VIAGGIO NELLA MEMORIA

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RIFLESSONI SUL VIAGGIO-STUDIO di 4 GIORNI A MONACO-DACHAU-MAUTHAUSEN
(CLASSE III A Scuola Media Statale " C.GOUTHIER" PEROSA ARGENTINA - ADULTI E CORSISTI DELL'UNI3 di PEROSA E VALLI CHISONE E GERMANASCA)

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Dal 28 al 31 ottobre 1997 si è svolto un viaggio-studio in alcuni luoghi della Memoria storica dello sterminio nazista: Dachau e Mauthausen.
Questo viaggio ha unito in un'unica esperienza adulti e ragazzi, che hanno convissuto per quattro giorni con le stesse sensazioni, con emozioni simili o diverse, ma comunque intense, nel viaggio e nelle visite anche ad altri luoghi.

STRALCI DI TESTIMONIANZE SCRITTE DAI RAGAZZI DELLA III A

RIFLESSIONI A CALDO SUL VIAGGIO-STUDIO: ( GLI STRALCI RIPORTATI SI RIFERISCONO PER MOTIVI DI SPAZIO E DI LUNGHEZZA SOLO AI CAMPI DI CONCENTRAMENTO E NON A TUTTE LE VISITE EFFETTUATE - I TEMI SVOLTI SONO INVECE COMPLETI IN OGNI PARTE):

Ci ha guidati il sig. Coalova, deportato a Mauthausen per quasi un anno, fino alla Liberazione. Non diciamo " EX" deportato, perchè abbiamo capito che "ex" i deportati non lo sono mai, " non si è mai ex e mai deportati ", abbiamo letto, "che lo si voglia ricordare o no", "è un'esperienza che cambia totalmente l'esistenza".

"Il Sig. Coalova è stato molto importante, per noi, e molto positivo perchè ci ha spiegato molto bene la vita che si svolgeva quotidianamente all'interno del campo di concentramento di Mauthausen, dove lui ce la fece a salvarsi", scrive Simone e Giordana aggiunge :" Ci ha fatto fare lo stesso percorso svolto da lui quando lo deportarono : è stato molto emozionante. Ci ha spiegato ogni cosa delle baracche, della vita nel campo, che era veramente terribile. Visitare i due lager mi ha aiutata a capire meglio le condizioni in cui dovevano stare i prigionieri. Credevo però che mi avrebbero colpita di più e forse questo non è accaduto perchè sono stati ricostruiti in gran parte..."; "di tutto il campo- scrive Ilenia- sono rimaste intere un paio di baracche, i forni crematori, le camere a gas e , aggiunge Stefania, la stanza di sezionamento e dove conservavano i corpi". Sempre Stefania aggiunge :"...appena sono entrata dentro a Dachau ho sentito il sangue gelarmi, mi è venuta persino la pelle d'oca; forse adesso i campi di concentramento non fanno neanche più tanto effetto perchè è quasi tutto rifatto; però è meglio vederli dal vivo che sentirli descrivere. Le cose che mi hanno fatto più impressione , forse voi pensate che siano state le camere a gas, invece sono stati i forni, i vestiti e le foto. In particolare a Mauthausen mi ha fatto molto effetto la stanza dove conservavano i morti : qui ho provato un senso di angoscia, volevo andarmene dalla stanza, immediatamente, volevo uscire, vedere il cielo, prendere aria. Arrivata a casa ho detto a mia madre che le avrei fatto vedere le foto ma che non le avrei raccontato nulla, perchè o queste cose le constati tu con i tuoi occhi e le tue mani, oppure non puoi capire."

Ancora Simone ( e come lui, la maggioranza della classe) aggiunge :"Quello che ci ha colpito di più sono stati i forni crematori e le camere a gas, in quanto è davvero atroce pensare che realmente le persone venivano bruciate e asfissiate a centinaia."

Ilenia prosegue riflettendo sul freddo :" A Dachau, mi ha impressionato molto il gelido vento che penetrava nelle ossa, e mi ha fatto riflettere : se noi che avevamo freddo con la giacca a vento, ed eravamo ben nutriti, loro cosa dovevano fare solo con una misera camicia e senza mangiare?"

