QUESTIONI APERTE |
LA QUESTIONE FEMMINILE:
( da collegare alla schedatura di Ilenia Rostaing :" La Resistenza taciuta" e al
"900 delle donne, Congresso di Napoli")
BIBLIOGRAFIA :
La questione femminile in Italia. Ed. Paravia, 1980 N.50
La donna, ieri e oggi. Ed. Paravia,1976 N. 9
La durata della vita. Ed. Paravia, 1978 N.38
La donna e la società. A cura di Anna Mei, Ed.AMZ, 1978 (SCHEDE)
Serena Nozzoli " Donne si diventa". Ed. Vangelista, 1973
Roberta Serra "Leggere l'attualità". Ed. Petrini, 1994
G.S. Pene Vidari "Aspetti di STORIA GIURIDICA DEL SEC. XIX" Ed. Giappichelli,
1997
Femminismo e lotta di classe in Italia, a cura di B. Frabotta, Ed. Savelli, 1975
Argomenti di grande attualità, di Franco Biancardi, Ed. Carmine Manna, 1994
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" Non c'è rivoluzione senza liberazione della donna,
ma non c'è neanche pace e neanche democrazia finchè la donna resterà
tagliata fuori dalle leve del potere, fintanto che le donne
non faranno sentire la loro voce pacifica, in questo mondo
di corsa agli armamenti, di guerre e di conquiste distruttive.
Fino a quando esse continueranno ad essere gli strumenti,
magari inconsapevoli, spesso rassegnati, di una sovrapopolazione figlia
dell'ignoranza e della soggezione, del riconoscersi solo come
generatrici e del non avere prospettive al di fuori della maternità,
il numero degli affamati e degli analfabeti continuerà
ad aumentare. Non si potrà chiamare democrazia quella in cui
non ci sarà pace finchè le donne, che vogliono più il benessere
per tutti che le passeggere egemonie e l'ebbrezza dell'aggressività,
non potranno farsi sentire davvero."
( E. Sullerot, "La femme dans le monde").
"I compiti della donna sono stati a lungo considerati espressione
della sua natura e così le sue funzioni sociali. Già nel mondo antico le donne erano
escluse da tutto ciò che era considerato nobile: dall'arte, dalla filosofia, dalla
politica...diceva SENOFONTE ( uno dei maggiori scrittori GRECI nato ad Atene : 430-354
a.C.) :" Gli dèi hanno creato la donna per le funzioni che si svolgono dentro la
casa, l'uomo per le altre. Gli dèi l'hanno messa all'interno perchè la donna sopporta
meno bene il freddo, il caldo, la guerra..."
La " DOTE" romana, non è mai scomparsa anche nell'ALTO MEDIOEVO , a regolare i
RAPPORTI TRA I CONIUGI, si è poi riaffermata completamente nel BASSO MEDIOEVO, con
qualche variante rispetto al Diritto Romano : la particolare funzione che ESCLUDE LA DONNA
"congruamente" dotata, dalla SUCCESSIONE del dotante, è una tendenza che, dal
MEDIOEVO, pare si ACUISCA in età MODERNA. "La donna, "congruamente"
dotata, rinuncia, spesso con GIURAMENTO, a OGNI PRETESA EREDITARIA, verso colui o coloro
dai quali ha ricevuto la dote, ( o verso tutto il suo gruppo familiare), in tal modo i
BENI DELLA FAMIGLIA sono riservati a chi resta, in PRIMO LUOGO AI MASCHI,...Poichè la
dote è data generalmente in denaro, gli immobili di famiglia, che rappresentano la "
continuità" del casato, resteranno INTEGRI per i MASCHI, o per quello fra essi a cui
è affidato di portarne in futuro alti l'onore e il prestigio economico e sociale ( donne
e cadetti sono spesso sacrificati a tale obiettivo).(...) "Si giungerà al punto in
cui alcuni STATUTI COMUNALI prevederanno essi stessi che con la dote la donna sia ESCLUSA
dalla SUCCESSIONE.( Sec. XVI).
Nello Stato SABAUDO, le " REGIE COSTITUZIONI" di VITTORIO AMEDEO II, nel 1729
regolano specificamente questa materia e in qualsiasi momento, anche quando da anni esiste
un matrimonio, alla donna sposata può essere costituita da un parente maschio, una dote
"congrua", , con cui questa è esclusa dalla successione.( La "
congruità" non è precisata, dipende dallo stato sociale della famiglia). Questa
situazione riconosciuta legislativamente dal PIEMONTE è di fatto estesa a tutta Italia.
In ogni caso tacita i diritti di successione delle donne, "è in ogni caso fonte di
differenziazione tra uomini e donne a tutto vantaggio dei primi. In Italia, pertanto,
attraverso la dote- ...-l'ordinamento attua una DISCRIMINAZIONE a favore dei maschi, o
meglio, di ALCUNI maschi, all'interno della famiglia."
Nella famiglia dei ricchi mercanti lucchesi del 1500 una esigenza dominava tutte le altre
: mantenere e accrescere in ogni modo il patrimonio degli avi., indispensabile per esservi
il commercio. Si può dunque capire il loro interesse per due aspetti di vita familiare:
1- concludere per i maschi matrimoni di INTERESSE perchè questi portavano a casa DOTI, e
quindi nuovi CAPITALI; 2- impedire che i patrimoni accumulati con la mercatura
s'impoverissero eccessivamente quando le figlie si sposavano.
Nel 1800 si scopre da vari scritti che il matrimonio per la donna aveva uno scopo
principale: evadere alla strettissima sorveglianza cui la sottoponevano i genitori.
Nelle famiglie CONTADINE del Sec. XIX ci si preoccupava più della mucca che della moglie:
fino ad una cinquantina di anni fa risulta che si disperassero più per la malattia o la
morte di una mucca che per un evento analogo che colpisse una donna di casa. Il marito
usava spendere per il veterinario che non per il medico e questo perchè per ricomperare
una mucca occorrevano soldi, per una moglie poteva trovare un'altra donna, che, tra
l'altro, avrebbe portato in casa altri soldi (dote) e mobilio, accrescendo i beni della
casa. Ancora si legge: Altro uso: il fatto che nell'800 in molte case contadine , le donne
non si sedevano a tavola assieme agli uomini nelle ore dei pasti, padrona di casa, figlie
e serve restano sempre in piedi, il mestolo in mano, ad assicurare il servizio di ognuno :
mentre il padrone e tutto il bracciantame maschio , pastorelli compresi, stanno a
saziarsi..."
