LA RESISTENZA

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RESISTENZA NELLE VALLI VALDESI

Abbiamo trovato un interessante articolo di B.Peyrot sulla RESISTENZA NELLE VALLI VALDESI. Siccome esce un po’ dalle comuni analisi del problema, abbiamo pensato di inserirlo, anche se affronteremo più avanti il tema più in generale.
L’autrice afferma che nelle Valli Valdesi la Resistenza non fu riconosciuta come " valdese", ma che fu "un avvenimento, un’esperienza politica totalmente LAICA; tuttavia nelle valli valdesi si verificò un’alta adesione di giovani, contadini e intellettuali....molti partigiani...sottolineano la spontaneità di una scelta che, si dice, non poteva essere che dalla parte della "montagna".
Dietro questa scelta massiccia, però, sembra esservi una non volontaria, ma un’abitudine ormai interiorizzata, alla SCELTA, che "proviene da una lunga EDUCAZIONE protestante centrata sul protagonismo individuale e l’autoorganizzazione."La Chiesa, in fondo, non prese mai ufficialmente posizione contro il regime fascista., e, nelle Valli, in ogni caso, la Resistenza "ebbe fasi osservabili in quasi tutte le vallate alpine dell’Italia Settentrionale. Dopo l’8 settembre, a una prima sensazione di totale sbandamento, in cui mancavano i punti di riferimento politico, seguì una rapida organizzazione delle bande partigiane che si davano alla macchia, rifornendosi di armi e vettovaglie recuperate nelle prime imboscate ai presidi fascisti o alle caserme ; di fronte ai partigiani c’era la prospettiva di un lungo e rigido inverno senza la sicurezza di poter resistere."
Intanto in Italia si consumava la disfatta più totale delle forze politiche di Badoglio e dei fascisti. Dopo il 25 luglio e dopo ancora l’8 settembre , i nazisti fecero arrivare in Italia 26 divisioni, preparandosi all’occupazione.
Badoglio e la monarchia non avevano alcun piano per difendere il Paese. Infatti dopo lo sbarco alleato in Sicilia e l’avanzamento delle truppe alleate, l’Italia era divisa in tre parti : il SUD sotto gli alleati anglo-americani, il CENTRO occupato dai tedeschi e il NORD percorso dalla guerriglia partigiana.
Nelle Valli , mentre in Val Pellice operavano " la Brigata d’assalto garibaldina " Carlo Pisacane", e una decina di bande facenti capo a " Giustizia e libertà", in Val CHISONE operavano brigate autonome : una varietà di orientamenti che a poco a poco converge su alcuni obiettivi e intenzioni comuni, come la necessità di unificare i comandi in vista della LIBERAZIONE dal nazi-fascismo, e la partecipazione ai costituendi CLN ( Comitati di liberazione nazionale), aperti a tutte le forze politiche."
Nelle parrocchie valdesi ogni pastore fece la sua scelta individuale, chi scrivendo diari giornalieri su ciò che accadeva, chi seguendo ruoli di cappellano militare, chi la cura d’anime ai sofferenti. In mille modi ci furono interventi che aiutano a capire come il ministro di culto valdese " ha concepito durante gli anni di guerra, il proprio impegno vocazionale, così come accanto ai pastori si devono accompagnare i nomi di tantissimi LAICI che hanno fatto la scelta partigiana."
Tutti hanno il diritto di essere ricordati, non soltanto quelli " entrati nella storia "ufficiale" della Resistenza. ...un periodo così complesso, così contraddittorio, così breve, anche, " deve essere ricostruito a partire dal percorso della vita di ognuno, così si potrà trovare sia la continuità che la rottura con il passato e la forza per il NUOVO, contro le paure e le cose non dette. Perchè su queste nuove basi si possa studiare e ricordare, ma in vista di un nuovo mondo, il periodo 1940/45, " così fondante per la storia italiana e così abusato".

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DIARIO DI GUERRA 1 - 1940/1945

Dalla " CRONOLOGIA DEGLI AVVENIMENTI BELLICI SVOLTISI NEL TERRITORIO DELLA PARROCCHIA DI POMARETTO DURANTE LA GUERRA 1940- 1945", scritta dal Pastore Guido Matthieu, riportiamo alcune parti significative esattamente come compaiono nel testo originale :
10 giugno 1940 : L’Italia dichiara guerra alla Francia. Passaggio di truppe e accantonamento di alcuni reparti nel CONVITTO di POMARETTO. 26 giovani della Parrocchia di Pomaretto sono sul fronte occidentale e vari altri sonodisseminati un po’ ovunque in diversi settori del teatro delle operazioni.
12 giugno 1940 : Nelle prime ore della notte si avverte il passaggio di aereoplani diretti su Torino che subisce il primo BOMBARDAMENTO.
11 novembre 1942 : Esco verso le ore 21 dalla Scuola dei Cerisieri, dove ho tenuto una riunione serale, e udiamo sul nostro capo il via vai di numerosi apparecchi che puntano su Torino. Lascio andare i giovani che sono con me ad un " belvedere" non distante e mi precipito a casa per tranquillizzare i miei familiari. In direzione di Torino molti bagliori e lontani boati di BOMBE. Ad un tratto un rumore insolito d’aeroplano che pare precipitare. Imprudentemente accorro sul balcone della mia abitazione... Un bagliore mi investe seguito da un crepitio strano che termina con un formidabile scoppio. Un aeroplano ricacciato dall’ANTIAEREA e forse da questa colpito ha lasciato andare tutto il suo carico formato da numerosi spezzoni incendiari e da una bomba di grosso calibro che cade nei pressi della frazione Rio Agrevo, per fortuna in aperta campagna, senza altra conseguenza che una buona dose di spavento da parte di tutti e la rottura di vetri e di serramenti alle abitazioni più vicine. Perosa riceve così il battesimo del fuoco.
8 settembre 1943 : Sbandamento impressionante dei reparti dell’esercito di stanza nella nostra VALLE. Gruppi di soldati in divisa incompleta, alcuni carichi, altri affamati, alcuni in cerca di abiti borghesi, altri di una via traversa, desiderosi soltanto di raggiungere le proprie case nel minor tempo possibile. (...).
Primi di ottobre 1943 : Reparti della "Flak" vengono a presidiare PEROSA con l’intenzione di piazzare antiaeree nei dintorni per la difesa delle OFFICINE di VILLAR PEROSA.
19 novembre 1943 : Primo BOMBARDAMENTO di Villar Perosa senza conseguenze per le persone e per i beni sul territorio della Parrocchia . Forte impressione soprattutto fra i membri di Chiesa dei quartieri dell’INVERSO PINASCA.
3 gennaio 1944 : Ultimo BOMBARDAMENTO di Villar Perosa senza conseguenze...
17 febbraio 1944 : Da qualche tempo si sono andate formando bande PARTIGIANE che accolgono nel loro seno numerosi nostri giovani i quali preferiscono la via della montagna a quella additata loro dalla chiamata del Governo repubblicano NEO-FASCISTA. Fin dal mattino si nota un andare e vieni insolito di partigiani che meditano un colpo di mano a Villar Perosa. Numerose mitragliatrici sono piazzate nei punti strategici degli immediati dintorni del concentrico di Perosa per sventare un eventuale attacco. Sono le prime ore del pomeriggio, e sono da poco di ritorno dalla cerimonia commemorativa del 17 FEBBRAIO della Parrocchia di Villasecca, quando avverto i primi colpi di fucile e di bombe a mano che giungono da PEROSA.(...) Un reparto agguerrito di S.S. germaniche si sta scontrando con il gruppo di partigiani attardatisi a PEROSA. Bilancio dello scontro : Una buona parte della popolazione maschile tradotta in un ampio cortile di PEROSA, costretta a tenere le mani alzate; i più giovani con la faccia volta al muro, costantemente minacciati di fucilazione se si muovono. In presenza di tutti viene finito a colpi di calcio di fucile un giovane partigiano. (...) Assetata di sangue e di vendetta la soldataglia irrompe nell’abitato e, scorto il Pons, che dalla stalla, dove si è tenuto tutto il giorno perchè indisposto, si reca nell’abitazione, si fanno condurre da lui, tacciandolo di BANDITO, nella propria casa col pretesto di una perquisizione.
Ventura vuole che il fucile da caccia di Pons, arma denunciata e di cui il Pons possiede i documenti, sia appeso alla parete sopra il letto. Basta quella vista per riaccendere il furore della soldataglia che scarica le sue armi sull’infortunato, mentre curco sul cassetto aperto del comò sta cercando il documento da presentare a sua giustificazione....
21 marzo 1944 : Da PEROSA i tedeschi stanno spiando i minimi movimenti di persone sulle pendici dei monti e nei dintorni dei villaggi e, dove sospettano, colpiscono col cannone e col mortaio. (...) Sono le 14 circa del pomeriggio quando vengono ad avvertirmi che il VILLAGGIO DEI PONS è in fiamme. Ne provo un grande raccapriccio e vorrei accorrere subito, ma ne sono sconsigliato, è ancora troppo pericoloso. Cerco di avere più dettagliate notizie. Si parla di morti e di feriti. Non resisto più e mi reco all’abitato più prossimo al villaggio. La scena è tra le più impressionanti. L’intero villaggio ( BORGATA PONS) è in fiamme e non si ode che, da una parte il crepitio delle armi da fuoco che va man mano morendo, e, dall’altra quello degli incendi che divampano sempre di più, alimentati dal vento. Al villaggio è inutile che si rechi perchè è deserto, i superstiti essendo fuggiti sotto le crudeli minacce della soldataglia incendiaria....

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Le macerie della borgata Pons dopo l'incendio