Lara riflette più in generale :" Entrambi i campi sono stati significativi per me, perchè mi hanno fatto capire dove e perchè molta gente era morta. Hanno risposto a molte domande che mi ero posta, per esempio: come era effettivamente il loro vestiario? Come dovevano vivere? E soprattutto come erano maltrattati? Sì tutto questo non l'ho visto, ma già da fuori, da quell'impetuosa muraglia, mi sembrava di sentire orrore e maltrattamento, se pure sono passati più di 50 anni. Lo vedevo negli occhi del Signor Coalova che quel che raccontava non erano fandonie, ma fatti che, purtroppo, erano accaduti. Lo leggevo sul viso dei deportati, che erano in quei vari filmati che abbiamo visto. No, non possiamo dimenticare solo perchè è passato così tanto tempo, dobbiamo fare nostra la testimonianza di molti deportati ancora vivi.(...) Se da grande avrò ancora questa opportunità andrò di nuovo a visitarli, affinchè non scompaiano mai dai miei pensieri."

Anche Davide si è posto alcune domande :" cosa pensavano i tedeschi quando facevano quello e perchè l'hanno fatto? Quando siamo entrati in Dachau...si trasformò tutto in ricordo dei tanti documentari che avevamo visto, testimonianze lette sui libri, e la testimonianza del Signor Coalova . Ogni volta che vedevo una foto di chi viveva lì , ogni baracca che vedevo, mi chiedevo come degli esseri umani potevano trattare altri esseri umani in quella maniera.(...) A Mauthausen questa sensazione di dispiacere si evidenziò di più perchè con noi c'era il Sig.Coalova che ci fece fare lo stesso percorso che fecero fare a lui, quindi, in parte, quello che provava lui lo provavo anch'io, in parte. Noi soffrivamo meno rispetto agli adulti, perchè ormai sono passati 50 anni, e gli adulti sono più vicini a quei periodi."

Rispetto al rapporto con gli adulti durante il viaggio, Valentina scrive: "durante quei 4 giorni, mica brutti, convissuti assieme a loro, ho capito che non erano affatto un peso, quasi non li sentivo! Anzi, loro facevano di tutto per rendersi simpatici e difatti lo sono stati, inoltre sono stati molto gentili e graziosi con noi : ci offrivano caramelle, cioccolate e tanti altri dolciumi.(...) - e prosegue analizzando i campi- Andando in gita in questo periodo, abbiamo potuto constatare e provare alcune sensazioni che provavano i deportati nei lager, ad esempio il terribile freddo che ammazzava persone, irrigidiva tutti gli arti, provocava gravi malattie ... ed infine dava un aiuto ai nazisti nel distruggere ed eliminare la gente contro il regime nazional-socialista.(...). In questi due campi, come in tutti gli altri, furono internati intellettuali, polacchi, omosessuali, criminali, politici, italiani e, in particolar modo, Ebrei. Qui la gente non aveva più nome, ma un numero(...) non era più se stessa ma una povera, orribile macchina grigiastra obbligata a lavorare per ore e ore a beneficio della potentissima Germania. All'interno di questi campi provavo molte e diverse sensazioni : continuavo a ripetere dentro di me una delle domande che ancora non riesce a trovare risposta : Ma come è potuto accadere? Tutto questo è impossibile, è pazzesco che la mente umana sia arrivata al punto di compiere tali idiozie, cose dell'altro mondo... Mi faceva senso camminare sulla ghiaia , la stessa ghiaia dove al momento della liberazione vi erano ammassati migliaia e migliaia di cadaveri di diverse nazioni, lingue, religioni...Nelle baracche, dove vi erano alcuni letti a castello, ormai ricostruiti, ho avuto l'impressione di essere circondata da gente scheletrica, senza più forze, coricata in quelle strette e scomode cuccette. In quell'istante mi vennero in mente i testi letti sui libri storici, frasi che descrivevano le baracche e la vita all'interno di queste ; "Se questo è un uomo" mi chiedevo, e ricordavo le lezioni ed i dibattiti tenuti a scuola. Durante la visita alle mostre e alla visione del filmato, a Mauthausen, provavo pena e dolore, mi sforzavo a guardare sia le foto che le immagini, perchè , se non le guardavo ora che ero lì, quando le avrei più riviste? Mi hanno fatto senso i vestiti, le scarpe, gli zoccoli, i pantaloni e le casacche strisciate perchè alcuni di questi indumenti si vedeva che erano stati utilizzati: erano "sporchi", rozzi, ... e mi dicevo che questi erano stati indossati da persone innocenti, senza colpa...All'interno delle camere a gas provavo un senso di chiuso, perchè pensavo che qui erano state tratte in inganno moltissime persone con la scusa di andare a fare la doccia. Invece i forni cercavo di evitarli, di non stare troppo tempo davanti ad essi perchè non riuscivo ad immaginarmi che al loro interno e su quelle barelle erano stati cremati milioni e milioni di persone."