Le idee più diffuse dalla scienza e dalla filosofia nell'800 e l'inizio del '900 erano
quelle che classificavano la donna come "un essere fragile, emotivo, instabile,
capriccioso, incapace di assumersi responsabilità importanti. Agli uomini erano quindi
demandati i compiti di prestigio sociale e di amministrazione pubblica."
Con la RIFORMA DEL DIRITTO DI FAMIGLIA del 1975, analoga a quella francese,in Italia viene
introdotto un sistema in favore del coniuge più debole, con regole più eque ma anche
più complesse ( V. anche fine appunti).
La storia della donna è storia di sfruttamenti, di subordinazione all'uomo, legati non
solo a mentalità e valutazioni errate ma specialmente al tipo di sviluppo dei mezzi
produttivi e alla funzione della donna nella riproduzione della specie. Le donne hanno
sempre lavorato duramente, hanno svolto un lavoro più o meno riconosciuto ma sempre
essenziale per la società, anche se limitato alle mura domestiche e rivolto, per lo più,
alla produzione di beni a uso familiare e il processo di emancipazione è stato lungo e
difficile.
Perfino ROBESPIERRE( uno degli artefici della RIVOLUZIONE FRANCESE, 1758/1794) impedì
alle donne qualsiasi attività POLITICA, considerata inadatta alla loro natura, nonostante
le conquiste DEMOCRATICHE della Rivoluzione Francese.
Ancora oggi, nonostante le grandi conquiste realizzate nella nostra società, il ruolo di
moglie e di madre appare prioritario e la donna si trova davanti un'alternativa che per
l'uomo NON esiste : o realizzarsi affettivamente, o realizzarsi come essere sociale.
Nell'ECONOMIA AGRICOLA, e NELLA PRODUZIONE ARTIGIANALE, che avevano nella famiglia la
propria UNITA' PRODUTTIVA, anche per le donne la prima identificazione sociale o il primo
ruolo era quello PRODUTTIVO, anche se subordinato all'unità più vasta della famiglia.
La RIVOLUZIONE INDUSTRIALE , spostando la produzione FUORI DALLA FAMIGLIA, provocò una
serie di conseguenze che investivano direttamente la donna, cambiandone progressivamente
la condizione, trasformando le condizioni di vita quotidiane e il ruolo sociale della
famiglia. Questo implicava una RIDEFINIZIONE del ruolo sociale della donna; c'era chi
vedeva nel lavoro fuori casa la disgregazione e l'immoralità della famiglia, chi, invece,
vedeva nel proprio lavoro l'elemento fondamentale dell'emancipazione. La trasformazione
della società, tuttavia, collocava ancora le donne nei settori MARGINALI e MENO
QUALIFICATI, perciò meno retribuiti, e creava, però, il problema di tenere insieme il
LAVORO PRODUTTIVO (in fabbrica o fuori casa) col lavoro DOMESTICO.
La vera e propria " QUESTIONE FEMMINILE", risale perciò al secolo della
rivoluzione industriale, come una QUESTIONE SOCIALE che si impose alla COSCIENZA
COLLETTIVA come problema sia PUBBLICO che MORALE.
Alla fine dell'800, quando l'Italia cominciava ad industrializzarsi, le fabbriche
occupavano un'abbondante mano d'opera femminile. Pur lavorando come gli uomini, ricevevano
un salario inferiore. I SINDACATI non erano in grado di opporsi a questa ingiustizia :
erano troppo deboli, e la richiesta di lavoro troppo abbondante, perchè eventuali
rivendicazioni potessero avere successo. (nelle FILANDE impiegate fanciulle dai 9 ai 15
anni, per un orario di 15 ore al giorno, dalle 4 del mattino alle 8 della sera, con
l'intervallo di 1 ora tra le 11 e le 12. Anche fanciulli vengono impiegati : tra i 7 e i 9
anni di età , con un orario variante tra le 13 e le 15 ore di lavoro giornaliero.)
MARIE POPELIN, nata nel 1846 a Bruxelles, nel 1880, dopo innumerevoli difficoltà e un
lavoro intenso compiuto in solitudine, riesce a farsi iscrivere all'UNIVERSITA' di
Bruxelles. Dopo molte difficoltà ( non le registravano neppure gli esami!), nel 1888
ottenne la LAUREA IN LEGGE con LODE. Le viene negato di poter prestare giuramento di
avvocato dal Procuratore Generale, indignato per questa richiesta SACRILEGA. La Corte
d'Appello il 12 dicembre 1888 emette un verdetto per cui : M. Popelin non è ammessa a
prestare giuramento d'avvocato, visto che questo è un lavoro da UOMINI, e che " la
natura particolare della donna la rende inadatta alle lotte e fatiche della vita di
Legge". Ricorse allora in Cassazione. Ma con rigiri sottilissimi, fu respinta.
Analogo caso avvenne in Italia a Lidia Poet, giovane torinese.
In INGHILTERRA le donne ottennero i diritti politici (con le SUFFRAGETTE, la cui
protagonista nella battaglia fu EMMELINE GOULDEN, ), nel 1919. In Nuova ZELANDA nel 1893;
in FINLANDIA nel 1906; in NORVEGIA nel 1907; negli STATI UNITI nel 1929 ; in FRANCIA e in
ITALIA nel 1945, dopo la II Guerra Mondiale.
Mentre le operaie lottavano per il diritto al lavoro e per il riconoscimento della loro
specificità come LAVORATRICI-MADRI, , le borghesi coglievano nella mancanza dei diritti
politici le radici della subordinazione, non solo di tipo economico, ma morale, all'uomo.
Un passo DECISIVO fu compiuto durante la PRIMA GUERRA MONDIALE, quando le donne vennero
chiamate a sostituire gli uomini in fabbrica : terminata la guerra, non vollero più
rinunciarvi.