DIARIO DI GUERRA 2: incendio della borgata Pons

... C’è un ferito provvisoriamente ricoverato in casa Grill al Plan per cui è necessario provvedere il trasporto all’ospedale. Adagiato su una barella improvvisata ( una scatola con cuscini e coperte) lo trasportiamo all’ospedale dove gli vengono subito prodigate le cure del caso.
Chi sono i morti? Come mai sono stati uccisi? Perchè il villaggio è stato incendiato? Sono le domande alle quali mi rispondono gli abitanti stessi dei PONS che mi raccontano , con lo sgomento negli occhi e nella voce, l’accaduto. Sette soldati tedeschi appartenenti alle S.S. germaniche provenienti da Perosa sono penetrati nel villaggio sparando all’impazzata e invitando gli abitanti a fuggire., ma mentre le donne ed i bambini rimasti nel villaggio ( che la maggior parte aveva cercato rifugio nella vicina galleria della grafite) s’avviano per la strada che conduce al villaggio superiore vengono investiti dai colpi dei parabelli ed è un miracolo se una sola donna ottantenne riporta ferite.
Quattro sono gli uccisi : BARET FERDINANDO, di anni 59, conoscendo il tedesco può evitare che la propria casa sia incendiata, ma mentre si recava ad impedire ad un altro gruppo di soldati di appiccare il fuoco al fienile è da questi senza altra formalità colpito mortalmente; BARET ALBERTO, di anni 69, fratello del precedente. Vista la propria casa in preda alle fiamme cerca riparo in quella del fratello. Sta seduto su una sedia a sdraio, affranto e desolato quando giungono gli uccisori del fratello i quali, qui pure senza altra formalità, lo freddano. BERNARD ARTURO, di anni 40, Uscito dalla stalla attraversa il breve spazio prospicente , quando lo raggiunge una raffica che lo atterra. BONAUDO ALFREDO, di anni 38, è seduto sull’uscio di casa, ha le sue carte d’identità personali in mano , ma quei documenti non sono neppure guardati, e viene colpito a morte. Il suo cadavere con quello del precedente viene trascinato verso le fiamme che divampano.
La loro cremazione è evitata dai primi accorsi, non appena la pattuglia incendiaria si è allontanata non senza aver fatto bottino di quanto più prezioso ha trovato.
Durante questo rattristante episodio che ha costato la vita a quattro uomini e la perdita di molti beni a nove famiglie, un carro armato sorveglia dal Brancato ogni movimento e di quando in quando fa udire la voce sinistra e intimidatoria del suo cannoncino.
Al padre di un’avvenente figliuola , catecumena del terzo anno, è avanzata la proposta " o la figliuola per noi, o la casa alle fiamme", , " la casa alle fiamme", è stata la fiera risposta. E poco dopo le fiamme lambivano col loro vorace amplesso l’oggetto di tanti anni di lavoro, di tanti sacrifici, di tante economie!
La sera mi ritrovo nella cantina del presbiterio con la mia famiglia, con i fratelli e le sorelle della sera prima cui si sono aggiunti alcuni sinistrati dei Pons; e fra quelle mura umide, che forse non hanno mai udito una preghiera, echeggia l’invocazione " Signore, aiuta, Signore, consola, Signore, benedici".
22 Marzo 1944 - Sono le 10 del mattino e mi trovo nel mio studio con alcune persone influenti di Perosa venute ad invitarmi a ben volerle accompagnare ad un abboccamento che deve avere luogo nel pomeriggio a Perrero con capi PARTIGIANI della zona, per invocare una tregua d'accordo con il Comando Germanico. Pende infatti su POMARETTO una seria minaccia di incendio perchè il Comando Germanico ha la convinzione che si tratta di un covo di BANDITI giacchè la battaglia dei giorni precedenti ha avuto inizio di lì. Dopo un lungo colloquio che ha luogo in una sala del presbiterio di Perrero i Capi PARTIGIANI acconsentono e l'incontro loro con il Comando TEDESCO per le trattative è fissato per l'indomani alle ore 15.
Ridiscendo a POMARETTO con il cuore più leggero, c'è ancora una speranza. Ma non appena metto piede a terra qualcuno ci dice che son giunte truppe e carri armati, e che il Comandante di essi non intende incontrarsi con i PARTIGIANI.
Ricorriamo allora alle massime autorità di PEROSA e si finisce con l'ottenere che l'incontro abbia luogo ma non più alle 15 bensì alle ore 14. Il cielo si rabbuia, le speranze di un accomodamento si fanno sempre più sottili. E' consigliabile fare sfollare i bambini di Pomaretto e mentre mia moglie accompagna le mie figliole a Pinerolo e altre famiglie fanno altrettanto, io provvedo a mettere al sicuro documenti dell'archivio e i valori della Chiesa sotterrandoli dopo averli rinchiusi in una cassetta di ferro. Non posso dire tutte le mie impressioni che provai compiendo quell'atto, mi pareva di seppellire il mio cuore.
23 Marzo 1944- La mattinata è da tutti impiegata a mettere al riparo il più possibile le masserizie, aspettando con ansia le ore 14. Mi porto a Perosa per conoscere immediatamente il risultato dell'incontro. La cittadinanza è in assetto di guerra. Alle ore 15 meno alcuni minuti vediamo passare la macchina dei parlamentari partigiani di ritorno. Abbiamo l'impressione che nulla è stato concordato e l'impressione è confermata poco dopo da un colpo di cannone che segna l'inizio dell'attacco.
Alle 15,30 doveva aver luogo la sepoltura delle salme degli uccisi dei PONS trasportati d'ordine senza bara alla camera mortuaria e la cui tumulazione doveva avere luogo in una forma privatissima. Il momento non è favorevole per la funzione e rimango a Perosa dove giunge già il crepitio delle mitraglie alternato con scoppi fragorosi. (...)
24 Marzo 1944- Verso le ore 16 mi trovo al cimitero di Pomaretto . Vi sono quattro fosse scavate di recente che devono accogliere le quattro salme dei caduti dei PONS. Il momento è tra i più commoventi ch'io abbia sperimentato in vita mia e soprattutto durante il mio ministerio. Soltanto gli stretti parenti sono presenti. Scendono nei nostri cuori afflitti e ci sembrano strane le parole :" Credo in Dio Padre onnipotente", ma ci fanno del bene.
26 Marzo 1944- Un reparto REPUBBLICANO (della REPUBBLICA DI SALO') presidia Pomaretto insieme con elementi TEDESCHI. Ci giunge notizia della morte in combattimento alla Roussa ( Val CHISONE) del giovane Vola Remo dell'Inverso Pinasca , di 19 anni. Sono chiamato a presiederne i funerali nel cimitero di Castel del Bosco. Nel frattempo, però, il Comando Germanico ha negato la funzione religiosa e siccome mi trovo sul posto assisto commosso alla inumazione.
La Signora e la Signorina Gay, rispettivamente madre e sorella di due PARTIGIANI fra i migliori, sono tradotte alle carceri di Torino. Esse si trovavano temporaneamente nella abitazione del genero e cognato Pastore di Perrero quando vengono avvertite che il proprio figlio e fratello Enrico è degente ferito alle scuole di Perosa e desidera la loro visita. Non sospettando il tranello che è loro teso, scendono a Perosa dove sono fermate. Le ho viste tra i soldati di guardia fiere, coraggiose, serene e le ho ammirate mentre col pensiero e con la preghiera le ho seguite alle carceri da dove non uscirono che una ventina di giorni dopo più che mai ferme e decise.
29 Aprile 1944- Cade al Chambon di Mentoulles il giovane Benyr Fredy, di 20 anni e la sua salma viene deposta nel cimitero di Mentoulles.
27 Maggio 1944- Ha luogo nel tempio la commemorazione dell'Art. Alpino Ribet Levi, deceduto in un ospedale della GERMANIA durante la sua prigionia, il 20 dicembre 1943.
26 Maggio 1944- Gli abitanti del Clot dei Boulard sono svegliati alle 5 del mattino da un odore acre di fumo. E' una casa isolata della regione Costa d'oro (Grangiasse) che è stata incendiata da una pattuglia di TEDESCHI perchè appartenente alla famiglia di due partigiani.
10 Luglio 1944 - Giunge notizia della morte in combattimento il 7 luglio a Exilles (Val di Susa) del giovane Morello Guido, di 19 anni. Ci mancano particolari sulla sua morte e le voci contradittorie al riguardo ci fanno sperare che siano infondate. Purtroppo più tardi giunge la conferma. Un'altra famiglia nel lutto, un'altra madre in gramaglie. " Signore aiuta e consola".
2 Agosto 1944- La regione di Inverso Pinasca è percorsa in tutti i sensi da bande di partigiani alcuni dei quali hanno posto quartiere in quei paraggi per angariare con tiri isolati il movimento di truppe e automezzi sulla strada nazionale.
Ne segue la RAPPRESAGLIA. Un carro armato è posto sulla strada che da Pinasca conduce a Inverso Pinasca prospicente l'ospizio Cottolengo e spara col cannoncino sui villaggi del Clot, del Serre, dei Massellots, e dei Peyrots. Al Clot una casa è incendiata dai proiettili e così pure ai Massellots, esse appartengono ambedue a cattolici. Un po' più tardi cessa il tiro e irrompono nel villaggio dei Clot numerosi soldati che hanno l'ordine di incendiare. Gli uomini validi sono tutti assenti perchè per prudenza si sono ritirati fra le roccie poste in alto e dalle quali, impotenti, assistono al divampare degli incendi.
Mi reco il giorno dopo sul posto e posso rendermi conto della vastità delle distruzioni : Tre famiglie rimangono letteralmente senza tetto, due altre hanno la casa gravemente danneggiata e cinque con la distruzione del fienile e della rimessa perdono tutti i raccolti dell'anno. La costernazione della popolazione è grande, molti sono irretiti dal dolore e vagano come ombre fra le macerie sotto alle quali non è possibile salvare nulla.. Come già avevo fatto per i PONS , organizzo una raccolta di indumenti e suppellettili più urgenti nonchè di denaro e viveri di prima necessità. Tutti offrono volentieri dando esempio di solidarietà fraterna...
20 Agosto 1944- Fra la generale costernazione apprendiamo la dolorosa notizia che il giovane studente Gay Enrico, capo di una banda di partigiani, è caduto sotto i colpi di una pattuglia in rastrellamento, nel vallone del Ghinivert ( Massello). Non si parla che di lui, del suo buon cuore, del suo coraggio, del suo patriottismo.
14 Novembre 1944 - E' il periodo in cui anch'io sono fra il numero degli ostaggi, che comprende pure il vicario della Parrocchia di Perosa, e 8 altri uomini tutti cattolici. (...)
Giungono le 10 del mattino, aspettiamo con ansia il cambio che tarda. Finalmente alle 11,30 arrivano i nuovi ostaggi ma a noi è dato ordine di rimanere. Un quarto d'ora dopo i nuovi ostaggi sono rimessi in libertà. Cominciamo a dubitare male. Vengo a sapere dall'anziano di Perosa, edotto egli stesso segretamente, dall'interprete, che la faccenda per noi si è complicata e che c'è un ordine di fucilazione per una parte degli ostaggi, per rappresaglia. (...) Faccio avvertire mia moglie...(...) dopo di che il vicario ed io siamo tradotti davanti al capitano il quale manifesta il suo stupore di sapere che tra gli ostaggi ci sono degli ecclesiastici dato che la curia vescovile aveva ottenuto pochi giorni prima dal comando superiore l'esonero per gli ecclesiastici dal turno di ostaggio. (...) Da notare che il pericolo della fucilazione è ormai scongiurato per tutti grazie alla lealtà ed alla fermezza del Capitano comandante che ha rifiutato coraggiosamente di eseguire l'ordine di fucilazione intimatogli dal generale di divisione . " Voglio tornare a casa con la coscienza tranquilla, non mi sento di fucilare degli innocenti", è la risposta di rifiuto all'ordine. Si sa cosa implica rifiutare l'esecuzione di un ordine nell'ESERCITO TEDESCO, e ciò a tutto vantaggio di quel comandante credente ( è un PROTESTANTE) ( ...).
26 Gennaio 1945 - La banda PARTIGIANA di Ribet Alberto ( Tettu) è catturata quasi al completo in Val d'Angrogna. Lo stesso capo cade colpito mortalmente e viene sepolto provvisoriamente nel cimitero di TORRE PELLICE. Fanno parte della squadra tre altri giovani di Pomaretto che vengono tradotti nelle carceri di Pinerolo.
7 Febbraio 1945- Una banda di REPUBBLICANI penetra nel villaggio di Vivian ( Inverso Pinasca) e dopo aver perquisito minacciando ogni casa trovato tracce del passaggio di partigiani in un fienile lo incendiano. Un giovane partigiano , che è nascosto tra le foglie secche del locale sottostante, può a mala pena salvarsi riportando bruciature e ustioni. (...)
Fine Febbraio- primi Marzo 1945 - Sono in corso i lavori per minare i ponti e strade. Risultano pronte le mine dei ponti di Perosa, dei Masselli, e di Inverso Pinasca nonchè i tratti di strada sotto il villaggio di Vivian e al Malpasso tra Pomaretto e la Lausa. (...)
7 Marzo 1945 - Stiamo terminando la riunione del mercoledì sera quando ci giunge la notizia che nel pomeriggio è stato fucilato a S.Germano il giovane Balmas Riccardo di anni 21 catturato con i suoi compagni il giorno 26 gennaio 1945.
8 Marzo 1945- Ha luogo la sepoltura di Balmas Riccardo e sono informato che anche gli altri compagni tra cui i due fratelli Genre sono condannati alla fucilazione. (...)
9 Marzo 1945- Sono salito al Forte di Perosa per visitare la famiglia Grill e sono da poco giunto quando mi raggiunge mia moglie per avvertirmi che i due fratelli Genre desiderano la mia visita. (...) L'emozione mi fa serrare la gola . Compaiono i due fratelli che abbraccio affettuosamente e domando di poter essere introdotti in un locale dove potere conversare liberamente. Ci viene accordato. La conversazione si protrae per mezz'ora, consiglio, esorto, parlo delle cose di Dio e della salvezza, alla fine preghiamo....Giunto a Pomaretto mi reco dalla famiglia Genre dove mi attendono con ansia numerosi fratelli e sorelle, parlo dei cari giovani, consegno un ricordo e prego. Sentiamo che Dio è il nostro unico rifugio.
10 Marzo 1945- Sono le 8 di sera e mi giunge la notizia per telefono che i due fratelli Genre sono stati fucilati a Pinerolo (Ponte Chisone). Penso che il loro calvario è finito e che ormai sono al riparo dalle insidie degli uomini...
11 Marzo 1945- Ha luogo in Pinerolo presieduta dal Pastore Marauda la tumulazione delle salme dei due fratelli Genre Ugo e Gino rispettivamente di anni 18 e 21 (...).
25 Aprile 1945- I TEDESCHI accennano a lasciare il nostro territorio e c'è il pericolo che prima di andarsene facciano saltare le mine...(...)
26 Aprile 1945- ... Una pattuglia di partigiani avvertita che una colonna di tedeschi in ritirata sta scendendo da Prali si prepara a contrastarle il passo. Fa saltare il canale degli stabilimenti GUTERMANN, di qualche diecina di metri più in alto della strada e sbarra la via con l'impetuosa colonna di acqua che precipita con fragore. Gli uomini armati prendono posizione rinforzati da alcuni giovani che hanno preso le armi per l'occasione.
Alle 16 giunge la punta della colonna tedesca che è presa sotto il tiro incrociato delle armi partigiane. Due cavalli sono colpiti e cadono. Si alza bandiera bianca. I partigiani hanno un lungo momento di esitazione ; non sanno se devono credere al segnale. Intanto scende una fitta nebbia che impedisce al mortaio dei partigiani di agire dall'alto. Un cane porta- ordini raggiunge Perosa da dove salgono subito i rinforzi. Ritornando per un lungo tratto sui loro passi quelli della colonna incendiano due case ai Chiotti. I partigiani desistono dalla prosecuzione della lotta e tutta la colonna raggiunge Perosa.
27 Aprile 1945- ...I TEDESCHI stanno guarnendo di esplosivo le mine dei ponti e dell'alpasso (…) e l'ordine è di fare saltare verso le ore 18; Ore di grande ansia per tutti, l'azione che potrà portare le più gravi conseguenze è ormai attesa da tutti. Non c'è che Dio che può evitare il disastro(...) All'ultimo momento giunge l'ordine di sospendere ogni cosa; e i soldati si concentrano a Perosa da dove partono liberando finalmente il nostro territorio dopo 21 mesi di occupazione (...).
Siamo a letto da un'ora e mezza ; dormiamo un sonno tranquillo, forse il più tranquillo di tutto il lungo periodo della guerra, quando siamo scossi da un formidabile scoppio che ci dà la sensazione di un violento terremoto. Le porte, le finestre sono aperte, i vetri infranti e la casa subisce delle impressionanti oscillazioni. Ci alziamo in tutta fretta e il nostro pensiero è che siano saltate le mine del Malpasso. Penso con raccapriccio al disastro che devono aver prodotto al villaggio(...) quando mi informano che lo scoppio è avvenuto al Brancato, e che si tratta di un deposito di munizioni. So che il Brancato è vuoto da tempo di abitanti e mi tranquillizzo, quando una seconda detonazione si produce verso Pinasca. Questa volta è un ponte fatto saltare dalla retroguardia formata di guastatori. Il resto della notte trascorre tranquilla.
28 Aprile 1945- Mi alzo per tempo per rendermi conto dei danni prodotti dallo scoppio. Tanto al presbiterio, quanto alla SCUOLA LATINA, quanto alla CASA DEI PROFESSORI, quanto all'OSPEDALE i danni, in vetri infranti, e in serramenti, sono grandi. (...) Mi reco più tardi al Brancato e mi pare di trovarmi in un luogo dove si sia abbattuto un violento ciclone. Tre case sono letteralmente polverizzate e quella di tre famiglie della chiesa rese addirittura inabitabili. Per fortuna non c'è da lamentare nessun morto. (...)
SETTIMANA SEGUENTE AL 29 Aprile 1945 - I partigiani entrano festosamente a Perosa che è tutta imbandierata e compiono numerosi tagli di capelli alle signorine e signore sospettate di facili rapporti con i tedeschi.
(...) Fine Maggio 1945 - Sono tornati alcuni giovani che si trovavano in territorio metropolitano. Siamo ansiosi di avere notizie e di rivedere gli altri, specie quelli che sappiamo in GERMANIA . Voglia il Signore che tornino tutti e presto!
(...) "Se l'Eterno non fosse stato con noi quando gli uomini si levarono contro a noi : allora ci avrebbero inghiottiti tutti vivi...ma l'anima nostra è scampata. Anima mia benedici l'Eterno e non dimenticare alcuno dei suoi benefici".
Pomaretto, li 31 Maggio 1945
Qui finisce il " DIARIO DI GUERRA" della Parrocchia di Pomaretto.