Anche Luca parla dei rapporti con gli adulti e sottolinea che " A livello di compagnia non si poteva chiedere di meglio, i signori dell'UNI3 e gli adulti che viaggiavano con noi sono stati gentili a offrirci sempre caramelle, molto simpatici sia con i dialoghi che con atteggiamenti scherzosi che hanno reso il viaggio meno pesante" (...) e prosegue dicendo che" Quello che mi ha coinvolto in un profondo pensiero è stata una sensazione di disgusto e di rabbia nei confronti delle azioni commesse dai nazisti..."

"Di questa gita -scrive Alessio- mi ha interessato di più la visita ai campi di concentramento... Il campo di Dachau è stato ricostruito all'interno in parte, mentre le camere a gas e i forni crematori ,intatti, sono quelli già esistenti allora, sono quelli che colpiscono profondamente nel cuore. Adesso era tutto in ordine, sembrava quasi un giardinetto, ma ho immaginato cosa doveva essere quella struttura nel periodo in cui vi erano i prigionieri e quello che si è svolto dietro quelle mura, ma ho pensato che non mi farò mai un'idea giusta delle atrocità commesse qui. Inoltre nel campo di Dachau vi era un museo, dove vi erano raccolte immagini, fotografie, documenti, didascalie, che mi hanno fatto pensare e alcune accapponare la pelle. In particolare mi ha colpito una frase che raccoglie in sè il significato di tutto quello che è successo , scritta da un filosofo tedesco verso la metà dell'ottocento : " COLORO CHE BRUCIANO I LIBRI FINISCONO CON IL BRUCIARE ANCHE GLI UOMINI". (...) A Mauthausen ...mi ha colpito profondamente la bellezza del luogo, questo paese è situato sulla riva sinistra del Danubio, mi sembra impossibile che in questa oasi di pace e tranquillità si sia potuta distruggere la vita di tante persone, sia fisica che spirituale. Una lunga, ripida stradina conduce alla fortezza che subito dà esempio della durezza di quel luogo, come ci ha anche spiegato il Sig. Coalova :" quando siamo arrivati lassù ci mancava il respiro, sia per la camminata, spinti dalle SS con i cani, che per la vista di quell'immane costruzione illuminata a giorno".(...) Mentre seguivo le parole del Sig.Coalova pensavo che io vedevo tutto quello che lui aveva vissuto in prima persona, anche se era tutto molto triste, per me non andava al di là dell'immaginazione, mentre lui certamente rivedeva i visi dei compagni, riviveva le loro tristi vicende, mentre io vedevo un semplice camino, lui rivedeva le alte fiammate che salivano e si sprigionavano da esso! Alla fine della visita noi abbiamo deposto una corona davanti al monumento italiano, ed io ho pensato che noi potevamo non deporre questa corona se questo non fosse successo."