Anche la RIVOLUZIONE SOVIETICA ( Trasformazione da regime dello ZAR a REPUBBLICA
COMUNISTA, febbraio-novembre 1917), ha dato una spinta all'affermazione delle donne nel
mondo del lavoro, facendo di donne analfabete medici e ingegneri in due generazioni.
Ovviamente l'AFFERMAZIONE della donna nel mondo del lavoro è andata di pari passo con
l'ELEVARSI DEL LIVELLO DI ISTRUZIONE, e con la RIDUZIONE del TEMPO di cui i LAVORI di CASA
necessitano.
La SECONDA GUERRA MONDIALE ha intaccato sia il tessuto familiare sia il sistema dei ruoli
sessuali tradizionali in quanto è stata una "Guerra Totale" che ha coinvolto
tutti e in tutti i modi, e questo ha ovviamente inciso sulle esperienze della donna nella
sua IDENTITA' SOCIALE e AUTOCOSCIENZA INDIVIDUALE (staffette, partigiane, operaie,
ecc
).
LE SENTENZE DEI TRIBUNALI , SPECCHIO DELLA MENTALITA' SOCIALE :
--" Costituisce causa di separazione il fatto della moglie che si rifiuta di accudire alle faccende domestiche, quali ad esempio la preparazione delle vivande." ( Corte di Appello di Firenze, 6 luglio 1956).
--" Non commette abuso di potestà maritale il marito che esige dalla moglie il sacrificio dell'attività lavorativa". (Cassazione, 1956 )
"Le percosse di un coniuge, se sono giustificate dal comportamento dell'altro coniuge, non possono essere considerate titolo in base al quale chiedere la separazione". ( 1950)
" L'uso di brusche maniere e di atteggiamenti villani e sgarbati , proprio di certi ambienti sociali, fa esulare il fatto ( nella specie : afferrare la moglie per un braccio e farla cadere per terra) l'ipotesi dell'eccesso..." (25 marzo 1957)
" Costituisce ingiuria grave (...) anche il solo contegno della moglie , la quale, in aperto disprezzo al divieto non capriccioso nè ingiustificato del marito, insista a mantenere relazioni d'amicizia con determinate persone, frequentandole in pubblico e ricevendole in casa propria." ( Cassazione, 12 Aprile, 1957).
DATI SULLA FREQUENZA FEMMINILE ALLE SCUOLE PRIMARIE:
"Da un'inchiesta del 1961 condotta in 85 paesi : 51 risultavano
avere , nel totale degli abitanti, una percentuale di bambine pari al 46% : ma in 24 paesi
esse ammontavano al 10, 20, massimo 40 % della popolazione scolastica totale.
Nel 1965 , fra 122 paesi membri dell'UNESCO, soltanto 59, cioè meno della metà,
contavano nelle scuole primarie un ugual numero di maschi e femmine. ( La ragione più
frequentemente accampata da chi sottrae dal 5 al 90 % di bambine alla scuola primaria è
la necessità di tenerle in casa per i lavori domestici o campestri)".
Al 1978 i dati in percentuale ( SU 100 DONNE ) sono così distribuiti :
TRA i 14 e i 19 ANNI : 52 su 100 : continuano gli studi ; 22 :lavorano ; 21 : casalinghe ;
altro : 5
TRA i 20 e i 24 ANNI : 14 : studiano ; 38 : lavorano ; 43 : casalinghe ; 5 : altro
TRA i 25 e i 29 ANNI : 2 : studiano ; 33 : lavorano ; 63 : casalinghe ; 2 : altro.
Il fatto che solo il 52 % studi significa che una percentuale molto alta non frequenta
più la scuola, e viene emarginata dalla possibilità di conseguire, con l'istruzione, una
migliore condizione sociale. La conferma viene data dall'ALTA PERCENTUALE delle casalinghe
tra i 25 e i 29 anni : 63 %.
LE DONNE LAUREATE :
1930/31 : 14,8 %
1940/41 : 23,1 %
1950/51 : 30,6 %
1960/61 : 31,7 %
1970/71 : 42,5 %
Nel periodo considerato la percentuale risulta triplicata. Ma poichè tra i 25 e i 29 anni
la PERCENTUALE delle CASALINGHE è molto elevata, se ne deduce che molte donne, dopo aver
conseguito la LAUREA, restano senza lavoro, e si dedicano ad attività TRADIZIONALI.
CURIOSITA' : Nel 1974 una Compagnia di Assicurazioni EUROPEA ha
divulgato i dati di alcune STATISTICHE relative agli INCIDENTI AUTOMOBILISTICI : OGNI 100
incidenti , le RESPONSABILITA' sono suddivise così : in 77 casi la COLPA è di un
guidatore UOMO; in 13 casi la COLPA è di una donna. ( Anche se è però vero che è la
maggioranza maschile a guidare!! I dati sono comunque curiosi!).
Il " progresso" è comunque molto lento, quali sono le cause ?
LE LOTTE PER LA PARITA' IN ITALIA :
1945, gennaio: Le donne ottengono il diritto di voto. Glielo riconosce
il Governo di Unità Nazionale, su proposta dei Ministri Togliatti e De Gasperi.
1947, giugno: Le prime lotte paritarie interessano soprattutto le lavoratrici. Al
Congresso della CGIL, Adele Bei presenta la CARTA DELLA LAVORATRICE , che rivendica , nel
rispetto della Costituzione, i diritti al lavoro, ad una giusta retribuzione,
all'assistenza, ad occupare posti di responsabilità, e i diritti delle lavoratrici
agricole.
1950, agosto : E' approvata la Legge N.860 sui diritti della LAVORATRICE- MADRE. Essa
contiene numerosi limiti, ma anche importanti affermazioni rispetto alle ASSENZE per
MATERNITA', alle ore di allattamento, agli asili nido, al divieto di LICENZIAMENTO entro
il primo anno del bambino.
1951, gennaio : Il Bureau International du Travail ( BIT) approva a Ginevra una
convenzione per la parità salariale. Il Governo italiano la ratificherà nel 1956, dopo
una dura battaglia parlamentare.
