INQUADRAMENTO PEDAGOGICO |
Essendo un elaborato realizzato esclusivamente da ragazzi di III Media,
logicamente richiede alcuni ulteriori approfondimenti , soprattutto dal punto di vista PEDAGOGICO, ma non solo questo:
luso dellinformatica permette di far conoscere queste valli ed i loro problemi
ad un più vasto pubblico, permette inoltre ai ragazzi di approfondire e spaziare tutto
ciò che per motivi di editoria e di tempo non avevano potuto fare col libro. E uno
stimolo in più a FARE, a SFORZARSI per dei valori in cui credono. Ogni ragazzo ha
collaborato, nessuno si è tirato indietro, e questa è sicura testimonianza di
unattività estremamente importante di collaborazione tra scuola, mondo esterno,
mondo del lavoro, Enti e Associazioni Locali, Istituzioni, Parlamentari...
Si spazierà quindi su varie tematiche: I METODI DELLEDUCAZIONE SCUOLA ATTIVA; IL RINASCIMENTO E LA RIFORMA dal punto di
vista PEDAGOGICO; LILLUMINISMO, LE VALLI VALDESI e le loro scuole, I RIFUGI
ANTIAEREI, LINTERAZIONE INDIVIDUO-AMBIENTE-SOCIETA; il concetto di LIBERTA, di RESISTENZA, RESISTENZA
CONTINUA; EDUCAZIONE ed EDUCAZIONE
PERMANENTE; IL MONDO DEL LAVORO; LO SPOPOLAMENTO DELLE MONTAGNE; I RAPPORTI CON GLI ENTI
PUBBLICI E LOCALI; INTERVISTE E DIARI DI GUERRA; BOMBARDAMENTI e CAMPI DI STERMINIO;
LIBERTA e DEMOCRAZIA...
DALLA PREFAZIONE DI GIANNI OLIVA AL TESTO SCRITTO DAI RAGAZZI:
PAG.6 "METODO ANTICO DELLEDUCAZIONE":
Nellantichità i metodi educativi classici erano basati sullAUTORITA
, intesa nella sua forma più esplicita : botte, violenza fisica, ambiente tetro...
Lavvento del Cristianesimo comportò un mutamento radicale della morale umana e, con
questo, il rinnovamento totale dei metodi educativi stessi, in quanto fornì alluomo
la consapevolezza dei suoi limiti, dei suoi fini, della sua responsabilità verso Dio.
Luomo viene ad essere concepito come portatore di un valore infinito : Dio stesso si
è sacrificato per luomo e per questo sacrificio la persona umana è stata resa
degna di far parte eterna del Regno di Dio. La vita umana acquista questo valore infinito
proprio perchè non è compiuta sulla terra, ma continua, rinasce nel regno di Dio. Per i
Cristiani , il Cristianesimo è dottrina rivelata : la Verità stessa che si rivela.
Cristo stesso si è posto come modello di perfezione. Lideale di ogni cristiano è
la sua imitazione.
Nel suo insegnamento, Gesù ha introdotto lamore, lamore per il discepolo.
Ecco che troviamo, alla base dellatto educativo, lamore che trasforma
intimamente leducazione stessa.
E dunque il Cristianesimo che introduce per primo nellatto educativo, il
rapporto di amore. E grazie alla forza dellamore che il maestro riesce a
vincere la resistenza del discepolo, e così pure non si può seguire lesempio del
maestro, se non amandolo. Perciò il Cristianesimo introduce una partecipazione ATTIVA
delleducando, chiamato dallamore a partecipare egli stesso allopera
educativa.
Per ciò che riguarda il "metodo" educativo, Cristo usava le
"parabole", cioè un discorso adatto ai semplici, al popolo, fatto di situazioni
e immagini a loro familiari.
Crolla, in questo modo,la concezione educativa fondata sulla pura autorità. Nasce il
concetto di LIBERTA' dellindividuo
che diviene il protagonista attivo della sua educazione. Mutamento quindi nella concezione
educativa, intesa prima come vincolo della sudditanza del discepolo al maestro, in "
servizio" reso dal maestro al discepolo, che diviene il soggetto attivo. E un
rivoluzionamento della scala di valori sociali e morali fino allora sfruttati.