Conclude Elisabetta, riflettendo sul fatto che " non sia una buona idea aver ricostruito gran parte dei campi. Ora è tutto bello, i prati verdi sono ben tenuti, gli enormi campi deserti e silenziosi... ( come scrive Federica :" sembrano dei grossi magazzini...perchè troppo rifatti"), un tempo era tutto diverso, urla e spari continui...vittime...tutto ciò è stravolgente. Molti mi chiedono come è andato questo viaggio e io mi limito a rispondere un "bene" perchè altro non riesco a dire, mi sono spesso chiesta il perchè di questa reazione, e, durante un incontro che abbiamo avuto tutti insieme i partecipanti al viaggio, confrontando le nostre emozioni sotto la guida di una psicologa, ho trovato che non sono solo io ad avere questo problema, ma molti dei miei compagni sono come me ; hanno colpito loro di più i film, ma quando qualcuno chiede le loro impressioni , non rispondono.(...) Nei film vediamo tutti quei poveri bambini, uomini, donne e soprattutto anziani che muoiono a causa della fame, delle malattie e delle dure condizioni di vita. Ma nella realtà non riusciamo a pensare che tutto questo sia accaduto solo circa 50 anni fa.".

GLI ALUNNI DELLA III A : Marco, Raffaele, Michel, Fabrizio, Alex, Alessio, Sabina, Elisabetta, Federica, Valentina, Simone, Giordana, Luca, Michela, Stefania, Daniela, Lara, Ilenia, Andrea, Daniele, Davide ( e Cinzia, di riflesso, perchè si è ammalata e non ha potuto partecipare al viaggio).

Come insegnanti-accompagnatori al viaggio dobbiamo dire di aver fatto un'esperienza indimenticabile, un viaggio nella Memoria Storica, ma non solo, che ha lasciato un grosso segno in tutti noi. Anche l'esperimento di unire ragazzini di una III Media con adulti ha funzionato in maniera molto costruttiva, tanto da avere commenti positivi anche da parte di coloro che inizialmente erano scettici. E' stato, si può dire, un " aiuto" vicendevole che ha convinto gli uni e gli altri del fatto che ogni persona può aiutarne un'altra, soprattutto in momenti difficili. Davanti al dolore e all'angoscia di qualche adulto i ragazzi sono stati dapprima in un silenzio " solidale", in seguito hanno cercato di " sollevarli" distraendoli; con i ragazzi, invece, gli adulti sono stati affettuosi compagni, che hanno capito un "diverso modo di soffrire" e di partecipare al dolore, per cui li hanno " coccolati" ed " adottati" ma anche trattati come persone responsabili, anche se giovani. Dopo questa esperienza siamo " cresciuti" un po' tutti : adulti e ragazzi.

Ora la CLASSE III A lavora su questo ipertesto, sul SITO INTERNET che ha questo indirizzo: HTTP://perosa.alpcom.itscuola.media/", in cui, partendo dal libretto che aveva stampato lo scorso anno, affronta anche le tematiche relative a questo viaggio.

Molto significativa per noi è stata la partecipazione del Sig. Coalova, che ci ha guidati lungo il percorso di Mauthausen, per noi è stato non solo una guida , ma anche una "compagnia" eccezionale, utilissima e sensibilissima, che ha saputo coinvolgere tutti sentimentalmente e storicamente.

Nella sua esperienza di deportato ha pure avuto modo di incontrare Jacopo Lombardini, che abbiamo voluto ricordare poi tutti insieme sia durante il viaggio, leggendo alcuni passi dal libro " Un protestante nella Resistenza" di Mastrogiovanni, sia lasciando a Mauthausen uno scritto in ricordo della sua figura.

Per poter effettuare questo viaggio senza gravare economicamente in maniera eccessiva sulle famiglie, e per poter permettere a tutti i ragazzi di partecipare, anche ai meno abbienti, abbiamo presentato un progetto di " viaggio-studio", chiedendo ed ottenendo diversi finanziamenti : da molte ANPI, dai Comuni di residenza dei ragazzi, dalla Presidenza della Camera dei Deputati ( On. Violante), dalla Regione Piemonte. Solamente grazie a questi contributi siamo riusciti a "vivere" intensamente alcune pagine della nostra storia. Dobbiamo ringraziare tutti quanti per la sensibilità dimostrata. I contributi non sono stati solamente economici, qualcuno ci ha pure aiutati con consigli ( per esempio Bianca e Nemo Polliotti, Gianni Oliva, Marica Bertolotto...), partecipando agli incontri preparatori ( per esempio Berruto), indirizzandoci lì dove ci mancava l'esperienza ( tante persone che non possiamo elencare per motivi di spazio...), sollevandoci moralmente nei momenti di panico o depressione " da organizzazione", ( compresi, per esempio, la Sig.ra Tiziana Bouchard, Michela Tiso, Elena Gariglio, Mariella Coalova e l'autista del pullman, Rossano, che ci ha dato un grosso contributo in Germania e Austria e quando eravamo in difficoltà.). Grazie a tutti, anche a quelli che non abbiamo nominato, ma che sono nei nostri pensieri e che sanno di esserci venuti incontro come potevano.