1952/ 54 : Inizia la vertenza sindacale per la parità salariale. Le lavoratrici danno
vita a iniziative di lotta di grande portata politica e ideale.
1956, giugno : E' abrogato il divieto di accesso all' AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA per
le donne.
1958, marzo : E' approvata la prima Legge di tutela del lavoro a domicilio. Ci vorrà,
però, un duro anno di lotte perchè sia approvato il regolamento. Si conclude la
battaglia, durata 10 anni, per l'abolizione dello sfruttamento legalizzato della
prostituzione, problema che si ripropone oggi con urgenza sempre più crescente. Si apre
la vertenza per la pensione alle casalinghe.
1961, giugno : In occasione della Conferenza nazionale del mondo rurale diviene centrale
la questione delle contadine. La mobilitazione delle donne e dell'UDI pone l'obiettivo di
una Legge per l'abolizione della valutazione del lavoro della contadina al 60 % di quello
maschile. Nel 1962 un grande corteo di contadine consegna in Senato le 50.000 firme
necessarie, e dopo DUE anni la Legge sui patti agrari riconosce la parità delle donne e
il lavoro delle braccianti.
1963, marzo : E' abolito il LICENZIAMENTO in caso di MATRIMONIO. E' abrogata, a febbraio,
la Legge che limita l'accesso alle donne a uffici pubblici e a certe professioni.
1968, marzo : E' convocata la prima Conferenza governativa sull'occupazione femminile.
1971, dicembre : L'approvazione della nuova Legge per la lavoratrice madre e di quella
sugli asili nido è una prima affermazione del valore sociale della maternità. E'
abrogato l'articolo del Codice Civile N. 553, che vieta la propaganda anticoncezionale.
1973, dicembre : E' approvata la nuova Legge sul lavoro a domicilio.
1974, maggio : Vittoria dei " NO" all'abrogazione del divorzio. ( la Legge era
stata approvata nel 1970), fondamentale la partecipazione delle donne democratiche alla
partecipazione.
1975, febbraio : Si conclude la trentennale battaglia delle donne per la riforma del
Diritto di famiglia. E' approvata, a luglio, la Legge sui CONSULTORI.
RITI ANTICHI, NUOVA MAGIA / INDIA / OGGI
Fino ad una trentina di anni fa , in alcuni villaggi dell'ITALIA
MERIDIONALE, era diffuso presso le famiglie CONTADINE un singolare costume che ci richiama
alla mente alcuni studi fatti da antropologi sul ruolo del maschio e della femmina nel
contesto sociale.
Quando in casa nasceva un maschietto le donne , tutte felici, dopo avergli fatto il bagno,
gettavano l'acqua davanti alla porta, sulla strada.
Se invece il neonato era una bambina, l'acqua era gettata nel focolare. Poi la bambina
veniva fasciata , e la donna più anziana tra quelle che avevano assistito al parto, ( di
solito la nonna materna) le metteva al polso un braccialetto per proteggerla contro le
insidie del " MALOCCHIO".
Un etnologo, E. De Martino, giustifica questo fatto spiegando che l'uomo ha un destino
irrequieto e girovago, mentre la donna sarà destinata principalmente alle occupazioni
della casa e della famiglia.
Ancora in tempi recenti, ricorda un altro etnologo, C.Lévi-Strauss, in certe regioni
AFRICANE il matrimonio poteva dirsi veramente concluso solamente quando la moglie
partoriva un figlio maschio, ASSOLVENDO così la FUNZIONE PRINCIPALE che la società le
attribuiva : PERPETUARE la DISCENDENZA del compagno.
Anche nelle società più evolute e sviluppate, questa mentalità non è cambiata molto.
Il ruolo della donna è stato tradizionalmente quello legato alla sua funzione biologica
di CONTINUATRICE DELLA SPECIE.
Nella primavera del 1970 , i parigini assistettero a uno strano episodio : sul vialone
degli Champs Elysèes stavano per sfilare le delegazioni che si apprestavano a portare il
tradizionale omaggio al MILITE IGNOTO. Improvvisamente si sentirono le sirene delle
motociclette della polizia e si vide, vicino all'Arco stesso, un vivace parapiglia : Un
gruppo di ragazze si era avvicinato al monumento con un gran fascio di fiori e
contemporaneamente, si aprì uno striscione con la scritta :" META' DEGLI UOMINI SONO
DONNE".
Si accorsero in seguito che c'era pure una corona, dedicata " ALLA DONNA IGNOTA DEL
MILITE IGNOTO".
Questo gesto attirò la televisione e la stampa e fu, praticamente, uno degli inizi del
movimento di LIBERAZIONE della DONNA, diffusosi poi in particolare nei Paesi più
industrializzati ( Emisfero Settentrionale) del mondo occidentale.
Può essere interessante capire come mai il movimento femminista è esploso soltanto da
poco, nella fase più avanzata del capitalismo moderno industriale, quando, pur tra
diverse difficoltà e contraddizioni, la donna ha ottenuto dalla società un certo
maggiore spazio, e più numerosi agi materiali ( aumenti salariali, elettrodomestici,
migliorati servizi collettivi ecc
). Nella società più ricca del mondo, negli Stati
Uniti, una sociologa studiò i problemi della donna e delle sue insoddisfazioni.
Ne concluse che: non basta indorare la gabbia per cambiare sostanzialmente la
"prigionia". In pratica il torrente di utensili e apparecchi che l'industria del
consumo di massa ha riversato , negli anni della prosperità, nelle case americane, è
stato un eccellente affare per l'industria, ma per la donna, legata al ruolo tradizionale,
non lo è stato. Le numerose testimonianze raccolte da questa giornalista-sociologa,
sembrano dimostrare un fatto preoccupante : la donna ha vissuto con enorme sofferenza la
sua nuova condizione , quella di una " LIBERATA NON LIBERA", quella di un essere
umano intelligente e consapevole, a cui la società non permette di essere ciò che
vorrebbe essere. ( ripetitività, monotonia, sensi di colpa, solitudine ecc
Sono da
notare anche le classiche PUBBLICITA', soprattutto quelle dei prodotti domestici).
Uno dei casi più allarmanti, rileva in seguito a queste interviste, è che è in continuo
incremento il caso di malattie mentali manifestatesi specialmente tra le giovani madri :
una specie di epidemia.