Lideale cristiano, però, non fu sempre seguito; per molto tempo ancora,
lautorità, larbitrio, la forza restarono i cardini delleducazione.
Con il RINASCIMENTO e la RIFORMA PROTESTANTE nuovi colpi vennero inflitti contro il
metodo educativo violento, anche se si può ancora parlare solamente di "intuizioni
sparse" di attivismo pedagogico, a cui manca un principio organizzativo.
LAttivismo vero e proprio è nato recentemente e tra i suoi più vicini precursori
troviamo l ILLUMINISTA ROUSSEAU e PESTALOZZI
ROUSSEAU E PESTALOZZI
Il tentativo di rivoluzione metodologica dellinsegnamento e dellEDUCAZIONE prese le mosse da Rousseau
(1712-/1778) e , in seguito ai lavori del Dewey, che approfondiremo più avanti, si è
velocemente propagato nella nostra società contemporanea.
Seguendo il principio della bontà originaria delluomo, Rousseau introdusse nella
pedagogia il sentimento , gli affetti, la Natura. Questi dovranno essere i fondamenti alla
guida delluomo se lamore e non lodio dovranno essere nel
mondo.Leducazione deve prendere legge dalla natura che fa tutto bene :
leducazione naturale significa "sviluppo spontaneo", liberarsi di tutto il
peso della civiltà e della cultura, significa semplificarsi. Leducatore non si deve
imporre, nè deve imporre leggi e regole, deve solo permettere che il corso della natura
delleducando si possa compiere secondo il naturale cammino. Anche lambiente
educativo sarà nuovo, lontano e isolato dalla vita sociale, posto in campagna. Il bimbo
crescerà come una pianta, leducatore baderà solo affinchè nulla possa deviare il
corso normale, il naturale cammino della natura delleducando.
Leducazione negativa, o naturale, roussoiana ( contrapposta a quella positiva che
ammette lintervento delleducatore), ha il grande pregio di aver promosso
lattività spontanea dellalunno, ma molte sono le critiche da fare.
Il pensiero pedagogico di Rousseau si fonda sul presupposto sbagliato della bontà
originaria delluomo, per cui il fanciullo, lasciato a se stesso, sviluppa solo a
buon fine le proprie inclinazioni. Ma è, ripetiamo, un presupposto errato, basato su un
concetto di libertà che non corrisponde alla realtà delluomo. Infatti egli non è
nè libero, nè buono, quando è in balia dei propri istinti naturali, ( la Riforma aveva
accentuato il pessimismo antropologico ) perciò, seguendo listinto, luomo non
è in grado di formarsi un carattere, di acquisire il senso del "dovere", una
morale, in pratica. Una morale non soggettiva ma elevabile a norma universale.
E un tipo di educazione che non abitua allo "sforzo", necessario ad
educare la volontà ed il carattere. Più avanti vedremo infatti limportanza dello
sforzo, secondo i principi educativi attivisti: "Il vero sforzo ed il vero interesse
non possono stare luno senza laltro" ( Ferrière 1879-/).
Pestalozzi ( 1746-/ 1827) stesso, pur proseguendo sulle orme di Rousseau, apportava molte
critiche al principio metodico generale da lui iniziato. " Unistruzione è vera
ed educativa solo quando proviene dallattività stessa dei fanciulli.
Leducazione è processo autonomo , ma il suo punto di partenza non è
l"uomo astratto", ma lindividuo nella pienezza dei suoi rapporti
familiari e sociali. Il centro delleducazione naturale è la famiglia cui la scuola
deve conformarsi". Vediamo infatti che la libertà naturale della persona deve essere
legata alla sua funzione sociale. Rousseau affermava
"bisogna scegliere tra il fare un uomo o un cittadino, poichè non si può fare
luno e laltro insieme". Pestalozzi obiettava che il fanciullo deve
divenire un utile cittadino. Egli affermò che ogni educazione che non si ispiri alle
condizioni concrete in cui luomo deve operare " deve essere considerata in
contrasto con una buona e umana educazione pratica come una deviazione dalle leggi della
natura...come un impedimento alla formazione di me stesso, alla mia preparazione
professionale, alleducazione al dovere come una rinuncia...".