Ora abbiamo allo studio una mostra pubblica, come "conclusione visiva e di riflessione" sul viaggio, che vuole raccogliere tutto il materiale che siamo riusciti e che riusciremo a mettere insieme: filmati amatoriali ed originali, fotografie, testi che saranno scritti dai ragazzi e testi e documenti originali, cartelloni sull'esperienza e la storia dei campi di sterminio, compresi quelli su uno studio particolare che i ragazzi stanno concludendo sulla figura di D. Bonhoeffer sotto il nazismo ( per i quali ci ha guidati il Pastore Lucilla Peyrot della Chiesa Valdese di Pomaretto).

Per la CLASSE III A : Simonetta Colucci Ribet e Giuseppe Ramella


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 Riflessioni sulla gita:

 La gita scolastica svoltasi il 28,29,30 e 31 ottobre 1997 è stata veramente una bella esperienza. Non pensavo mai e poi mai che in terza media sarei andata all’estero, da sola e con i corsisti dell’UNI3.
All’inizio, cioè diverse giornate prima dalla partenza, pensavo che sarebbe stato barboso andare in gita con i corsisti dell’Università della Terza Età, di Perosa Argentina e valli; poi, durante quei quattro giorni mica brutti, vissuti insieme a loro, ho capito che non erano un peso, quasi non li sentivo! Anzi, loro facevano di tutto per rendersi simpatici e in effetti lo sono stati, inoltre sono stati anche gentili e graziosi con noi: ci offrirono caramelle, cioccolate e tanti altri dolciumi durante il viaggio di andata e di ritorno. Questi non sono stati pesanti perché cantavamo, ci raccontavamo barzellette, guardavamo alla tv "Speed", e il "Ciclone", due film divertenti, insomma ridevamo tanto che ne avevamo e il tempo volava. Guardando fuori dal finestrino del pullman vedevo scorrere davanti ai miei occhi paesaggi bellissimi, pianure verdi intersecate da piccole collinette sopra le quali vi erano graziose casette, curate e ben tenute. Ad un tratto, la distesa verde era spruzzata dalla prima neve, poi abeti, castagni e tanti altri tipi di alberi tingevano il paesaggio di verde scuro, marroncino, giallo, rosso, verde pastello… i colori tipici dell’autunno. In Germania e in Austria, le vie di comunicazioni sono pulitissime, non c’è un pezzo di carta in giro, beh… non esageriamo qualcosa sì però sempre meglio dell’Italia. Le strade sono strutturate in modo ottimale: una striscia per i pedoni, i noti marciapiedi, la pista ciclabile presente ovunque vai, ed infine una o più corsie addette alla circolazione di automobili, pullman, camion, tir… la gente va al lavoro o a far la spesa in bici difatti non ho mai visto tante biciclette come ne ho viste in quei giorni. Sembra impossibile, persone anziane, giovani, di mezza età che pedalano a più non posso per raggiungere la propria meta e con il freddo che fa!! Le fontane ancora ricche d’acqua sono un unico ghiacciolo biancastro, dalle bocche umane esce un bianco fumo, la popolazione è ben coperta: indossa giacconi, guanti, sciarpe, cappelli… si sta preparando al nuovo e gelido inverno!
Andando in gita in questo periodo, abbiamo potuto constatare e provare alcune sensazioni che provarono i deportati nei lager, ad esempio il terribile FREDDO che ammazzava persone, irrigidiva tutti gli arti, provocava gravi malattie…ed infine dava un aiuto ai nazisti nel distruggere e nell’eliminare la gente che era contro il regime nazionalsocialista (salito al potere nel marzo del 1933, capitanato da HITLER, soprannominato Fuher. Quest’ultimo voleva che la Germania fosse popolata da una sola e unica razza quella ariana: alti, occhi azzurri e capelli biondi.)
E’ proprio per questo che sono sorti i campi di concentramento e di sterminio. Noi siamo andati a visitare Mauthausen, che si trova in Austria e Dachau che fu il primo campo ad essere aperto.