Riprendiamo le pagine di un altro "DIARIO" perché vorremmo confrontarlo ed arricchirlo ora con alcune pagine tratte dal testo " UN PROTESTANTE NELLA RESISTENZA" di Mastrogiovanni, che contiene, nella II parte, anche alcune pagine di un DIARIO di JACOPO LOMBARDINI :

"Questo saggio narra le vicende della LOTTA PARTIGIANA nelle VALLI VALDESI fino al marzo del 1944, e si accentra nella figura di JACOPO LOMBARDINI. Antico esponente repubblicano di Carrara, iniziò, come predicatore laico, un apostolato d'ineguagliabile generosità fra i cavatori delle sue montagne, povero fra i poveri, ma sempre ricco di carità, tanto da spartire il suo gramo pane con gli altri, compreso un manganellatore FASCISTA dal quale era stato, egli stesso, materialmente bastonato. Partì a cinquant'anni suonati per la montagna, fra i PARTIGIANI delle VALLI VALDESI, onde recare ancora la testimonianza cristiana ai suoi giovani discepoli, in mezzo agli orrori della lotta più atroce. Testimoniò di Cristo anche un giorno in cui salvò la vita ad una spia nemica catturata, a rischio di compromettere la propria vita; testimoniò dopo che venne catturato, seviziato selvaggiamente, mandato a morire fra ogni sorta di strazi , nel CAMPO DI STERMINIO DI MAUTHAUSEN." ( dalla "presentazione del testo"). (V. Schedatura di LARA RIBET, Cl. III A)
" Ha scritto un autore cattolico :" Per le secolari lotte sostenute dai suoi abitanti per la propria LIBERTA' religiosa, per il sangue da essi versato e per il contributo dato alla guerra di LIBERAZIONE dal 1943 al '45 credo che , senza pretese a monumenti, la VAL PELLICE possa essere battezzata 'La valle della libertà'."( A. Prearo, Terra ribelle, TO,1948).
"Tale tradizione di fede combattiva, unita ad altri fattori , faceva sì che questi valligiani si sentissero naturalmente solidali con la causa democratica. Attore anonimo nella lotta, ma sempre presente-ricorda appunto il Miegge-fu la popolazione. Pur senza partecipare direttamente alla lotta si vide continuamente esposta al pericolo di rappresaglie. Tuttavia tenne duro. Nella sua grande maggioranza era favorevole ai PARTIGIANI, molti dei quali erano ragazzi del paese. Ognuno li aiutava come meglio poteva, non essendo dubbio, per il contadino VALDESE che lo faceva per la buona causa. (...) Il sopraggiungere delle SS era segnalato da lontano, e l'allarme si trasmetteva dall'una all'altra baita. Arrivano! e gli uomini validi prendevano senza indugio una coperta, alcuni viveri e si rifugiavano nei boschi, trascorrendo la notte all'aperto, talvolta sulla neve. DONNE e vecchi , interrogati, non avevano mai visto nessuno. Un ufficiale tedesco gridò un giorno, in presenza dell'autore, 'Sono tutti, tutti mentitori!' Era vero, osserva G.Miegge, ed io ero del numero.
(...) Dei pastori sono rimasti al fianco della popolazione, adoperandosi a proteggerla contro le rappresaglie, senza per ciò separarsi dalla causa dei partigiani, alla quale erano favorevoli. (...) Notte e giorno la maggior parte dei presbiteri erano aperti ai rifugiati e ai partigiani: gli ospedali e gli asili nascondevano feriti e servivano di rifugio anche ai proscritti, che le diaconesse riuscivano a salvare dai pericoli , usando una diplomazia tutta FEMMINILE.(...) Merita particolare ricordo Ernesta Musotto e con essa Melania Cardon e Susanna Coisson; di altre non siamo riusciti a conoscerne i nomi. Molti pastori hanno organizzato culti per i partigiani(...) Ma quel che veramente ha unito Chiesa e popolo, che ha unito pastori e LAICI, uomini e DONNE, giovani e vecchi è soprattutto la grande, cara antica idea di LIBERTA'.
(...) Ufficialmente le Chiese della RIFORMA avevano taciuto. Non si erano pronunciate apertamente contro gli oppressori nè contro i gravissimi eventi che andavano a maturare, così come non si erano apertamente pronunciate neppure contro le LEGGI RAZZIALI. Ma è per primo lo stesso autore cattolico, già citato, a riconoscere che, per la sua particolare condizione la Chiesa VALDESE, si sarebbe esposta ad immani quanto inutili sacrifizi.
(...) Quali fossero le opinioni politiche del 'professor LOMBARDINI' conoscevano anche i sassi della Val Pellice. (...) Ora il professore era un convinto antifascista, che aveva spiegato per lunghi anni un attivismo instancabile contro il regime e aveva pagato di persona, soffrendo angherie, persecuzioni e bastonature. Indubbiamente aveva avuto contatto con organizzazioni clandestine insieme all'amico Giovanni Serventi(...).
Dopo il giorno dell'ARMISTIZIO e quando vide i suoi discepoli, insieme a tanti altri giovani animosi , ascendere le montagne per iniziare la RESISTENZA contro le milizie REPUBBLICHINE e contro le orde TEDESCHE calate sull'Italia, Jacopo si diede apertamente alla lotta contro i NAZISTI e FASCISTI.
(...) Partecipare alla lotta, sia pure soltanto quale consigliere spirituale dei combattenti, non costituì per la cristiana sensibilità del Lombardini, un problema poco angoscioso perchè in definitiva si trattava di incuorare, sia pure indirettamente, ad uccidere. Ma poteva giudicarsi contrario alla legge divina impedire che dei mostri si gettassero contro creature inermi e innocenti per straziarle? Impedire incendi, torture, fucilazioni?
Fu osservato che troppo a lungo la neutralità è passata come un alibi di fronte a chiare obbligazioni politiche, fino al momento in cui la storia ha spazzato dagli Stati il pacifismo idilliaco. Bisogna decidersi a passare nell'uno o nell'altro campo. (...) Noi siamo responsabili di fronte alla nostra stessa LIBERTA' e se questa perdiamo senza aver lottato per salvarla, vuol dire semplicemente che non ne siamo degni.(...)
Il giorno 8 SETTEMBRE, in vista della cessazione delle ostilità contro gli ALLEATI, si erano riuniti a Torino, in casa di Ada Gobetti, alcuni dirigenti del Partito d'Azione. Erano presenti , fra altri, Giorgio Agosti, Paolo Polese, Franco Venturi, Arialdo Banfi, Mario Andreis. (...) furono stabiliti due centri di raccolta e smistamento , uno nel Cuneese con recapito in casa di Duccio Galimberti, e l'altro a Torre Pellice, in casa di Mario Rollier. Opportune istruzioni erano pervenute dal centro di Milano dove era stato affidato a Ferruccio Parri l'alto comando delle operazioni militari.
Il giorno 10 Torino era già stata occupata dalle truppe tedesche. Ada Gobetti aveva lasciato l'abitazione; il giorno successivo Agosti e Rollier , poi anche Banfi ed altri si trasferirono a Torre Pellice. Seguirono incontri in casa Rollier ai quali parteciparono, secondo le opportunità, anche Roberto, Gustavo e Frida Malan, Arialdo Banfi, Silvia Pons, Giorgio Diena, Silvio Baridon, Giorgio Spini, Francesco Lo Bue, Mario Falchi, Jacopo Lombardini, Giorgio Peyronel, Osvaldo Coisson, Bruno Revel, Leopoldo Bertolè, Altiero Spinelli, Michele Giua, e, naturalmente, i fratelli Rollier, Mario e Guido e Jaqueline, la compianta moglie di quest'ultimo.( Da una lettera del Senatore Banfi all'A).(...)
'Ricordo ancora Lombardini-ci scrive Ruggero Levi- come una delle pochissime figure che hanno avuto il coraggio e l'onestà di parlare a noi, che allora eravamo studenti, in tutte le occasioni che gli si offrivano, del FASCISMO e della guerra in corso, contribuendo a formarci una coscienza che ci permise in seguito di non essere colti del tutto impreparati agli avvenimenti e alla lotta partigiana. (...) Lo rivedo ancora (...) intento ad educare politicamente le numerose reclute che giungevano in Banda per sottrarsi ai decreti di chiamata alle armi della REPUBBLICA DI SALO' , per far sì che la loro presenza in montagna non si limitasse ad una 'fuga' di fronte a tali ordini. (...)
Il 17 Febbraio 1944 era stato tentato un colpo di mano contro la RIV, nota fabbrica di cuscinetti a sfere,...cadono i due partigiani Galletto e Giraudo. (...) Varie rappresaglie contro la popolazione si scatenano con i più futili pretesti e con particolare ferocia nella borgata degli Airali ( Luserna) e nelle vicinanze, dalla metà di febbraio a tutto il mese di marzo.
Il 18 Marzo il partigiano SERGIO COALOVA, che fungea da vice-comandante, cade in una imboscata e viene catturato e portato nella caserma di Torre.
Il giorno 20 nella frazione La Vittoria di Torre Pellice cadono Antonio Dassano ed Enrico Malan. L'ultimo attacco che, in ordine di tempo, rientra nei limiti del nostro racconto, esplode improvvisamente il 21 Marzo.
I partigiani furono presi sotto il fuoco...La Gianna fu duramente colpita e i ribelli passarono per le gallerie della miniera risalendo poi verso Prali...Ma mentre truppe nemiche ascendevano da tergo la Valle GERMANASCA, le SS italiane e tedesche nei giorni 22 e 23 operavano un duro rastrellamento nelle Valli di Luserna, di Rorà e Angrogna; contemporaneamente il reparto di Torre fu avviato verso l'alta Val Pellice, avanzando a ventaglio…( I NAZIFASCISTI)... transitando per i Chiotti assassinarono una povera donna sola e inoffensiva, Annetta Bonjour , madre di due bambini, mentre usciva con un secchio per recarsi ad attingere acqua; ( Scrive il sacerdote A. Cavallone :' Come è evidente, non esisteva più misura e controllo, specie nelle truppe tedesche e più nelle REPUBBLICHINE : sembrava che fossero assetate di sangue , di sangue innocente.').(...)
Alcuni combattenti ... sottrattisi ad un'imboscata preparata da un compagno traditore ( un ex repubblichino), riuscirono a salvarsi quasi tutti arrampicandosi sui dorsali, (...) periva il partigiano Enzo Gambina, precipitando in un burrone.
A Prali erano catturati i giovani Osvaldo Pascal e Remo Peyrot.
(…) Fu pure catturato il commissario politico Emanuele Artom, subito dopo atrocemente seviziato , e infine assassinato, come si dirà appresso.
(...) Il gruppo di cui faceva parte Lombardini (...) ingannato anche dalla nebbia, fu presto interamente circondato e fatto prigioniero sull'imbrunire del 24 Marzo.(...)