Un altro segnale di allarme, e questo si va diffondendo sempre di più anche in ITALIA, è
costituito dal continuo aumento di casi di ALCOOLISMO femminile, diffuso soprattutto fra
le CASALINGHE. Nelle classi popolari, dove agli altri motivi di scontento si aggiungono
anche quelli economici, le probabilità che i nervi cedano sono ancora maggiori.
Nella seconda metà degli anni 1970, quando alcune grandi industrie di MILANO furono
chiuse, o entrarono in crisi, a causa della crisi economica, i medici della città
riscontrarono un AUMENTO fino al 15 / 20 % dei casi di esaurimento nervoso e di alcoolismo
acuto fra le donne, ( l'anello più debole della catena sociale : il primo a spezzarsi).
In tempi più recenti, l'aggravarsi della situazione economica, ha creato in tutte le
società occidentali specialmente in ITALIA, GRAN BRETAGNA, FRANCIA, difficoltà nuove.
Subentrate le difficoltà per le aziende, rallentati gli investimenti, l'OCCUPAZIONE E'
DIMINUITA. Chi ha pagato per prima è la stata la donna : con il pretesto che non è il
sostegno principale della famiglia, si è fatto tutto il possibile , con le buone o con le
cattive, per rimandarla a casa. Tra l'altro, le ragazze in cerca di PRIMA OCCUPAZIONE
hanno cominciato a trovare sempre più difficoltà, prima di trovare un posto di lavoro.
Alcuni DATI sull'occupazione femminile :
1901 : lavorava il 32 %
1951 : il 25 %
dal 1959 al 1968 : il gruppo delle "occupate" ha perso ben 1.200.000 unità. :18
%
In ITALIA, nel 1978, su circa 2.200.000 disoccupati, ( ma le cifre effettive sono ben
superiori), oltre la metà è costituita da donne.
In FRANCIA su 1.500.000 di disoccupati, la percentuale è la stessa, e così pure in Gran
Bretagna.
Per molte giovani donne il problema è anche legato al fatto che si vedono respinte in una
condizione di emarginazione proprio in un momento in cui, grazie anche al più alto
livello di istruzione raggiunto, sentono più forte e viva la spinta a realizzarsi , a
cercare una loro identità.
1994 : attualmente , nella nostra cultura altamente civilizzata,( o presunta tale), in una
società dominata dalla "mentalità tecnologica", la donna sta riuscendo, a
volte tra forti resistenze, a conquistarsi sempre nuovi spazi vitali, soprattutto in un
mondo del lavoro decisamente competitivo; e tutto questo continuando ad assolvere
regolarmente le "tradizionali" incombenze familiari.
Nondimeno, siccome la nostra è anche l'epoca delle contraddizioni, la donna resta
incessantemente sottoposta ad un perverso processo di mercificazione sessuale.
All'opposto, nei Paesi del TERZO MONDO, ed in quelli a struttura TEOCRATICA, ( in cui
cioè esiste identificazione tra potere religioso e potere politico), il cammino verso
l'emancipazione è appena agli inizi.
Bisogna però tener sempre presente che UOMO e DONNA , come ESSERI UMANI, hanno PARI
DIGNITA' sia in una dimensione LAICA della vita, che in una prospettiva religiosa. E'
d'obbligo tenere presenti le naturali differenziazioni di carattere fisico, biologico,
psicologico : PARITA' , infatti, non significa " equivalenza", ma VALORIZZAZIONE
DELLE DIVERSITA' per un serio disegno di comune PROMOZIONE SOCIALE e CULTURALE.
Come scrive Piero Ottone in "Il Venerdì di Repubblica" del 26 aprile 1993 :
"(
) L'emulazione ( competizione) tra i sessi è proprio una sciocchezza. Ci
sono al mondo tante guerre, ; ci sono tanti contrasti : perché dovremmo perdere il nostro
tempo a discutere se sono meglio i maschi o le femmine , se devono comandare gli uni o le
altre? E' chiaro che gli ESSERI UMANI di qualsiasi sesso, maschile, femminile o
intermedio, hanno tutti lo stesso valore; hanno tutti pregi e difetti; e hanno soprattutto
( è questo che conta) gli STESSI DIRITTI. Che le donne vadano in Parlamento, se ci
tengono, che dirigano le aziende, che governino le nazioni : sono benvenute. E gli uomini,
se a loro volta ci tengono, facciano i lavori domestici. Nessuno glielo impedisce.
Quel che tuttavia è sciocco è l'uguaglianza dei sessi ; perché i sessi non sono uguali
per niente
..Le differenze fra i sessi esistono, e sono profonde(
).Le
differenze fra i sessi , quelle intellettuali come quelle fisiche, sono decise dalla
natura piuttosto che dalla storia. I maschi sono più bravi in certe attività, le donne
in certe altre. (
) Importante è che ciascuno (e ciascuna) sia libero (o libera) di
fare ciò che desidera, secondo il proprio carattere e le proprie inclinazioni.".
Pur concordando appieno con le sue parole, sarebbe meglio accentare il fondamentale
concetto della lotta per le LIBERTA', che forse ad Ottone è un po' sfuggito di mente, e
le pagine precedenti e susseguenti a questa, ne sono una dimostrazione.
LA CONDIZIONE FEMMINILE NEL TERZO MONDO :
L'espressione " PAESI DEL TERZO MONDO" , usata per la prima volta da un
giornalista francese nel 1954, si riferisce a quelle Nazioni dell'Asia, dell'Africa,
dell'America caratterizzate sì da un forte sottosviluppo ma anche dalla produzione di
materie prime essenziali per l'economia dei Paesi tecnologicamente avanzati : petrolio,
legname, caffè, minerali.
Anche se Convenzioni, Costituzioni, Conferenze, Dichiarazioni ecc
affermano i nuovi
valori, non sono i decreti che cambiano le mentalità. Dall'ASIA all'America, passando per
l'Europa e l'AFRICA, la società PATRIARCALE ( in cui il ruolo di capo-famiglia spetta,
sempre, indiscutibilmente, all'uomo), ha la pelle dura e nessuna volontà di arrendersi.
