combattuto al nostro fianco, contro gli stessi nemici,
mentre pensarono ad accrescere la loro ricchezza e la loro potenza, a noi non dettero né
quelle né altre terre.
Fu
un tradimento! Le stesse alleate soffocavano lItalia vittoriosa.
Venne
il Duce a risvegliare lItalia; il Duce, che ha saputo infondere nel nostro popolo la
sua energia, la sua volontà di opere per la grandezza della Patria.[2]
A seguire il 5 dicembre nel
quale veniva rievocato il gesto eroico di Balilla (1746), l11 Febbraio nel
quale ci si soffermava sul significato dei Patti Lateranensi (Ricordo agli scolari
il significato della Conciliazione tra Stato Italiano e la Chiesa e i suoi artefici
Mussolini e Gasparri 1939), ma soprattutto il 23 marzo nel quale si
festeggiava lanniversario di fondazione dei famigerati Fasci di Combattimento:
Si è svolta alla presenza delle
Autorità la Festa del Ventennale della fondazione dei Fasci di Combattimento.
Inaugurazione della Camera dei Fasci e delle Corporazioni.(1939)
Ricordo solennemente la fondazione dei
Fasci di Combattimento, parlo ai piccoli delle opere del Fascismo, delle benemerenze del
Governo fascista verso la cittadinanza, della riconoscenza che ogni italiano deve al Duce
salvatore d'Italia. (1942)
Un evento che la nostra antologia non poteva certamente tralasciare:
Già la primavera scioglieva le nevi e addolciva laria. Il primo inverno dopo la nostra fulgida vittoria era trascorso, e gli animi si facevano sempre più inquieti.
I
socialisti odiavano il Direttore del Popolo dItalia. Si accanivano contro di
Lui. Volevano annientarlo.
Era
giunto il momento dellazione.
Eccoci
alla mattina del 23 marzo. Sono circa le dieci. La malinconica piazza di San Sepolcro,
nella vecchia Milano, pare allietarsi di un soffio di giovinezza. Vi si vedono giungere da
ogni parte gruppi di combattenti: giovani pieni di vita e di entusiasmo, taluni poco più
che ragazzi.
Molti
indossano la camicia nera degli arditi. [
]
Sono
soltanto centoquarantacinque i presenti, ma con loro è lanima di tutti i
combattenti del Carso, del Montello, del Grappa, del Piave.
Si
stringono intorno al loro Capo, quegli che negli occhi ha tutto lo splendore della sua
fede.
Difenderemo
i nostri morti, Egli dice, coloro che avemmo accanto nelle trincee e negli
assalti e che sono rimasti lassù. E le parole di Mussolini squillano come i primi
rintocchi di una campana che chiami a riscossa. [
]
Viene
così costituito il primo Fascio di Combattimento.
E
una nuova milizia che ha laudacia senza limiti! dellarditismo di
guerra e obbedisce al motto: O vincere, o morire. [
]
Nel
buio di quel triste dopoguerra si era accesa una face. Il Fascismo era nato.
Ognuno
dei partecipanti alla prima adunata portò con sé una scintilla di quella luce. E subito
altri cuori si illuminarono e si accesero. Il fervore della lotta dilagò di città in
città.
Le
file singrossarono.
I
reduci, i mutilati, tutti coloro che soffrivano nella vergogna del Paese e che nulla
potevano da soli contro le pazze orde dei comunisti, si strinsero a formare nuovi Fasci.
[
]
E
divampò la guerra, guerra triste e necessaria, santa guerra di giustizia.
Quanti
i caduti? Quanti i martiri della barbarie rossa? Ma gli eroi creano gli eroi.
Per
ognuno che cade, ecco cento vivi accorrere per occuparne il posto.
Le
squadre diventano legioni. La fiumana nera, gagliarda e risanatrice, percorre a rivoli
tutte le contrade dItalia.[3]
Il 21 aprile si festeggiava il Natale di Roma e la Festa del Lavoro
(Natale di Roma e Festa del Lavoro. Partecipo con i bambini alla cerimonia tenutasi
nel Fascio Locale.- 1939), il 5 maggio veniva ricordato agli allievi
lingresso di Badoglio ad Addis Abeba e il 9 maggio la fondazione
dellImpero (Ho commemorato in classe la proclamazione dellImpero con
conversazioni e letture adatte allo scopo. Ho cercato conversando coi bambini di dar loro
lidea chiara della nuova potenza e dignità a cui è giunta lItalia con la
conquista dellImpero 1940)
Il tema dellImpero trovava nei testi scolastici ampie giustificazioni e
veniva strettamente collegato alle sanzioni e allautarchia. Passaggi molto evidenti
in questo senso compaiono anche nella nostra antologia:
In
Africa cera un vasto Impero con una popolazione ancora barbara, dominata da un
imperatore incapace e cattivo: lAbissinia.
E
gli Abissini ci molestavano: danneggiavano, invadevano i possedimenti che da tempo avevamo
laggiù: le nostre colonie. Questo, poi, era troppo!
-
Saremo noi a vincere lAbissinia, - disse il Duce. LItalia porterà in
quella terra quasi selvaggia la luce della sua civiltà.
Fu così che il Duce decise la guerra.
Si
vide allora una cosa straordinaria.
Cinquantadue
nazioni ci furono contro. [
]
Ci
furono contro in che modo? Ci rifiutarono quello di cui avevamo bisogno in un momento
tanto difficile: il carbone per le nostre macchine, la benzina per i nostri aeroplani, il
ferro per le nostre armi, la cellulosa per i nostri proiettili
E
non acquistarono più i nostri prodotti per non darci loro.
Volevamo
affamarci, asservirci, insomma; volevano ancora una volta far da padroni a casa nostra.
Parole del Duce
Il
Duce si rizzò, fiero. La sua voce vibrante di sdegno si levò a sfidare il mondo intero:
Alle
sanzioni economiche opporremo la nostra sobrietà, la nostra disciplina, il nostro spirito
di sacrificio. [
]
LItalia
è tutta con Mussolini: mentre la gioventù in armi, col suo impeto irresistibile,
travolge il nemico, il popolo con offerte generose, dimostra il suo cuore. [
]
Autarchia
LItalia
vinse. In sette mesi conquistò un Impero.
Le
sanzioni crollarono miseramente.
Ma
il Duce ancora vuole: vuole che si continui con lo stesso ardore a risparmiare, a
lavorare, a produrre.
E
sacrificio? Sia pure. Ma per la Patria qualsiasi sacrificio è gioia e orgoglio.[4]
Il 24 maggio infine offriva nuovamente occasione per parlare della prima
guerra mondiale:
24 anni fa lItalia principia la
sua giusta guerra dIndipendenza contro lAustria; ricordo lavvenimento ai
fanciulli. Portiamo un mazzo di fiori al Monumento ai Caduti (1939)
Ho rievocato in classe le lontane
giornate del 1915, quando lItalia tra rulli e tamburi e sventolar di bandiere entrò
nella guerra mondiale ed esorto i fanciulli a rivolgere il loro pensiero riconoscente ai
gloriosi caduti per la grande causa. I Balilla montano di guardia a turno, domani, al
Monumento dei Caduti.(1940)