DIARIO

Col rastrellamento del 21/24 marzo del '44 che portò alla cattura di Lombardini e del manipolo di suoi discepoli, correligionari e compagni politici, la lotta di LIBERAZIONE nelle VALLI era ben lontana dalla sua fine, anzi, in vista della RESISTENZA in armi, poteva dirsi appena cominciata.
Le orde NAZIFASCISTE da quel momento si diedero ad operare , non tanto nelle vallate,quanto sui crinali delle montagne.
(…) Diena, Toja, Mariani, Lombardini e Artom erano stati soltanto i primi di una schiera di martiri, cattolici, protestanti ed ebrei, sacri ora alla memoria degli abitanti delle VALLI.
Non senza emozione si incontra a Torre Pellice un " Viale DEPORTATI e INTERNATI in GERMANIA", con la utopistica aggiunta in quattro lingue, sulla targa: "non più reticolati nel mondo."
In un giorno forse non lontano , quando non si avrà più motivo di ricordare i fantasmi della vergogna NAZIFASCISTA, verrà chi con animo pacato e verace ricorderà ad uno ad uno tutti i caduti delle VALLI VALDESI,come di ogni terra d'Italia. Le drammatiche vicende di PARTIGIANI come Abele e Pietro Emilio Bertinat e SERGIO COALOVA, per i quali non è retorico parlare di eroismo, troveranno ben altri accenti del nostro ricordo necessariamente fugace.
(…) Per puro atto di RAPPRESAGLIA, a Pinerolo, è ordinata la fucilazione sul Ponte del Chisone, di 7 partigiani tenuti prigionieri dal 26 gennaio. Sono, fra essi, i giovani valdesi, ( V. DIARIO DI GUERRA, Pastore MATTHIEU) GINO GENRE, poco più che ventenne, e il fratello Ugo, di appena 18 anni entrambi operai meccanici al COTONIFICIO di PEROSA ARGENTINA.
Solo tre volte fu permesso alla povera madre di vederli. Ad ogni impiccagione o fucilazione gli aguzzini usavano trarre fuori i partigiani detenuti e li obbligavano ad assistere alle esecuzioni: " Se tu sapessi, mamma, -dicevano i nostri due giovani- quando sentiamo il campanello diciamo: sarà il nostro turno".
Gino era incanutito.
Il Pastore GUIDO MATHIEU della PARROCCHIA DI POMARETTO ritornava l'8 marzo '45 da S. Germano, dove aveva assistito alla sepoltura di un altro partigiano, Riccardo Balmas, fucilato dai NAZIFASCISTI, quando gli fu riferito che altri giovani, tra i quali i fratelli Genre, erano stati condannati alla fucilazione.
L'indomani era salito al Forte di Perosa a visitare la famiglia del mezzadro ALESSANDRO GRIGLIO ( che era stato arrestato e DEPORTATO) quando lo raggiunse la moglie per avvertirlo che i giovani Genre desideravano vederlo. "Inforco la bicicletta- scrive il caro pastore in un DIARIO che ha avuto la bontà di mostrarci- e in meno di un'ora raggiungo Pinerolo…"(…)
Ritorniamo a Lombardini.
Coi polsi stretti nelle manette, insieme a Emanuele Artom e undici ragazzi, fu condotto a Bobbio e rinchiuso in una stanza del Municipio. ( Artom, che prima a Bobbio, poi nella caserma degli Airali era stato più degli altri seviziato e massacrato perché EBREO, sarà soppresso a Torino; 7 ragazzi saranno fucilati il 7 aprile a Caluso e 4 il 7 maggio a Zubiana di Biella…) (…)
Dopo aver subito nel Municipio di Bobbio le prime brutalità, Lombardini fu trasferito alla caserma degli Airali . Qui fu selvaggiamente percosso , seviziato reso addirittura irriconoscibile. A Mariano Palmery, che era nella sudicia stalla della caserma degli alpini_ dov'erano stipati e soffocati in una trentina_ gli confidava di sentirsi sfinito, senza ormai fede né speranza, Jacopo rispondeva :"Perché ti lamenti ? Io non ho più denti e non mi reggo in piedi, ma spero ancora, spero che tutto questo finirà." ( Palmery fu poi DEPORTATO , via Monaco, nel campo di KAUFERING, Germania, e sopravvisse fino alla LIBERAZIONE ).
(…) Il valoroso SERGIO COALOVA, che l' 8 marzo , caduto in una imboscata, era stato catturato, fu portato prima nella caserma di Torre, poi agli Airali. " La sera- ci ha scritto- quando le brigate nere e i soldati della Hitlerjugend, ritornano da combattimenti sono fatti entrare nel camerone per prenderci a pugni, calci e bastonate. Un cappellano militare vi assiste. Dopo qualche giorno arriva Lombardini, pesto e sanguinante, parla poco e stenta a tenersi in piedi. Artom è irriconoscibile. Per due o tre sere li vengono a prendere e li portano al Comando Tedesco dove sono oggetto delle più brutali umiliazioni, malmenati e torturati."
(…) Il 31 marzo Lombardini, Artom, Coalova, Silvio Rivoir, e altri venivano inviati a Torino e rinchiusi nelle Carceri Nuove. Li aveva preceduti di due giorni Francis Rostan.
(…) Più tardi lo stesso Lombardini confermerà al Dott. Sardi che, allorquando la cella _ nella quale era stato rinchiuso nei primi giorni insieme ad Artom, senz'acqua e senza cibo per giorni e notti di seguito- era stata riaperta, avevano finito di massacrare il suo compagno di martirio ed egli stesso era in stato di assoluta incoscienza. Avevano assassinato il povero Artom a furia di calci nell'addome.
(…) Anche nelle Carceri Nuove era accorsa Anna Marullo, e per tutto il mese potè rifornire Lombardini di biancheria e di altri oggetti indispensabili, incurante di fatiche per i frequenti viaggi allora assai disagevoli da Torre a Torino, e dei non pochi rischi. Un giorno il pacco le fu restituito. Lombardini era stato avviato verso ignota destinazione.
Dove lo avevano mandato ?
Frida MALAN , sentendo parlare di un campo di CONCENTRAMENTO in provincia di Modena, e per quanto la lunga deviazione apparisse improbabile, ebbe l'ispirazione che lo avessero mandato laggiù. Senza neppure riflettere , partì per CARPI e si mise in cerca dell'amato maestro fra gli INTERNATI del campo di FOSSOLI. Lombardini era là, con COALOVA e gli altri partigiani.
Era con essi anche Dante Gay che…ricorda tra l'altro : " Un giorno ci pesarono. Il professore alto un metro e 76, pesava 45 Kg.!! Verso la fine di luglio fummo separati. Lo rividi il 2 agosto a Bolzano, …Devo a lui se acquistai quella forza d'animo che mi permise di sopravvivere. Egli partì poi per MAUTHAUSEN, e non dovevo più rivederlo. ".
Fra gli internati di Fossoli Jacopo aveva incontrato, oltre Dante Gay e il Dott. Paolo Sardi, un contadino valdese di Pomaretto, ALESSANDRO GRIGLIO che… era stato arrestato e DEPORTATO quale collaboratore dei partigiani. Scrivendo alla propria famiglia , Griglio accennava a quell'incontro con una semplice e luminosa espressione :" Sia ringraziato il Signore di trovarmi con Lombardini!".
( Padre di 5 figli, uno dei quali Combattente nella Divisione Val Chisone, il GRIGLIO era mezzadro alle dipendenze di Matilde Gay, madre di due partigiani. _ Enrico, tenente di quella Divisione, cadrà ucciso durante la guerriglia_ …Alessandro Griglio, anch'egli padre di un partigiano, …su denuncia di un contadino al quale aveva impedito di rubare, fu arrestato nel tardo pomeriggio del 3 aprile, mentre lavorava nella vigna dei Gay…).
(…) Da Fossoli i prigionieri, fra i quali Pascal e Peyrot, furono fatti partire per Verona e Bolzano, per indi proseguire il viaggio via INNSBRUCK e Monaco, alla destinazione di MAUTHAUSEN . Cinque giorni e cinque notti di viaggio nel martirio della costrizione e dell'indescrivibile sporcizia di un vagone piombato.(…) Anche a Bolzano Dante Gay potè constatare lo stato miserando in cui era ridotto LOMBARDINI, che pure, pochi giorni innanzi aveva detto a Frida Malan e scritto alla Bein Argentieri di stare molto bene, e a Pascale Peyrot aveva dato convegno a Prali per festeggiare insieme la non lontana e certissima liberazione.
Del CAMPO DI STERMINIO DI MAUTHAUSEN ci hanno lasciato concordi testimonianze alcuni tra i non molti ( 3.000 italiani su 40.000) scampati alla strage orrenda.(…) " Oltrepassata la grande porta massiccia si vedono scheletri viventi scendere vacillando la scaletta del bagno, più avanti il camino del FORNO CREMATORIO fiammeggiare diffondendo fumo e odore di carne bruciata. (…) In ogni baracca c'era "il letto dei morti", un castello dove venivano buttati i cadaveri della giornata. Negli ultimi mesi , il letto, non bastando più, fu sostituito da una stuoia di gomma, stesa in un angolo del pavimento, vicino alla porta. Poiché in conseguenza della fame si era diffusa una forma di diarrea, ripugnante e mortale, cotesti sventurati venivano anch'essi buttati sulla stuoia dei morti e lasciati lì finchè, giacendo fra le loro feci e i cadaveri, non morivano.
In febbraio e in marzo si ebbero quattro casi di ANTROPOFAGIA. "(…).
(…) A MAUTHAUSEN erano stati internati anche Paolo Sardi, SERGIO COALOVA, Luigi Ronza, ALESSANDRO GRIGLIO, REMO PEYROT e altri valorosi che ci duole non aver potuto individuare. (…). " Un tempo _ ci ha scritto Bonelli_ mi pareva che questo o quel compagno , di cui avevo meglio potuto approfondire la conoscenza, bastasse a simboleggiare il sacrificio di tutti : ora mi rendo conto che il SACRIFICIO di ognuno è stato indispensabile a comporre l'insegnamento e il monito che la DEPORTAZIONE ha dato all'umanità, anche se questa, a volte, sembra che non l'abbia compreso."
(…) "Fu così che scendendo dall' alto del mio giaciglio, trovai al piano più in basso un uomo incredibilmente lungo e magro, completamente nudo, la testa sporgente di un buon palmo dal bordo del cassone, le gambe piegate, i talloni sotto le cosce, nello sforzo evidente di sottrarre ai suoi compagni il minor spazio possibile. Nudo perché al momento di introdurlo nel blocco non si erano curati di sostituirgli i poveri indumenti che gli avevano tolti. Eravamo affetti entrambi da una grave forma di scorbuto. Mi scusai di averlo dovuto necessariamente urtare con i piedi, nel discendere. Egli sorrise e si presentò, interrompendo una conversazione che riprese poi subito : era Jacopo Lombardini che stava parlando ai suoi giovani vicini di letteratura e di poesia". (…)
Quale fu la vita nel campo ( se di vita poteva ancora parlarsi) fra il marzo e l'aprile del 1945, all'avvicinarsi delle ARMATE RUSSE e AMERICANE, è stato narrato da testimoni miracolosamente salvatisi dall'ultima strage . (…) In quei giorni non vi fu più tragedia personale, non vi fu più morte di uomini perché non vi era più vita di uomini. La TRAGEDIA divenne COLLETTIVA, gigantesca, la tragedia di quarantamila creature che si tenevano aggrappate a un filo di vita per animalesco istinto, ma che ormai andavano abbandonandosi, sempre più numerose, alla dissoluzione, prima ancora di spirare. (…)" Non vi era il Padre al di là delle stelle e delle nubi dorate, ma il volto impietrito di Caino fratricida, salito sul trono del mondo per respirare il fumo di tutte le vittime". (…)
" Fu allora- dice Bonelli- che Jacopo intensificò il suo ministero di credente verso quelli che erano destinati al campo 3, anticamera della morte. In disparte egli piangeva sulla loro sorte, ma in loro presenza serbava la sua serenità e li sosteneva potentemente con la sua forza morale.
Non vi erano più preti nel CAMPO, perché, per l'intervento della Santa Sede, erano stati trasferiti tutti a DACHAU. Ma Lombardini non esitava a rincorare i suoi fratelli cattolici nella propria fede.(…)E non si parli di ' eroismo' : la sua posizione rispecchia la consapevolezza della DIGNITA' UMANA. …Lombardini è morto com'era vissuto : in quella serena virilità che rientra nella norma di chi è degno della condizione umana.
Il 23 aprile ebbe luogo la grande ELIMINAZIONE FINALE. Pressochè tutti gli ospiti del BLOCCO settimo, ad eccezione degli EBREI, furono chiamati per un grande 'transport' che raccolse complessivamente, in tutto il campo, circa 4.900 vittime. Io ero stato compreso fra i primi." ( Bonelli).
Il giorno 16 era stato ucciso ALESSANDRO GRIGLIO.
Anche per Lombardini l'ora suprema era ormai imminente ed egli vi era preparato.
Condotto il giorno 24 nell'anticamera della morte, il dì seguente era stato ucciso nelle camere a gas.
Morire è tanto difficile ed è tanto facile.
E' facile- come Jacopo si sarebbe espresso- perdere la propria vita per ritrovarla in Cristo.
E Cristo significava pure, per lui, la patria redenta, la pace, la LIBERTA' e la GIUSTIZIA".