In ITALIA la legge del " padre-padrone" esiste ancora, ma non solo, quale
avvenire avranno i tre miliardi donne che popoleranno il nostro pianeta nell'anno 2000,
80% delle quali vivranno nelle regioni in VIA DI SVILUPPO?
Eccetto una piccola élite, hanno tutte questo in comune : che siano in Bangladesh, nelle
periferie di Rio, o nei campi d'ignami ( piante tropicali con tuberi commestibili) in
Costa D'Avorio, non possono scegliere il lavoro, la sessualità, il marito, le gravidanze,
né la qualità di cibo da mangiare. Sopravvivono.
Il 70 % delle donne dei Paesi poveri, risiede in zone rurali, ma sono loro a produrre, con
mezzi primitivi, il 60% dei viveri consumati dal Terzo Mondo, fornendo uno sforzo una
volta e mezzo superiore a quello degli uomini.
In AFRICA le donne contribuiscono spesso all' 80% della produzione alimentare.
In generale però, anche nei paesi più ricchi, la donna deve lottare duramente per
affermare una parità spesso riconosciuta solo in teoria. La divisione sessuale dei ruoli
si perpetua mentre si accentua la divisione in due parti tra " uomo- produttore"
e " donna- domestica". La maggior parte del lavoro femminile è confuso con
l'esercizio dei compiti domestici.
Nella maggior parte dei Paesi del mondo la donna esercita un lavoro invisibile :
l'allevamento dei piccoli animali, i lavori agricoli per l'alimentazione della famiglia,
la trasformazione dei prodotti alimentari, il trasporto dell'acqua, ampi settori
dell'artigianato e piccolo commercio. Le donne sono dappertutto nel paesaggio del Terzo
Mondo. Ma il loro contributo alla ricchezza delle Nazioni è avvolto nel silenzio. Peggio,
si riconosce il loro lavoro ma si dimentica di computarlo ( considerarlo dandogli un
valore economico).
Intanto le donne sono malnutrite, perché in molti Paesi vige la norma che in famiglia
prima devono nutrirsi i maschi, quindi subiscono pesantemente, perché deboli, le
conseguenze delle continue gravidanze. Le bambine e le ragazze possono frequentare una
scuola solo raramente , sono le prime vittime delle violenze e delle carestie , bloccate
da pregiudizi e mal protette anche dalle nazioni più progredite sul piano economico.
In molti Paesi la donna non è neppure considerata un soggetto di diritto , né della
famiglia né all'esterno.
In AFRICA e nel SUD-EST ASIATICO è addirittura pianificato a livello di Stato il TURISMO
SESSUALE ( anche per i bambini maschi). Agenzie turistiche organizzano , alla luce del
sole, voli " CHARTER" ( fuori dai normali percorsi di linea) per ricchi
occidentali che vogliono sfruttare soprattutto le prostitute bambine. Le pubblicità di
solito precisano che : " le prostitute hanno conservato tutto il fascino delle donne
tradizionali e sottomesse".
"FIGLIE DI UN DIO MINORE " ( emarginazione in cui vivono i
portatori di handicap, nel caso del titolo del film citato, i sordomuti):
Nakusha è la quarta figlia di una famiglia contadina dell'INDIA. Il suo nome
significa : " NON DESIDERATA".
Il perché di questo nome è spiegato dal padre : NOI abbiamo già TRE figlie, e per
questo aspettavamo ardentemente un figlio maschio. Quando la bambina è nata noi siamo
rimasti profondamente delusi e i vicini hanno cominciato a chiamarla NAKUSHA. E il nome le
è rimasto.
Così Nakusha è NON DESIDERATA , ignorata, senza cure o attenzioni, e il suo caso non è
unico.
In realtà Nakusha può considerarsi fortunata, perché è VIVA.
E stato calcolato che il decesso di una DONNA su 6 in India può essere attribuito
alle discriminazioni (ingiustizie), agli abusi, e alla carenza di cure cui esse sono
soggette. In quasi tutti i Paesi del mondo i figli maschi godono di maggior considerazione
delle figlie femmine, e non è qui il caso di soffermarci ancora. Per tradizione, in non
poche società , la levatrice viene pagata meglio se il neonato è maschio, una pratica
diffusa ancora ai giorni nostri.
Indicativo è anche lepisodio accaduto recentemente in un ospedale del PAKISTAN,
dove un padre ha rimproverato lostetrica per avergli dato una figlia femmina.
Luomo ha donato un mazzo di fiori allostetrica, per ringraziarla, ma ha
comunque aggiunto che se invece di una femmina fosse stato un maschio, le avrebbe regalato
unautomobile.
Un noto proverbio INDIANO dice : " Una donna è come lacqua, non dispone di una
forma propria perché si modella sullaspetto del vaso in cui la si versa.".
Secondo valutazioni dell UNICEF ( Fondo Internazionale delle Nazioni Unite per
lInfanzia, costituito nel 1946), il tasso di alfabetizzazione femminile nei Paesi in
via di sviluppo è pari soltanto ai due terzi di quello maschile. Circa 60 milioni di
ragazze non hanno accesso nemmeno allistruzione elementare, cioè quasi 20 milioni
di più che i ragazzi. (
) La situazione più drammatica è quella dellASIA
MERIDIONALE, dove un gran numero di donne muoiono prematuramente con il risultato di
modificare nella popolazione il rapporto numerico tra maschi e femmine. Le statistiche
dicono che normalmente ci sono 1.050 donne per ogni 1.000 uomini; ma nel Pakistan , per
esempio, dove si verifica il rapporto più basso tra i sessi, ci sono appena 910 donne per
ogni 1.000 uomini. Vale a dire che ci sono 140 donne in meno di quelle che ci dovrebbero
essere.
Dove sono le DONNE mancanti ?
Cè chi ha spiegato il fenomeno sostenendo che in un Paese dal clima caldo, dove le
donne si sposano in età precoce,linfluenza del maschio, normalmente più forte e
maturo, era preponderante nella procreazione, per cui nascevano più maschi che femmine.