Dunque Pestalozzi ha avvertito limportanza del lavoro e cioè che il lavoro fa parte
dellessenza umana , e anche limportanza della formazione dei giovani in
comunità e non in solitudine, perchè la vita della scuola si svolga in armonia con
quella della famiglia e della società.
Ancora contro Rousseau, Pestalozzi sottolinea limportanza della madre come prima
naturale educatrice del bambino. La DONNA, quindi, conserva un diritto
allistruzione pari alluomo, anzi, come madre e sposa, diventa il centro della
famiglia radunando intorno a sè , in forza dellamore, i figli ed il marito. Come il
bambino trae i sentimenti di amore e gratitudine e la coscienza del dovere in
quellintimo e diretto rapporto col padre e la madre e non dallarido e astratto
insegnamento scolastico, così luomo può trarre la verità solo
dallesperienza concreta della sua vita che lo pone a contatto dellumana natura
: " dallinterno della mia natura si dispiega questa verità". Luomo
non può essere veramente tale se non nella concretezza della sua vita, del suo lavoro,
delle sue relazioni sociali. Così leducazione PROFESSIONALE non può bastare a se
stessa, ma deve integrarsi in uneducazione veramente umana.
Per molto tempo ancora, quasi tutto il secolo XIX, la scuola rimase in gran parte estranea
al movimento attivista, legata alla tradizione, ispirata a rigide formule, agli schemi
didattici del POSITIVISMO.
Sulla base delle premesse storiche finora esposte non possiamo non entrare nel dibattito
pedagogico del nostro secolo , tra SCUOLA ATTIVA E SCUOLA TRADIZIONALE.
per avere una visione ingrandita, clicca sulle immagini

SCUOLA ATTIVA E TRADIZIONALE
Abbiamo visto come il compito dellinsegnante sia stato sovente limitato alla
funzione di dare delle idee agli alunni, ridotti ad ascoltare e obbedire. Il maestro era
ritenuto lunico depositario della conoscenza , e poteva assolvere il suo mandato
adottando una disciplina determinata da un principio dordine esteriore. Abbiamo
anche già detto che il tentativo di rivoluzione del metodo che prese le mosse da
Rousseau, venne ripreso e approfondito più tardi, da DEWEY riscuotendo consensi nella
società contemporanea.
In questa nuova concezione , il principio di " scuola attiva", il mondo
dellalunno, e non quello del maestro, è il centro della gravitazione della PEDAGOGIA.
Naturalmente non si tratta di lasciar fare ad ognuno quel che gli piace, ma di far
lavorare gli alunni in condizioni tali che si liberino da tutti gli ostacoli per poter
progredire, da soli, ed acquisire così la soddisfazione di imparare a sviluppare le
proprie facoltà. Alle abitudini si contrappone loperare : si agisce infatti quando
si è interessati e persuasi. Bisogna dare importanza al giovane, considerandolo come
attore e non come spettatore. Il maestro non "fa lezione", ma aiuta
lalunno con indicazioni adatte, aiutandolo a trovare la tecnica per risolvere i
problemi che lo interessano. Si tratta di creare situazioni capaci di permettere
allalunno di costruire personalmente , mettendogli a disposizione il materiale
adeguato per la sua ricerca, e vigilando landamento del suo processo intellettuale.
Il maestro diventa il consigliere e laiutante. La disciplina si trasforma in
AUTODISCIPLINA, perde la caratteristica di " imposizione" esterna, per assumere
il carattere di " ordine" che viene ad essere suggerito dal lavoro stesso, anche
per regolare la collaborazione.
La libertà di scelta è salvaguardata e si concretizza nellassumere le proprie
responsabilità, diviene AUTO-EDUCAZIONE.
AUTO-EDUCAZIONE
Lautodisciplina, in questo caso, concepita pure come "AUTO-EDUCAZIONE ",
permette di orientarsi con sicurezza verso le proprie mete, vincendo di volta in volta gli
ostacoli che si incontrano. Lautoeducazione, in pratica, è un processo che dura
tutta la vita, è EDUCAZIONE PERMANENTE in quanto è la capacità di poter guidare se
stessi; anche da adulti; essa è alla base dellattivismo in generale.