I C.L.N.

I comitati delle opposizioni di Roma e di Milano cambiarono denominazione: diventarono, i Comitati di Liberazione Nazionale (C.L.N). Divennero in pratica gli organi politici di Governo della Resistenza.
Si articolarono poi in comitati regionali, provinciali, di città o di paese. Nelle grandi fabbriche del nord nacquero anche i C.N.L aziendali.Di norma vedevano all’interno i rappresentanti dei cinque principali partiti: la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista, il Partito Comunista, il Partito d’Azione, il raggruppamento di gruppi o formazioni locali.
Il C.N.L. di Milano, che in seguito diventò il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) creò, come suo derivato, un Comitato Militare con, appunto, il compito di coordinare le azioni militari della guerriglia partigiana. A capo di questo comitato militare venne posto Ferruccio Parri.

LE BRIGATE PARTIGIANE
Il termine si riferisce alle unità di combattimento partigiane. Normalmente le brigate si componevano di 200-300 partigiani, suddivisi in "distaccamenti" di 40-50 uomini ciascuno.
Le brigate si dividevano a seconda del colore politico che le ispirava.

BRIGATE AUTONOME: furono brigate non inquadrate in nessun raggruppamento politico. Operarono in Piemonte (Ossola, Valsangone, Val Chisone, Monregalese, Langhe, Basso Monferrato) e Val D’Aosta.
BRIGATE CATTOLICHE: la denominazione delle brigate era quella di "Brigate del popolo" oppure "Fiamme verdi". Si ispiravano alla Democrazia Cristiana e attraverso quel partito si collegavano ai CLN. Operarono soprattutto nel Veneto ma furono presenti anche nelle valli bresciane, bergamasche, in provincia di Milano, in Val D’Ossola, e in Toscana.
BRIGATE D’ASSALTO GARIBALDI: nacquero nel settembre 1943, e pur senza porre discriminanti di partito ai proprii aderenti, furono ispirate e guidate dalla dirigenza del Partito Comunista. Furono sicuramente le più numerose. Dai documenti ufficiali se ne contano 575, presenti in Piemonte, Valle D’Aosta, Lombardia, Liguria, Veneto, Friuli, Venezia Giulia, Trentino, Alto Adige, Emilia, Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzi.
BRIGATE GIACOMO MATTEOTTI: le brigate furono organizzate dal Partito Socialista nella primavera del 1944. I documenti ufficiali indicano la loro dislocazione in Val d’Aosta, Piemonte (Valli di Lanzo, Susa, Colline Torinesi, Ossola, Langhe, Monferrato), in Lombardia e nel Veneto.
BRIGATE GIUSTIZIA E LIBERTA’: costituite sotto la direzione e l’ispirazione del Partito d’Azione furono poste sotto il comando di Ferruccio Parri.
Le brigate erano sparse in Piemonte, Liguria, Emilia, Veneto, Friuli.

 DA "25 aprile con la libertà la pace" a cura dell’ A.N.P.I. 1994.

(Daniela-Lara)

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RESISTENZA IN VAL CHISONE E NEL PINEROLESE
Autore :Angela Trabucco
Editore :ANPI - Arti grafiche 1984
Luogo e anno di pubblicazione : I a ed. 1959/ 2 a ed. 1984 Pinerolo.