In questi 2, come in tutti gli altri, ancora esistenti e no, furono internati intellettuali, zingari, polacchi, omosessuali, criminali, politici, italiani, e in particolar modo Ebrei.
Qui la gente non aveva più nome, ma un numero tatuato sull’avambraccio sinistro, non era più la stessa ma una povera, orribile macchina grigiastra obbligata a lavorare per ore e ore a beneficio della potentissima Germania. Qui veniva tolta ogni speranza di vita e di libertà. Non c’era via di uscita se non la morte attraverso il camino.
All’interno di questi campi provavo molte e diverse sensazioni: continuavo a ripetere dentro di me una delle domande che ancora non riesce a trovare risposta "Ma come è potuto accadere?" "Tutto questo è impossibile, è pazzesco che la mente umana sia arrivata al punto di compiere tali idiozie, cose dell’altro mondo…"
Mi faceva senso camminare sulla ghiaia, la stessa ghiaia dove al momento della liberazione vi erano ammassati migliaia e migliaia di cadaveri di diverse nazioni, lingue, religioni…
Nelle baracche dove vi erano alcuni letti a castello, ormai ricostruiti, ho avuto l’impressione di essere circondata da gente scheletrica, senza più forze, coricata in quelle strette e scomode cuccette. In quell’istante mi vennero in mente i testi letti sui libri storici, frasi che descrivevano le baracche e la vita all’interno di queste. "Se questo è un uomo" mi chiedevo e ricordavo le lezioni e i dibattiti tenuti a scuola.
Durante la visita alle mostre e alla visione del filmato, a Mauthausen provavo pena e dolore, mi sforzavo a guardare sia le foto che le immagini perché se non le guardavo ora che ero lì quando le avrei più riviste? Mi hanno fatto senso i vestiti, le scarpe, gli zoccoli, i pantaloni e le casacche strisciate perché alcuni di questi indumenti si vedeva che erano stati utilizzati: erano "sporchi", rozzi, "frustati"… e mi dicevo che questi erano stati indossati da persone innocenti, senza colpe, solo con un’idea politica diversa da quella del "REGIME".
Le cose che mi hanno fatto maggiormente impressione e mi hanno colpito di più sono state le camere a gas e i forni crematori. All’interno delle prime provavo un senso di chiuso perché pensavo che qui erano state tratte in inganno moltissime persone con la scusa di andare a fare la doccia. Invece i forni cercavo di evitarli, di non stare troppo tempo davanti ad essi perché non riuscivo a immaginarmi che al loro interno e su quelle barelle erano stati cremati milioni e milioni di persone. Oltre a tutte queste vicende penose, ricche di dolore ma interessanti ci sono stati momenti belli, allegri e ricchi di cultura dall’antichità ad oggi, ad esempio tutta la mattinata dedicata alla visita del Deutsches Museum. Un museo bellissimo, enorme: 300 sale dove si vive lo sviluppo delle scienze naturali e della tecnica, dalle origini ai giorni nostri, colmo di affascinanti modellini e invenzioni di ogni genere dall’aeronautica alla nautica, dall’automobilismo al motociclismo e ciclismo, dalle miniere alle galassie, dalla scrittura alla stampa…Una cosa nuova e particolare che ho appreso in questa gita d’istruzione è stata la cucina sia tedesca che austriaca difatti sia a pranzo che a cena mangiavamo minestra o crema di funghi (forse piatti tipici e perché cose calde in paesi freddi) serviti in tazzine, carne e verdura bollite senza condimento ed infine il dessert. Durante questa "vacanza" ho avuto pochi dispiaceri uno di questi è stato quello di non poter visitare il castello di Neuschwanstein, bellissimo da fuori ma chissà dentro perché siamo arrivati proprio mentre chiudeva! Comunque con o senza imprevisti questa è stata una gita istruttiva ma anche divertente, di certo da non DIMENTICARE.

Valentina Laggiard

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