Altri, in maniera più credibile, spiegano il fenomeno sostenendo che molte donne non
venivano semplicemente recensite ( registrate) nel corso dei censimenti, perchè le
famiglie le nascondevano ai funzionari che li effettuavano. Tale fenomeno sussiste ancora
ai giorni nostri
Non va dimenticato anche che molto spesso alla domanda : " Quanti figli avete?"
i genitori davano una risposta nella quale erano compresi soltanto i figli maschi. Le
figlie non venivano nemmeno prese in considerazione.
Oggi, tuttavia, appare evidente che oltre ogni ombra di dubbio, il numero ridotto di donne
di queste popolazioni è così sproporzionato da non poter essere attribuito a semplici
errori di censimento. La vera storia che si legge dietro le statistiche è fatta di
miserie umane, rifiuto o indifferenza verso le donne.
Milioni di ragazze muoiono perché non hanno abbastanza da mangiare oppure perché non
vengono curate quando si ammalano. La povertà è ovviamente una delle cause. Ma se si
dovesse spiegare tutto con il fenomeno della povertà, le condizioni dei ragazzi e delle
ragazze dovrebbero essere uguali. Invece accade che il peso della povertà ricada
principalmente sulle ragazze, che sono vittime di condizioni di abbandono o, peggio,
addirittura vittime di INFANTICIDIO.
Un secolo fa, linfanticidio delle bambine era una pratica corrente presso certi
gruppi sociali dellAsia Meridionale nonché in altre parti del globo.
Quanto queste pratiche siano in vigore ancora oggi è una questione controversa, ma le
notizie che si hanno da certe regioni confermano che il fenomeno continua a sussistere in
molte zone. Le neonate vengono nutrite con semi di oleandro ( pianta i cui fiori e foglie
contengono sostanze velenose), oppure vengono soffocate conficcando in bocca loro in bocca
grossi bocconi di riso appallottolato. In anni più recenti è entrato in uso un altro
sistema per sbarazzarsi della figliolanza femminile ancora prima della nascita. Si tratta
dellamniocentesi ( prelievo di liquido amniotico attraverso una puntura
nelladdome. Il liquido prelevato serve normalmente a rilevare malformazioni del
feto), sistema al quale ricorrono le madri incinte per stabilire il sesso del nascituro
prima del parto. In un recente editoriale , il periodico medico inglese " The
Lancet" ha messo in guardia contro limpiego di questa tecnica per motivi
contrari alletica medica ed ha segnalato lesistenza di una forte preferenza
per i figli maschi in non poche comunità asiatiche con il risultato di provocare "
interventi eticamente ingiustificabili a carico delle donne".
Una semplice rassegna di 8.000 aborti attuati dopo lamniocentesi, in un grande
ospedale di Bombay, ha confermato che il metodo viene spessissimo usato unicamente per
identificare il sesso del nascituro. Sugli 8.000 casi di aborto esaminati, 7.999
riguardavano feti di sesso femminile e soltanto 1 di sesso maschile.
In un certo senso la spiegazione può essere fornita dalla constatazione che
luccisione di una figlia nasce dalla consapevolezza che lesistenza della donna
sarà certamente di stenti e dolore : pochi secondi di sofferenza per la neonata sono
preferibili ad un intera vita di tribolazioni. Ma il desiderio di sbarazzarsi delle
figlie è soprattutto il riflesso della negazione culturale della donna e del suo ruolo
nella società.
In alcuni dei Paesi più poveri del mondo, dove la sicurezza sociale ed un sistema
pensionistico sono un lusso che non ci si può permettere, il figlio maschio è il solo
che può provvedere per i genitori in caso di malattia e davanti alla vecchiaia. Il figlio
maschio rappresenta lunica polizza di assicurazioni contro le disgrazie e per questo
viene ritenuto prezioso. La figlia, per contro, è considerata soltanto un peso
finanziario. Essa rappresenta un peso per le risorse della famiglia perché la tradizione
vuole che la donna non possa in nessun caso partecipare pienamente alla vita economica
della comunità. Per di più, quando raggiunge letà del matrimonio, essa deve
lasciare la propria famiglia per raggiungere quella del marito. " Allevare una figlia
è come innaffiare il giardino del vicino", dice un proverbio indiano. E la ragazza
è soltanto una residente temporanea , che dovrà un giorno andarsene e per la quale si
dovrà anche pagare una dote spesso pesante.
Di conseguenza, per i genitori, ogni investimento a favore di una figlia è un
investimento a fondo perduto, ed essi sono anche obbligati a spendere somme non
indifferenti per il matrimonio, tanto che non di rado, famiglie con parecchie figlie da
marito si trovano economicamente rovinate.
Questi fattori sono largamente responsabili tanto del terrore che circonda la nascita di
una bambina quanto della tendenza a sbarazzarsi quanto prima di essa o, per quel che
accade più spesso, della totale trascuratezza per ciò che riguarda lo sviluppo del suo
potenziale umano. Se oggi linfanticidio è un fenomeno abbastanza raro,
lindifferenza totale verso lesistenza di una bambina è invece cosa piuttosto
comune.
Tale trascuratezza per la sorte delle bambine si esprime nelle stridenti disparità tra
maschio e femmina per ciò che riguarda la possibilità di nutrirsi, le cure sanitarie e
listruzione. La malnutrizione, per esempio, colpisce nettamente più le ragazze che
i ragazzi. In molte zone rurali dellAsia è permesso alle donne e alle ragazze di
mangiare dopo che hanno finito di mangiare i maschi.
Nelle famiglie povere questo significa che le donne si cibano solo degli avanzi. La
inadeguatezza dellalimentazione rende le donne più vulnerabili anche alle malattie
ed alle infezioni. Le ragazze si ammalano molto più spesso dei ragazzi , ma anche quando
sono ammalate, non ricevono le cure necessarie.
Ricerche e indagini hanno ripetutamente dimostrato che le cure sanitarie per le ragazze
sono decisamente inadeguate rispetto a quelle prestate ai ragazzi e anche quando esse
vengono curate, ciò avviene di solito quando la malattia è già in stato avanzato.
Anche i ricoveri in ospedale segnano uno squilibrio evidente a danno delle ragazze e ciò
accade in parte perché, a causa delle spese da sostenere, le donne vengono abitualmente
affidate alle cure di guaritori tradizionali, piuttosto che di medici qualificati.