Trama : Questo libro, scritto da Angela Trabucco, racconta della resistenza nella Val Chisone, che si snoda dal pinerolese. Qui, infatti, sono state molto attive le bande partigiane e, per la costruzione del libro, sono state utili all’autrice le testimonianze degli ex partigiani. La storia della resistenza iniziò con l’armistizio, firmato dal governo con gli alleati l’8 settembre 1943.Dopo questo episodio nacquero lo sbandamento delle truppe italiane e la presa di Roma da parte dei Tedeschi. L’Italia divenne un campo di battaglia e rimase divisa in due parti : nel centro-nord era presidiata dai nazisti, nel sud era controllata dagli americani. Mentre i due eserciti si fronteggiavano, una parte della popolazione civile iniziò a reagire: fu così che nacque la Resistenza italiana. La Val Chisone fu teatro di molte battaglie combattute dai partigiani, costretti dal freddo e dalla fame a cercare rifugio nei villaggi sulle montagne, che difesero sempre in modo ostinato. Questi giovani (alcuni non ancora ventenni) seppero trovare la capacità di combattere e lottare come soldati impegnati nella conquista della libertà. Nell’alta Val Chisone, da Perosa Argentina a Sestrieres, le prime bande partigiane iniziarono con il recupero delle armi dai fortini di frontiera abbandonati, dai quali i civili avevano già prelevato le coperte e i viveri. Restavano le munizioni, i moschetti e le mitragliatrici; di fronte a queste nuove armi i giovani della valle rimasero affascinato e si trovarono automaticamente uniti in bande, comandate quasi sempre da più anziani ed esperti. La raccolta di armi durò fino a dicembre. Si formarono molte bande e, da tutti i paesi, partirono dei giovani che volevano iniziare la vita sulle montagne. A Perosa Argentina sorsero due gruppi comandati da Francesco Domenichini e dai fratelli Gay; nella zona di Pinasca un gruppo di ex operai si concentrò attorno a Rocco Gagliano, un comunista; a Roreto nacque il gruppo di media valle capitanato da Fiore Toie ed Eugenio Juvenal; al colle del Sestrieres si costituì (caso unico in tutta l’Italia) una banda formata di soli contadini, boscaioli, maestri di sci,tutti ex militari reduci dai Balcani, comandati da Marcellin "Bluter" ( così chiamato poiché ,un giorno, durante un combattimento, i tedeschi gridarono qualcosa come "Bluter"). La forza della Resistenza nella Val Chisone fu costituita dal fatto che ogni banda aveva delle caratteristiche che la distinguevano dalle altre. Queste differenze fecero sì che, inizialmente, contatti fra le bande fossero molto scarsi. Verso la fine di settembre iniziarono i primi contatti con i comitati clandestini e con i partiti politici. La prima esperienza di come si comportassero i tedeschi e i fascisti indusse le bande di Sestrieres e Roreto e Perosa Argentina a collaborare di più sotto la guida di " Bluter". La formazione si autodefinì "autonoma", superando le divergenze politiche e precisando la propria indipendenza dai partiti politici. La guerra di Resistenza, in Val Chisone fu una "guerra per bande": "guerra" perché questi partigiani cercarono sempre di attaccare il nemico, andandolo a cercare dove si trovava e contrastandolo durante i rastrellamenti; "per bande" perché a condurre questa lotta non furono un partito o comitato.
La vera forza della Resistenza fu il legame di solidarietà e amicizia che legò i componenti di tanti piccoli gruppi. La ragione più profonda per cui la Val Chisone si dichiarò "autonoma " fu proprio per la mancanza di idee politiche ben definite. Nel tardo autunno Marcellin iniziò i contatti con il gruppo di Torre Pellice. La lotta si prevedeva molto dura: l’inverno si avvicinava e nasceva il problema economico-organizzativo e logistico. Non si sapeva come si sarebbe comportata la popolazione di fronte ai pericoli delle rappresaglie. I tedeschi iniziarono una caccia spietata alla banda di "Bluter" che ricevette aiuti economici dal C.L.N (Comitato di Liberazione Nazionale) di Torino . Nel gennaio del 1944 Pinerolo era presidiata da 2000 SS italiane e 300 tedesche. I partigiani potevano trovarsi di fronte alle truppe fresche e ben addestrate. Dopo le prime esperienze parecchi tornarono nelle loro case e quelli rimasti abbandonarono la Val Troncea persi nel vallone di Bourcet. Presero in ostaggio alcuni nazisti; il comando tedesco da Torino chiese la loro restituzione, ma Marcellin, per paura che venissero incendiate alcune borgate, ordinò di far saltare Bec Dauphain, a Meano, ostruendo a valle la strada statale. Con l’istituzione di un posto di blocco in questo punto iniziò il primo periodo di "zona libera ". Nonostante questo i tedeschi riuscirono ad attraversare la valle e circondare Bourcet. Marcellin decise di tentare il passaggio in Val Troncea e, dopo 48 ore, riuscì ad arrivarci senza subire perdite. Verso la fine di maggio le SS lasciarono l’alta Val Chisone ed il territorio libero divenne nuovamente una realtà. La valle fu difesa strenuamente, ci furono molte battaglie, sia in zona (Villaretto, Fenestrelle), che in bassa valle ed in Val Susa, con lo scopo di alleggerire la pressione sulla zona libera. Nel giugno 1944 avvenne il "pronunciamento del Laux", che portò poi alla formazione di un sistema di democrazia militare. La zona libera era presidiata da circa 1600 uomini, ma solo la metà di essi era armata. Nel luglio i tedeschi capirono che era importante mantenere sgombero il valico del Monginevro e quindi dovevano eliminare la minaccia dei partigiani al Sestrieres. Ci furono perciò molti duri combattimenti ed i "figli della valle" vennero circondati da ogni parte. Inoltre i viveri e le munizioni diminuirono sempre di più. Ormai i nemici avevano occupato l’alta Val Chisone e stavano avanzando in Val Troncea, perciò Marcellin prese una decisione: la Brigata si sarebbe dovuta suddividere in tanti gruppi autonomi, che avrebbero cercato di fuggire attraverso le altre montagne. Alcuni partigiani furono catturati, ma molti riuscirono a scappare. Dopo avere saputo dello sbarco anglo-americano in Provenza, che aveva fatto rinascere le speranze, decisero di difendere il Colle Mayt. Dopo vari attacchi il nemico li scofisse e dovettero scendere nella bassa Val Chisone. Nell’agosto 1944 il C.L.N piemontese decise che tutte le forze esistenti nella regione venissero inquadrate in zone territoriali alle dipendenze di un Comando. Così la Brigata Val Chisone divenne prima Divisione Alpina Autonoma Val Chisone, sotto il comando di "Bluter" e fu divisa in due Brigate: la Monte Albergian (con a capo Ettore Serafino) e la Val Dora. I collegamenti tra la sede del comando e le formazioni della pianura avevano sempre attraverso Gran Dubbione o Pra Martino e la Val Lemina. Le bande si spostarono in pianura, mentre il nemico continuò i rastrellamenti nella Val Troncea. Avvennero i combattimenti importanti, che portarono alla distruzione delle bande. I partigiani superstiti non vollero abbandonare la lotta di resistenza, nonostante si preparasse per loro un altro durissimo inverno. Durante i periodi di sbandamento i partigiani poterono contare sull’aiuto della popolazione. Un’enorme importanza ebbero le staffette, giovani donne che compivano lunghi e faticosi viaggi correndo molti rischi. Portavano ordini, informazioni, prelevavano armi e munizioni. Questo lavoro era noto ai tedeschi, che perquisivano le loro case. Tra la fine di gennaio e i primi di febbraio ’45 il Comando della Val Chisone fece una missione in Francia, per prendere contatto direttamente con le forze alleate. Le buone notizie sulle mosse degli alleati fecero sperare ad un’imminente pace. Dopo gli ultimi combattimenti, alla fine di aprire la valle fu completamente in mano ai partigiani, uomini che avevano scelto una strada molto dura, con sacrifici, sangue e morte, ma che l’avevano percorsa fino in fondo, con la speranza di un mondo libero e migliore.

Scopi del libro: Far capire che la Seconda Guerra Mondiale non è stata soltanto campi di concentramento o persecuzioni contro gli ebrei, ma anche Resistenza. Bisogna ringraziare i partigiani per la lotta che hanno fatto, portando poi l’Italia alla Liberazione dai tedeschi.

Giudizio generale: Questo libro è stato molto interessante e mi ha aiutata a capire meglio la vita dei partigiani e la Resistenza. Inoltre l’Autrice, che al tempo dei fatti era ancora bambina, ha saputo trattare molto bene questo tema, esprimendo il suo giudizio dopo essersi avvicinata col pensiero a quelle esperienze.

Giordana Merlo

Schedatura di libro
Titolo: Pensieri sulla resistenza espressi dagli allievi delle scuole della zona.
Autore: Partigiani e ragazzi.
Editore: A.N.P.I. – sezione Perosa Argentina e Valli.

TRAMA: questo libro non ha una vera e propria trama in quanto è una raccolta di testimonianze sulla resistenza nelle nostre valli, espresse da alunni di scuole elementari, medie e medie superiori dei nostri comuni negli anni scolastici 1974-'75 e 1978-'79. Queste testimonianze sono state raccontate ai ragazzi da ex partigiani per far loro conoscere la Resistenza e per trasmettere un messaggio da non dimenticare; così com'è avvenuto nel nostro lavoro di questi tre anni di scuola media: depliant, libro e ipertesto.

Il libro è introdotto da Marcellin, ex Comandante della divisione Val Chisone, che spiega com'è nata la Resistenza nelle nostre valli. In Val Chisone la Resistenza ebbe inizio l'8 settembre e la prima manovra fu quella di far salire al Mauremunt (Fenestrelle) un battaglione del 3° alpini, che poi fallì, e venne svuotato il magazziono militare. Nella notte il gruppo di partigiani si ritirò a Sestriere Borgata presso Don Trombotto: qui prese vita il 1°gruppo partigiano Val Chisone.
Quasi contemporaneamente nacquero dei gruppi partigiani in bassa valle: quello di Roreto, di Perosa, di Inverso Pinasca e di San Bartolomeo.
La Resistenza in Val Chisone si sviluppò, come nel resto d'Italia, con la particolarità di essere "autonoma" cioè senza l'impronta di alcun partito, l'idea dei partigiani era quella di non discutere ma di combattere.
Ci furono combattimenti molto cruenti in alta valle ( Serre Marie, Assietta, Genevris ), in bassa valle ( Perosa, Bourcet, Fenestrelle ), in Val Susa ( Exille, Sestriere, Cesana, Ulzio, Chiomonte ) e in pianura ( Frossasco, Catalupa, Cumiana ). Durante i due anni di Resistenza le nostre valli persero parecchi uomini ad esempio su 34 comandanti, 27 morirono.
Dopo l'introduzione inizia la raccolta di testimonianze dei ragazzi, delle quali non posso fare un riassunto generale, bensì raccontare le frasi, secondo me, più significative.
Alcune frasi prese dalle testimonianze:
- Tutto questo è servito a donare la libertà alle generazioni che sono venute dopo.
- Mio zio fu catturato il 29 marzo 1944 a Praly e fu prigioniero dei tedeschi per ben 14 mesi; fu deportato in Germania nel campo di "Oberatt Mar Sousen".
- Nei campi di concentramento e sulle montagne durante le lotte partigiane morirono molte persone, che oggi sono ricordate dai loro parenti come grandi eroi morti per la Patria.
- La Resistenza è quel termine usato per indicare quei movimenti che si opposero in vari modi alla dominazione nazista durante il 2° conflitto mondiale.
Secondo alcuni ragazzi la Resistenza è stato un fatto tragico ma utile per la nazione.
- La parola Resistenza è una parola che mi fa riflettere; mi ricorda la guerra e il sacrificio che hanno dovuto sostenere i partigiani, le donne e i bambini.
- Grazie ai partigiani e a tutti i nostri caduti sappiamo cosa vuol dire Libertà.
- La Resistenza è stato un muro dinnanzi a tutti gli orrori che si stavano facendo sotto il comando di Hitler e Mussolini.
- La Libertà è un'idea molto grande, riflettendo sul sacrificio che hanno fatto i partigiani, tanti anni fa si capisce che bisogna vivere e amare questa libertà !
- La Resistenza, cioè il movimento di liberazione in Italia, è stata una volontà di combattere, fino all'ultimo sospiro, per la libertà del Paese.
- La Resistenza il cui scopo fu la Libertà, è stata una grandissima conquista, anche se è costata la vita a molte persone che non hanno avuto esitazione a donarla per avere quello che oggi tutti noi roviniamo con la nostra poca buona volontà. Bisognerebbe continuare a vivere in vero modo la "Resistenza" anche oggi.
- Il 25 aprile un ragazzo dice che lo trova molto importante e trova anche molto giusto che sia nata la Resistenza contro l'oppressore, contro la dittatura, per avere la Libertà.
- I partigiani trovarono il coraggio di questa guerra civile combattendo in nome della Libertà.
- La Resistenza è stata un'azione in massa di persone che volevano l'Italia libera dal regime nazista e fascista.
- La Resistenza fu la lotta eroica dei partigiani e del popolo contro i tedeschi e i fascisti che sfruttavano ingiustamente tutti, togliendo ogni diritto di parola e di libertà.
Al fondo del libro c'è anche una poesia scritta da un allievo della Scuola Elementare di Pinasca:

LA RESISTENZA: Non fu sol una pagina di storia
per dare nome a una strada.
Resistenza fu la fabbrica salvata
per il lavoro, furono i campi
puliti dalle mine, le strade
barricate, le case fatte a trincee.
E fu scritto su muri
anche se proibito
gridata per tute le piazze
anche se proibito.
Resistenza è ancora sempre la stessa gente
che si da la mano e muore
e vuole salvare le fabbriche
per il lavoro, vuole
la terra per il contadino,
i campi puliti dalle mine
una volta per sempre,
le porte dei carceri
spalancate alla libertà.
E che non sia proibito leggere
e che non si proibito scrivere
né cantare né lavorare in pace.

R.N. allievo della Scuola Elementare di Pinasca.

Al termine di questo libro viene riportata una serie di fotografie, l'elenco dei caduti, ed anche un breve racconto sulla deportazione e sull’internamento in Germania degli italiani e alcune lettere di condannati a morte.

IMPRESSIONI: secondo me è un libro interessante e significativo, inoltre ha arricchito le mie conoscenze sulla Resistenza.