Secondo le concezioni attiviste, infatti, lautoeducazione viene ad essere una
cooperazione attiva del ragazzo al processo educativo, per il quale è necessario porre
laccento sul momento della LIBERTA',
intesa come interesse.
Naturalmente viene a nascere il problema del contrasto tra libertà ed autorità. Nè
luna, nè laltra, però, vengono soppresse. Lautogoverno pone una
soluzione :" leducazione morale, come quella intellettuale deve esercitarsi non
dal di fuori al di dentro, mediante lautorità imposta, ma dal di dentro al di
fuori, ossia mediante lesperienza e la pratica graduale del senso critico e della
libertà. Basandosi su questo principio, alcune scuole nuove hanno applicato il sistema
della "repubblica scolastica", lAssemblea generale, formata dal direttore,
dai professori, dagli allievi costituisce la direzione effettiva della scuola. Il codice
delle leggi è fatto da essa..." ( Ferrière).
Il maestro che si offre come strumento facilita il formarsi di una situazione educativa in
cui le esperienze si svolgono liberamente, esprimendo gli aspetti positivi o negativi che
le costituiscono. E possibile trarre esperienza dallerrore, autodisciplinarsi
per riuscire meglio ed avere a disposizione qualcuno che sappia interpretare e capire le
proprie esperienze. Il maestro è colui che , rispettando le tendenze particolari di
ognuno, fornisce tutti quegli elementi di carattere culturale che sono utili per uno
sviluppo completo dellessere, e li fornisce, logicamente, in modo adeguato alle
capacità di ognuno.
DEWEY (1859/ 1952)
Il maestro non "trasmette" delle verità ma assiste al loro nascere ,
collaborando alla nascita stessa.
In "Scuola e Società" Dewey scriveva "Nelle scuole tutto attesta la
dipendenza di una mente dallaltra, quindi passività, assorbimento... Perchè
uniformità di materiali, di metodo, di programmi? Perchè tutto è fondato
sullascoltare. Cè una quantità fissa di risultati e di abilità che i
fanciulli devono acquistare in un tempo determinato... Quando i ragazzi agiscono, si
individualizzano, cessano di essere una massa e diventano esseri nettamente distinti come
li abbiamo conosciuti fuori di scuola".
Vediamo, dunque, due aspetti importanti del pensiero di Dewey : la critica alla SCUOLA
TRADIZIONALE e la concezione del rapporto che dovrebbe esistere tra la scuola, da una
parte, e la vita e lo sviluppo dei ragazzi nella scuola, dallaltra. Secondo Dewey,
infatti, lESPERIENZA non è un insieme di percezioni disgregate, ma è un rapporto
costante che esiste, che si svolge per tutto larco della vita delluomo, tra
questi e lambiente naturale esterno; non viene cioè ad essere una associazione di
unità isolate e indipendenti di stimoli e reazioni, ma un insieme complesso
dellorganismo umano in relazione allambiente in cui vive. In questa
INTERAZIONE tra INDIVIDUO E AMBIENTE il pensiero prende un posto predominante in quanto
" attività umana". Lo svolgimento mentale si realizza quindi nel presente
perchè lindividuo può vivere solo nel presente, e la conoscenza del passato e
della sua eredità ha grande importanza quando rientra nel presente.
Lesperienza PASSATA non va rifiutata a priori, ma bisogna trovare il nesso che
esiste tra i risultati del passato e i problemi del presente. Però, sostiene Dewey, non
tutte le esperienze sono educative, anzi alcune sono educative, altre diseducative (come
quelle fatte in gran parte nella scuola tradizionale). "Come nessun uomo vive e muore
per se stesso, così nessuna esperienza vive e muore per se stessa".