DA: "LA SCUOLA NEGATA" ( da " il Mondodomani" , ottobre 1992, di Anne Winter).
I genitori ritengono che far studiare una ragazza sia molto dispendioso
e non comprendono limportanza dellistruzione scolastica. " Se la ragazza
spreca il suo tempo a studiare, come imparerà a cucinare?", è un ritornello
abbastanza comune.
E, si aggiunge, se lei non saprà cucinare, verrà sottoposta alla casa del marito a ogni
sorta di vessazioni (MALTRATTAMENTI), con il pretesto che non sa fare niente.
Per contro, listruzione scolastica può incoraggiare una ragazza a nutrire
aspirazioni più profonde e a rifiutare un ruolo quotidiano che la umilia e la annienta in
tutta la sua vita da adulta. In effetti la donna non può svolgere un ruolo importante
nella società e quindi non ha bisogno di venire istruita e, daltra parte, perché
non è istruita non può svolgere un ruolo importante nella società : il circolo vizioso
( senza via duscita) è così completo.
" Che cosa vuoi fare quando sarai grande?", è stato chiesto a Nakusha, e la sua
risposta è stata : " niente". " Tu non hai quindi alcun sogno da
realizzare ?", La risposta è stata ovvia : " Io non ho alcun sogno perché non
ne posso avere. Dal momento che nella mia vita non ho mai provato nulla di piacevole, come
posso sapere io cosa sia la soddisfazione ?".
IL FUTURO LAVORATIVO delle donne è ancora molto difficile e pieno di ostacoli, per questo
è nato uno specifico programma della CEE : ( da : " Dimensioni Nuove", febbraio
1993, di Claudia Strà) :
Le "donne in carriera" sono ancora poche e il pregiudizio non si è estinto se,
come afferma Ada Grecchi, vicedirettore del personale dell'ENEL e vicepresidente della
Commissione Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, i manager
femminili nel settore amministrativo sono solo lo 0,6 % contro il 99,4 % dei manager
maschi.
LE DUE SEGREGAZIONI:
" Nei confronti della donna - spiega la dott.ssa Grecchi- operano
due tipi di isolamento :
Quello orizzontale, che le relega nel settore dei servizi, cui si dedica il 67,8 % della
forza lavoro femminile;
e quello verticale che la colloca ai livelli medio- bassi dell'occupazione.
In questo periodo abbiamo poi un andamento a forbice : più aumenta la disponibilità di
lavoro femminile, più si contrae l'offerta di lavoro e ne vengono escluse soprattutto
loro, le donne , e soprattutto del Sud.
Il disoccupato "tipo" è infatti : donna, meridionale, laureata.
Le ragazze che si iscrivono all'Università, prediligono le materie umanistiche, come
italiano, storia, filosofia. L'obiettivo è, nella maggior parte dei casi, quello di
dedicarsi all'insegnamento, per avere del tempo libero da dedicare alla famiglia.
Anche le predilezioni maschili nei confronti delle donne vanno in quella direzione :
meglio una moglie insegnante che una moglie manager, o giornalista, che viene avvertita
come più competitiva e quindi più " maschile".
Se una neo-diplomata si sente portata per le discipline scientifiche, al massimo si
iscrive a matematica. A Milano il 70 % degli iscritti a questo corso è femminile contro
il 13 % a ingegneria.
E non è vero, prosegue, che il personale femminile sia meno motivato e più distratto di
quello maschile, né che la cura della famiglia sia tutta al femminile.
Le nuove coppie hanno, almeno nel primo periodo della loro vita insieme, una mentalità
collaborativa e si dividono i compiti.
D'altra parte è ormai raro che in famiglia lavori uno solo, e quando si presenta
l'occasione di far carriera, per uno dei due, la si accetta. In Francia, ad esempio,
l'ente di erogazione ( distribuzione) dell'energia elettrica, ( per intenderci, l'ENEL
francese), , se trasferisce un lavoratore , uomo o donna che sia, provvede non solo alla
ricerca della casa, ma anche alla ricerca di un posto di lavoro per il coniuge.
E' per affrontare seriamente il problema del conflitto dei ruoli, che la COMUNITA' EUROPEA
ha realizzato alcuni piani di durata quadriennale, l'ultimo dei quali è attualmente in
corso ( 1991/1995). L'obiettivo è quello di favorire le cosiddette " azioni
positive", " l'equilibrio tra responsabilità familiari e professionali e la
maggior ripartizione di tali responsabilità tra i due sessi.".
"Azione positiva" è, secondo la definizione data dal Comitato del Consiglio d'
Europa nel 1976, " una strategia destinata a stabilire l'eguaglianza delle pari
opportunità , grazie alle misure da adottare, che permettono di contrastare e correggere
discriminazioni, che sono il risultato di pratiche o di sistemi sociali".
In Italia le "azioni positive" sono previste dalla Legge n. 125 del 10
aprile1991, e riguardano sia la formazione scolastica che la realtà del mondo del LAVORO.
Esse dunque devono essere dirette all'ORIENTAMENTO, che favorisca la diversificazione
delle scelte da parte delle ragazze , e all'organizzazione delle aziende, che ottimizzi (
aumenti il rendimento, diminuendo i rischi) il rendimento collettivo, rispondendo, per
quanto possibile, ai bisogni individuali.
" Diverse sono infatti le necessità di una giovane madre da quelle di un collega
più anziano, o di un collega uomo- spiega Gisella Introzzi, Dirigente della Camera di
Commercio di Milano, Responsabile del Servizio al personale e del Reparto organizzazione e
metodi- Se teniamo conto, sia per orari che per la collocazione nei vari uffici, possiamo
ottenere il massimo vantaggio anche per l'utenza ( coloro che usufruiscono di un servizio
pubblico), che deve essere al centro del nostro interesse."
Utopia ? Forse. Ma forse un progetto che si colloca più in là, sulle nuove frontiere :
non dell'emancipazione, ma della parità.
Prof. Simonetta Colucci, in collaborazione con gli alunni:
Daniela Prot, Ilenia Rostaing, Davide Tolis