 Simone Marucco

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Titolo: "Morire a vent’anni per un ideale"
Autore: Giorgio Groppo
Editore: Gribaudo editore
Luogo e anno di pubblicazione: Cavallermaggiore, 1990
Genere letterario: Testimonianze

Trama: Questo libro narra della vita dei partigiani in Val Chisone tra il 1943 e il 1945. L’autore inizia con il capitolo che parla dell’"8 settembre l’inizio della fine", dicendo che l’8 settembre ’43 è stato firmato l’armistizio che poneva fine alla guerra tra l’Italia e gli angloamericani. Da questo momento i tedeschi iniziano ad invadere l’Italia. Per questo motivo in Italia si formarono delle squadre partigiane e si da il via alla famosa Resistenza. C’erano parecchi partigiani che pur di difendere l’unità d’Italia sono morti combattendo contro i fascisti. Groppo continua il suo libro con il "Diario di formazione", che racconta mese per mese tutto quello che facevano i partigiani, e "Dalla guerriglia alla guerra", il quarto capitolo, è in memoria dei combattenti più famosi di queste valli come Enrico Gay, i fratelli Caffer, Mario Costa, Tito Domuntel, Gianni Daghero (Lupo), Giorgio Cotti, Erminio Long, Giuseppe Costanzia, Paolo Diena. La storia del partigiano che mi è rimasta più impressa è quella di Gianni Daghero. Lupo era il capo di una squadra partigiana ed era molto perseguitato dai tedeschi che lo volevano morto. Giulio Bessone ed Erminio Long furono catturati dai fascisti per sapere dov’era il Lupo. Long si rifiutò di dirglielo e così fu ucciso. Bessone allora per paura che uccidessero anche lui li accompagnò dov’era nascosto Lupo con Cotti e Levrino. Appena li sentirono arrivare si nascosero nel fienile. I fascisti, dopo aver perquisito la casa, la incendiarono e Lupo morì. Il libro parla anche della tragedia di Cantalupa, della madre di Mario Groppo che racconta di suo figlio quando è partito per andare partigiano e l’hanno catturato e lei non sapeva più se era vivo o morto. Sono state pubblicate anche le lettere che la madre di Mario inviava a suo nipote per raccontargli il suo dolore. E’ presente anche la testimonianza di Remo Peyrot che è stato deportato a Mauthausen. Ci sono anche delle lettere di partigiani che comunicano alle loro famiglie la loro condanna a morte. L’ultima parte del libro è formata dal discorso del presidente Pertini che racconta delle violenze vere che sono state commesse e di cui nelle scuole non si parla; e una sulla libertà e proprio su questo cita una frase di Voltaire: "Io combatto la tua idea perché è contraria alla mia, ma sono pronto a battermi fino al sacrificio della mia vita perché la tua idea tu possa esprimerla sempre liberamente".
Scopi più evidenti del libro: far capire alle persone gli errori che sono stati fatti e quindi indurle a non ripeterli.

Giudizio: ottimo. Mi ha aiutato a capire più a fondo cosa voleva dire combattere per la Resistenza.

Michela Mulineris

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TITOLO: "La resistenza taciuta."
AUTORI: Sono 13 interviste raccolte da Anna Maria Bruzzone e Rachele Farina.
EDITORE: La pietra.
LUOGO E ANNO DI PUBBLICAZIONE: Milano 1976.
GENERE LETTERARIO: E’ una raccolta di interviste a delle donne che hanno partecipato alla lotta antifascista durante la guerra di liberazione. Erano quasi tutte donne appartenenti a famiglie proletarie e contadine che erano comuniste o socialiste. Questo libro è una raccolta di biografie delle intervistate.
PERSONAGGI PRINCIPALI: Rosanna Rolando, Nelia Benissone, Alpina Caviglione, Teresa Cirio, Anna Ginonni, Elsa Oliva, Tersilla Fenoglio, Rita Cuniberti Martini, Maria Martini, Lucia Canova, Maria Rovano, Lidia Fontana e Rita Reinarone.
LUOGHI IN CUI SI SVOLGONO I FATTI: Tutte le intervistate abitavano in Piemonte durante la resistenza. Molte di loro si spostavano da un paese all’altro. Le provincie in cui la maggior parte di loro viveva erano: Torino, Asti, Cuneo, Novara e Vercelli.
EPOCA IN CUI SI SVOLGONO I FATTI: Le intervistate hanno combattuto nella lotta partigiana e raccontano il periodo che va dal 1900 al 1976. Molte donne raccontano sia la Prima Guerra Mondiale che la Seconda.

BREVE TRAMA: Nella resistenza non hanno solo combattuto uomini come si dice sempre ma anche le donne. La maggior parte di loro non andava a lottare in montagna ma teneva i collegamenti tra CLN e le bande partigiane. Era un lavoro rischioso che metteva in pericolo la vita delle staffette. Si chiamavano staffette proprio perché dovevano "correre" di qua e di là a portare messaggi molto importanti ai partigiani, ai partiti e al CLN di Milano. I CLN (comitati di liberazione nazionale) erano inizialmente due: uno a Milano e l’altro a Roma. Poi si articolarono i comitati regionali, provinciali,…e a Torino soprattutto nelle fabbriche si formarono i CLN aziendali. Molte staffette ogni settimana andavano fino a Milano con del materiale nelle borse con doppio fondo e passavano davanti a nazisti e fascisti.
Le donne portavano la roba da vestire, da mangiare ai partigiani, lavavano i loro abiti e curavano moltissimi civili e partigiani. Oltre alle staffette, c’erano anche le donne che organizzavano gli scioperi delle fabbriche. Gli scioperi incominciarono a Torino e si diffusero poi in tutta la regione. Inizialmente le donne politiche non scioperavano a fini politici ma dicevano alle operaie che si scioperava per avere un salario più alto. Le donne nella resistenza non erano molte ma il loro contributo lo davano. Molte di loro quando venivano catturate subivano ogni forma di ingiustizia e violenza: venivano violentate, torturate e picchiate. Ma le più forti non parlavano. C’erano poi delle donne che portavano notizie o viveri o altre cose ai partigiani che venivano catturati. In montagna invece, c’erano poche donne perché non sempre venivano ammesse dai compagni che le consideravano più deboli e le sottovalutavano. Mi ha colpito molto una donna che aveva deciso di andare a combattere in montagna con le armi. Lei raccontava che quando doveva fare la guardia non aveva paura, anzi, talvolta era più coraggiosa dei compagni. Anche un’altra testimonianza di una donna partigiana mi ha colpito molto. Un giorno era andata giù in paese e aveva preso il treno e lì un fascista, che era stato preso dai partigiani e poi lasciato libero, aveva riconosciuto quella partigiana. Con altri fascisti l’hanno presa e portata in una scuola abbandonata. Lì l’hanno interrogata e violentata. La picchiavano col moschetto e col nerbo di bue ma non parlava. Quando è stata liberata e stava meglio ha organizzato delle ragazze che cucissero vestiti per i partigiani. Dopo un po’ di tempo viene a sapere che il suo fidanzato è morto combattendo. Lei si lascia andare e i compagni non la lasciavano ne’ lavorare ne’ andare in giro. Si è "buttata" nel lavoro e poi si è ammalata. Non poteva più muoversi ma aveva una buona memoria. Nell’ospedale tutti le volevano bene, soprattutto Rita, un’infermiera molto brava. Solo una suora non la considerava molto bene. In quel periodo tutte le donne partigiane venivano considerate male e bastava che una facesse qualcosa di brutto e la colpa cadeva su tutte. Dopo un po’ di degenza un ospedale, quella donna va abitare con Rita, l’infermiera antifascista più brava. Siamo nel 1947 e questa donna era in gravi condizioni: era paralizzata e aveva solo una trentina d’anni. E’ morta pochi mesi dopo l’intervista. Le donne erano sottovalutate e secondo gli uomini dovevano fare solo certi lavori. Le donne venivano escluse dalla politica. Mi ha colpito molto una frase di Nelia Benissone che dice: "Tanto gli uomini sono pieni di loro, tanto le donne preferiscono tacere". Non c’erano molte donne nel partito comunista; ce n’erano due e quando andavano nei paesi dove c’erano soprattutto donne, queste non uscivano e rimanevano dietro le finestre. Il diritto di voto l’hanno avuto perché hanno lottato. Le donne operavano soprattutto in città. Molte nascondevano partigiani, Inglesi o Russi in casa rischiando la vita. Anche i bambini aiutavano a modo loro. Un’intervistata dice che aveva visto un bambino mentre metteva una bomba sotto un carro armato, quatto quatto. A scuola l’educazione e l’orientamento politico degli allievi dipendeva anche dell’insegnante. I partigiani durante la resistenza si aspettavano un dopo guerra migliore di quello che c’è stato. Volevano un’Italia libera dai tedeschi e dai fascisti loro schiavisti, volevano un ’Italia democratica e non troppi diritti ai più ricchi.
Un ‘intervistata dice che lei avrebbe preferito morire prima della liberazione perché tutti sognavano un futuro migliore da quello veramente avvenuto.
Molte donne dopo la liberazione non hanno voluto né gradi militari né soldi perché dicono che l’hanno fatto per liberare l’ Italia.
Altre persone, invece, hanno aiutato solo alla fine e hanno accettato riconoscimenti: gradi militari e soldi.
Quasi tutte le intervistate facevano parte del partito comunista e di quello socialista.
Erano tutte giovani e la maggior parte senza figli e mariti.
Hanno tutte combattuto anche nel dopoguerra per la parità tra uomini e donne.

SCOPI PIU’ EVIDENTI DEL LIBRO: Secondo me Anna M. Bruzzone e Rachele Farina hanno deciso di raccogliere queste testimonianze perché nei libri di Storia se ne parla poco e quel che c’è riguarda gli uomini.
Hanno intervistato queste donne perché si capisca cosa è veramente successo nella resistenza.
Molte persone infatti sono della resistenza solo in linea di massima.
Gli intervistatori hanno trascritto l’intervista così com’era, senza cambiare né il contenuto né la forma perché quest’ultima trasmette all’interlocutore le emozioni del narratore.
Hanno anche trascritto queste testimonianze perché pian piano i superstiti diminuiscono sempre di più e il ricordo se non viene scritto scompare. Molte intervistate non avevano mai raccontato la loro guerra partigiana perché preferivano tacere se nessuno non le intervistava.

GIUDIZIO FINALE: Questo libro è stato molto interessante da leggere e mi hanno appassionato molto alcune interviste.
Mi è servito ad approfondire molti aspetti e a capirli, ad esempio non sapevo dell’esistenza dei CLN e dei GAP e delle SAP. Queste organizzavano gli scioperi nelle fabbriche e nelle città. Il libro usa un linguaggio molto facile che rende più comprensibile il testo e i fatti.