LESPERIENZA sarà quindi un mezzo per agire nel futuro. Vediamo infatti che la
scuola non devessere unIstituzione a sè stante perchè deve preparare i
ragazzi alla vita, ad INSERIRSI ATTIVAMENTE nella SOCIETA in cui vivono e farne
parte in maniera cosciente per contribuire a trasformarla o migliorarla. Ma per essere
"vita" la scuola non deve imporre, come già abbiamo detto riguardo al rapporto
"maestro-scolaro", regole e materie astratte o estranee al ragazzo, o fini a se
stesse. Essa deve scoprire ed entrare nel mondo dei ragazzi, e per far questo deve per
prima cosa capire la natura interna di questo mondo. Il mezzo migliore per penetrarlo è
losservazione del ragazzo quando è immerso nel gioco, o in un lavoro che egli
"sente" suo, di cui "sente" la RESPONSABILITA, E in questo
momento infatti che possiamo vederlo in una serietà tale da accettare tutte le regole e
le condizioni che si impongono in una società, perchè si regoli e si mantenga in piedi
il sistema generale del GRUPPO. E qui infatti che vediamo nascere la "scuola -
laboratorio", fondata sul lavoro e sulla collaborazione.
Prima abbiamo accennato allimportanza dello "sforzo", ecco che lo
ritroviamo come fondamento di questo nuovo tipo di scuola: "lo sforzo concepito come
una tensione della volontà verso quello che manca dinteresse è una anomalia"
(Dewey) " linteresse è la leva che solleva le montagne e suscita lo sforzo
più genuino e fecondo." (Ferrière). In questo caso, dunque, è linteresse per
il proprio lavoro che spinge il ragazzo allo sforzo.
Mentre nella scuola tradizionale i banchi, la cattedra (disposti in ordine fisso), libri
unici per ogni scolaro, sono il simbolo di una "scuola dellascolto e del
silenzio", la scuola laboratorio, senza programmi e metodi elaborati in precedenza,
deve servire da campo di esperienza per la loro formulazione a vantaggio degli studenti.
ILLUMINISMO
Nel XVIII secolo la Francia fu il centro da cui si estese per tutta Europa
lILLUMINISMO, un movimento filosofico che deriva il suo nome dallidea che la
RAGIONE deve portare la LUCE nelle tenebre dellignoranza e della superstizione,
aiutando a costruire una SOCIETA più GIUSTA e più FELICE.
Illuminista è lo sforzo di usare la ragione per LIBERARSI dalle idee accettate solo per
tradizione o perchè IMPOSTE dallALTO, per creare una SOCIETA organizzata
razionalmente, felice, in cui ognuno sia LIBERO.
Queste idee avevano già cominciato a circolare nel Seicento in Inghilterra, Francia e
Germania, e significavano il rifiuto di un POTERE ASSOLUTO che pretendeva di dare ordini
ai sudditi senza fornire loro spiegazioni. Aderire allILLUMINISMO significava anche
proporsi di cambiare i SISTEMI POLITICI, perchè i GOVERNI fossero controllati nelle loro
azioni, di ridurre fortemente il peso delle Chiese , perchè, con il loro insegnamento,
non spingessero gli uomini allINTOLLERANZA (V. DEMOCRAZIA) e al fanatismo, di mutare
i METODI DINSEGNAMENTO (in genere affidati agli ecclesiastici), per arrivare a
formare PERSONE RAGIONEVOLI e AUTONOME.
Bisognava trasformare radicalmente la società: non più predominio nobiliare e privilegi
al CLERO, ma LEGGI UGUALI per tutti.
In Francia operavano i principali scrittori politici illuministi : il barone di
MONTESQUIEU ( 1698/ 1755) e ROUSSEAU (1712/ 1778).
Il primo sosteneva che il GOVERNO migliore fosse la Monarchia Parlamentare inglese,
perchè i TRE POTERI POLITICI che costituiscono uno Stato, erano SEPARATI (STATO DI
DIRITTO).
ROUSSEAU riteneva che neppure questo bastasse, tutti, secondo lui, devono contribuire in
eguale misura a FORMARE LE LEGGI, perchè la SOVRANITA appartiene al popolo
(SOVRANITA POPOLARE): occorre dunque che TUTTI I CITTADINI abbiano UGUALI DIRITTI
POLITICI, e che ognuno accetti le Leggi che la MAGGIORANZA ha approvato.