Ilenia Rostaing

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La Resistenza italiana

Il movimento fascista prese il potere nell'ottobre 1922 quando, dopo la "Marcia su Roma", il Re Vittorio Emanuele III di Savoia affidò a Benito Mussolini il ruolo di capo del Governo.
Da allora vennero negate molte libertà è si instaurò un regime totalitario. L'opposizione politica al fascismo scomparve: molti furono uccisi (Matteotti, i fratelli Rosselli, Don Minzoni) oppure incarcerati (Gramsci) o mandati all'estero o al confino.
Per un ventennio il fascismo rimase al potere e si schierò con altri regimi autoritari europei: collaborò in Spagna con Franco e si alleò con la Germania di Hitler. Quest'ultimo, il 1° settembre 1939, invase la Polonia (sotto la protezione di Inghilterra e Francia) e iniziò così la seconda Guerra Mondiale. L'Italia entrò in guerra, alleata della Germania e del Giappone, il 10 giugno 1940. Le truppe italiane erano impegnate in Egitto, Libia e in Abissinia mentre Hitler invadeva la Grecia e la Jugoslavia. Nel novembre 1942 avvenne lo sbarco anglo- americano in Algeria e in Marocco. Le truppe italiane capitolarono nell'Africa nel maggio 1943, prima dello sbarco siciliano.
Il 6 luglio 1943 ci fu lo sbarco delle armate anglo- americane in Sicilia, aggravando la crisi del regime fascista. Infatti la sera del 24 luglio del 1943 si radunò il Gran Consiglio del fascismo. Dopo 9 ore di discussione con la "mozione Grandi" il Duce venne messo in minoranza. Il giorno dopo il Re Vittorio Emanuele III incontrò Mussolini, gli chiese le dimissioni e lo fece arrestare. L'incarico di capo del Governo fu affidato al Maresciallo Pietro Badoglio. Molti italiani speravano che la guerra finisse ma non fu così. Adolf Hitler non si fidò del Re e iniziò l'invasione dell'Italia. A fine luglio 1943 il Governo decise di avviare contatti con le nazioni avversarie (U.S.A. e Gran Bretagna) per trovare un accordo che evitasse le dure sanzioni del dopo conflitto se avessero vinto i "nemici". Il 3 settembre 1943 si conclusero queste trattative per gli accordi tra l'Italia e le nazioni alleate (U.S.A. e GB) per l'armistizio che doveva essere segreto. L'8 settembre l'armistizio fu reso pubblico dal comandante delle forze armate alleate. Intanto il Re e parte del Governo erano fuggiti a Brindisi, sotto il controllo anglo- americano. L'abbandono del comando supremo militare provocò decisioni autonome dei comandi delle singole armate. Molti militari italiani venivano catturati dai nazisti e altri aderirono poi alla Repubblica Sociale Italiana che, come si vedrà, fu fondata da Mussolini e guidata da Hitler. Gli sbandati del nord in parte tornarono ai loro paesi d'origine, in parte salirono in montagna a formare le prime bande partigiane. Inizia così la Resistenza. I partigiani erano semplici cittadini, soldati ma soprattutto ufficiali del disciolto esercito e attivisti dei partiti antifascisti. Nacquero così le prime le prime brigate "Giustizia e Libertà", "Garibaldi", "Matteotti" e "Autonome". Ognuna si divideva a seconda del colore politico che le ispirava. Le Brigate Giustizia e Libertà si ispiravano al partito Comunista ed erano le più numerose. Le Brigate Matteotti, invece, erano organizzate dal partito Socialista e quelle Autonome non avevano un gruppo politico a cui ispirarsi. C'erano anche le Brigate Cattoliche che erano organizzate dalla DC. Le nuove Brigate Partigiane furono incorporate nel Corpo Volontari della Libertà (CVL) comandato da Ferruccio Parri. I comitati delle opposizioni si chiamarono CLN: Comitati di Liberazione Nazionale e divennero gli organi politici della Resistenza. Nelle fabbriche si formarono poi i CLN Aziendali. Il CLN di Milano, poi chiamato CLNAI (Alta Italia), formò anche un Comitato Militare per le azioni militari partigiane. Mussolini era stato liberato il 9 settembre 1943 dai nazisti sul Gran Sasso. Andò "a far visita" a Hitler che gli ordinò di formare un altro stato fascista. Il 23 settembre 1943 formò la Repubblica Sociale Italiana sul lago di Garda a Salò. Questa fu riconosciuta da Germania e Giappone. La RSI promulgò bandi di arruolamento obbligatorio per i giovani nati nel 1925. I giovani che vi aderirono furono pochi. Sempre nello stesso periodo si verificarono importanti scioperi nel nord Italia.
Gli scioperi iniziarono a Torino il 15 novembre. Inizialmente i motivi erano quelli di migliorare le condizioni di vita degli operai e poi diventarono politici.
Pian piano, infatti, si divulgarono in tutto il settentrione. Nelle città operavani i GAP e i SAP ( Gruppi di Azione Patriottica); operavano nelle città più grosse e i loro principali obiettivi erano : attentati a militari nemici , eliminazione di collaborazionisti e dei nazisti, recupero di armi, distruzione di punti di collegamento strategici e danneggiamento dei mezzi di comunicazione usati dai nemici.
I tedeschi compirono molte rappresaglie contro i partigiani; ad esempio nel dicembre 1943 furono fucilati i 7 fratelli Cervi, e a Roma il 16 ottobre '43 furono deportati dal Ghetto Ebraico oltre 2.000 ebrei.
Altri scioperi intanto si verificarono nel marzo 1944 e molti operai furono deportati.
A Roma l'azione partigiana maggiore fu quella di "Via Rasella" dove venne attaccato un reparto di SS : i nazisti uccisi furono 32, i feriti, 38. La reazione nazifascista fu durissima: dopo saccheggi ed altre ingiustizie contro i civili, il 25 marzo, Kesserling diede l'ordine a Kappler di uccidere 10 italiani per ogni nazista ucciso. 335 persone furono prelevate e portate nelle cave delle " Fosse Ardeatine" e lì furono uccise con un colpo alla nuca. Nella primavera del '44 ci furono moltissime rappresaglie : per esempio la Borgata Pons di Pomaretto, che abbiamo analizzato nel nostro libro.
I partigiani liberarono tante città con l'aiuto degli Alleati che risalivano la penisola. I tedeschi organizzarono la propria difesa con un fronte sull'Appennino, chiamato " Linea Gotica". Nell'autunno '44 gli attacchi partigiani aumentarono. Vivevano in montagna, nelle "baite" dove si rifugiavano. Oltre a loro c'erano anche le staffette. Non sempre vivevano in montagna ma svolgevano compiti molto importanti : portavano ordini, lettere, documenti e giornali clandestini dei CLNAI e dei CVL alle formazioni in altura. Nascondevano il materiale sotto gli abiti e passavano poi davanti ai nazifascisti.
Nell'autunno del 1944 furono liberate alcune zone montane e non, dai partigiani che vi fondarono delle piccole Repubbliche, tra le più famose quella dell'Ossola, che però, poi, caddero.
L'inverno del 1944 fu il più duro. Nell'ottobre 1944, infatti, gli alleati non avanzavano prevedendo un duro inverno e i nazifascisti continuavano le loro rappresaglie contro le maggiori "sacche" della Resistenza. Il 29 settembre, a Marzabotto, i nazisti al comando di Reader attaccarono i partigiani, che resistettero. Iniziò il massacro dei civili : furono distrutte e bruciate case, cimiteri, chiese, fucilati anziani, donne e bambini. Molte donne furono violentate . I morti furono 1830!
Il 13 novembre '44 il generale alleato Alexander invitava i partigiani a smobilitare perché sarebbe stato un duro inverno. Nel suo proclama si annunciava che era finita la campagna estiva, che l'inverno non avrebbe consentito modifiche sul fronte e che non si sarebbero potuti effettuare altri aviolanci da parte alleata.
Alla fine questo proclama provocò problemi di disorientamento anche se quasi tutti i partigiani lo respinsero.
Il terribile freddo, i rastrellamenti tedeschi e la scarsità di viveri causarono gravi problemi ai partigiani. Fu un duro inverno. All'interno delle bande, spesso, sorgevano problemi di tipo pratico. In Piemonte e in Val d'Aosta, erano tante le bande che dovevano varcare il confine rifugiandosi nelle Valli francesi o svizzere. Nei duri mesi di gennaio e febbraio, i partigiani si riorganizzarono, aiutati dalla popolazione. Questa, durante la Resistenza, fu molto importante. Ad esempio quando i partigiani scendevano a valle per cambiarsi o prendere vestiti puliti e rifornimenti, la popolazione stendeva delle lenzuola o dei grossi panni così che loro potessero passare senza essere visti dai nazifascisti. La popolazione era formata soprattutto da donne e bambini perché gli uomini o erano partigiani, o erano repubblichini, o erano deportati nei vari Lager nazisti come Auschwitz, Mauthausen, Dachau, o internati in campi di lavoro.
Le donne, soprattutto quelle più giovani, erano staffette. Non tutte partecipavano attivamente, ma anche passivamente. Qui, in Val Chisone e Germanasca, una delle staffette più conosciute è stata Lauretta Micol. Durante la Resistenza aveva 18 anni. Oggi non tutti i ragazzi di quell'età farebbero le cose che aveva fatto lei in quell'epoca, anche perché molte situazioni sono cambiate.
Laura lavorava negli uffici della RIV a Pinerolo, e quindi viaggiava tutti i giorni con la bici o sul treno che allora partiva dal Terminal di Perosa Argentina. Approfittava di questi viaggi per portare delle cose ai partigiani : messaggi, cibo, armi. Il suo ragazzo era un partigiano, Gino, uno dei fratelli Genre. Era stato catturato dai fascisti e veniva tenuto, con dei compagni, in prigione a Pinerolo, come ostaggio. Quando ci fu uno scontro in pianura, decisero di fucilare 7 partigiani a Ponte Chisone (Pinerolo), tra questi morirono anche i fratelli Genre, Gino e Ugo, il 10/3/1945 ( "Squadra Tetu"). Anche per questo Lauretta Micol non si sposò mai.
Dopo i duri mesi dell'inverno, già ai primi di febbraio la lotta tornò ad intensificarsi. Le bande partigiane ricominciarono ovunque ad attaccare il nemico. In molte località settentrionalii partigiani si ripresero e attaccarono i nazifascisti che vennero sconfitti. Nel mese di marzo quasi ovunque divampò la lotta sulla base degli attacchi dei partigiani. Molti ponti furono fatti saltare per interrompere i rifornimenti ai nazisti e anche gli alleati cominciarono l'azione definitiva con raid dell'aviazione che bombardavano città, ponti, ferrovie, fabbriche militari, o che venivano usate anche a scopi bellici.
Proprio in questi mesi fu chiaro che per il buon esito del conflitto, bisognava definire dei piani di insurrezione nelle varie città. Bisognava stendere programmi che dovevano dirigere, allo scoccare dell'ora "X", la rivolta popolare. I piani avevano dei denominatori comuni e delle regole fisse. Dovevano andare bene alle specifiche esigenze locali. Vennero eletti dai CLN cittadini i vari responsabili. Intanto nelle città ci furono scioperi nelle grandi fabbriche. A Torino il 18 aprile ci fu lo sciopero più grande.. Si bloccarono le fabbriche e si tenne un comizio. La manifestazione fu poi sciolta da un autoblindo.
"ALDO DICE 26X1" : alle ore 19 del 24 aprile il Comitato Regionale Piemontese disse la parola d'ordine : voleva dire " attaccate alle ore 1 del 26 aprile". Dalle fabbriche uscirono squadre armate di operai e partigiani. Iniziò l'attacco alle caserme e ai presidi militari. Il 25 aprile, il Gen. Heinhold fu costretto a trattare con il CLN di Genova e accettò le condizioni imposte, firmando la resa senza condizioni.
Anche in Piemonte la popolazione insorse tra il 24 e il 25, Torino il 25. Gli operai, i GAP e le SAP occuparono le fabbriche e le difesero. I tedeschi li attaccarono ma furono respinti.
I nazifascisti annunciarono di lasciare la città, in cambio dell'incolumità. Le divisioni che avevano liberato Biella, il Monferrato, il Canavese si stavano dirigendo a Torino, quando, in seguito a contrasti tra il Col. Inglese Stevens ed il CMRP, si fermarono. Per fortuna il Comandante dell'8 zona partigiana, Pompeo Colajanni, ( Barbato) chiese subito spiegazioni, e, mentre le attendeva, fece comunque avanzare le sue truppe verso Torino. Il 26 aprile, nel pomeriggio, giunse la risposta che diceva che l'ordine era falso, e bisognava arrestare coloro che l'avevano diffuso.
Il giorno seguente Torino era libera. Milano venne liberata il 25, il Veneto il 1 maggio. Mussolini fu fucilato sul Lago di Como e Hitler si uccise nel suo bunker.
L'Italia ha pagato un grosso contributo di sangue per la libertà di cui oggi godiamo.
I partigiani uccisi in tutto furono 35.828 e i civili uccisi per rappresaglia dai nazifascisti furono 9980.
Un tributo di sangue che non potrà né dovrà essere dimenticato.

BIBLIOGRAFIA:
"ANPI : 25 APRILE 45 con la libertà, la pace"
"La Resistenza Taciuta" di Bruzzone e Farina.

Ilenia Rostaing

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